Al TEF il progetto di Unità di Misura Srl: plastiche miste negli altoforni per ridurre emissioni, costi energetici e Plastic Tax UE
di Antonio Portolano
TARANTO – Ridurre il ricorso al carbonio fossile negli altoforni, trasformare plastiche miste non riciclabili in materia prima industriale e alleggerire il costo economico dei rifiuti plastici non recuperati. È su questa traiettoria che si colloca il progetto di Unità di Misura Srl, società attiva a Taranto nel recupero di rifiuti plastici non pericolosi per la produzione di Secondary Reducing Agent, o SRA, destinato alla siderurgia. L’iniziativa sarà tra i progetti protagonisti del Taranto Eco Forum 2026, il TEF 2026, in programma domani 21 e dopodomani 22 maggio a Taranto, in una fase in cui la decarbonizzazione dell’ex Ilva resta uno dei dossier industriali più rilevanti per il Paese.
Il settore coinvolto è quello della siderurgia primaria, uno dei comparti più energivori e più esposti alla pressione regolatoria europea sulle emissioni climalteranti. La combinazione tra caro energia, obiettivi del Green Deal europeo, nuove regole sulle emissioni industriali e costo crescente della gestione dei rifiuti impone alle imprese di individuare soluzioni tecnologiche applicabili in tempi compatibili con la continuità produttiva. In questo quadro, il progetto di Unità di Misura Srl propone un modello industriale che mette insieme economia circolare, recupero delle plastiche miste e riduzione parziale dell’impiego di coke e carbone negli altoforni.

Il TEF 2026 e il laboratorio Taranto
Il Taranto Eco Forum è un appuntamento nazionale dedicato a sostenibilità ambientale, innovazione, transizione energetica, bonifiche, economia circolare e rigenerazione industriale. La quarta edizione del forum si svolge domani e dopodomani a Taranto e ruota attorno al tema “La rigenerazione attiva e l’equilibrio del progresso a tutela del bene comune”. Il programma mette al centro il confronto tra istituzioni, imprese, università, centri di ricerca e stakeholder economici su alcune delle principali direttrici della transizione industriale.
Le aree tematiche annunciate comprendono bonifiche, biorisanamento, valorizzazione dei rifiuti, economia circolare, transizione e sicurezza energetica, energie rinnovabili, idrogeno, innovazione, intelligenza artificiale, cybersecurity, big data, monitoraggi ambientali, blue economy, mobilità sostenibile, risorsa idrica e agritech.
La scelta di Taranto non è neutrale. La città resta uno dei principali poli industriali del Mezzogiorno e uno dei luoghi simbolo del rapporto tra manifattura pesante, salute, ambiente e occupazione. La trasformazione dell’ex Ilva, oggi al centro di un complesso percorso di riconversione, continua a rappresentare un banco di prova per la politica industriale italiana ed europea.

Il progetto di Unità di Misura
Unità di Misura Srl opera nel trattamento di rifiuti plastici non pericolosi per la produzione di SRA, un agente riducente secondario utilizzabile nei processi siderurgici e in alcuni impianti industriali energivori. L’amministratore della società è Gianluca Moro.
Il principio industriale è quello del feedstock recycling, o riciclo termochimico. A differenza del riciclo meccanico, che trasforma i polimeri in nuovi manufatti plastici, il feedstock recycling valorizza la componente chimica dei polimeri, principalmente carbonio e idrogeno, rendendola disponibile per processi industriali complessi.
Nel caso siderurgico, le plastiche miste vengono trattate per diventare un agente riducente secondario da iniettare negli altoforni in sostituzione parziale del coke. La funzione industriale è chiara: contribuire alla riduzione degli ossidi di ferro durante la produzione dell’acciaio, limitando il ricorso a combustibili fossili vergini.
Si tratta di una tecnologia che non elimina da sola il problema emissivo della siderurgia, ma può incidere su una fase rilevante del processo produttivo. La proposta si colloca quindi come soluzione intermedia, immediatamente industrializzabile, in attesa della piena maturazione di tecnologie più radicali come l’idrogeno verde su larga scala.

Dalle plastiche miste al riducente secondario
Il punto di partenza del progetto è una criticità strutturale del mercato del riciclo: le plastiche miste, in particolare le frazioni eterogenee e i film plastici complessi, sono difficili da riciclare meccanicamente. Spesso hanno basso valore di mercato, qualità disomogenea e costi di selezione elevati.
L’impianto di Unità di Misura Srl è pensato per trattare queste frazioni e trasformarle in Secondary Reducing Agent. Secondo i dati disponibili, la società è autorizzata al ritiro di circa 100mila tonnellate annue di materiale plastico, con riferimento particolare alle frazioni denominate “Sele Film”.
Il processo consente di sottrarre una quota significativa di materiali alla discarica o alla termovalorizzazione, orientandola verso un impiego industriale ad alto valore aggiunto. La plastica non viene quindi considerata solo un rifiuto da smaltire, ma una fonte secondaria di carbonio e idrogeno.
Dal punto di vista economico, questa impostazione è rilevante perché prova a risolvere simultaneamente due problemi: l’esigenza dell’industria siderurgica di ridurre il consumo di materie fossili e la necessità del sistema nazionale di gestione rifiuti di trovare sbocchi stabili per le frazioni plastiche non riciclabili con tecnologie tradizionali.

L’impianto nell’area industriale di Taranto
L’impianto è localizzato nell’area industriale di Taranto, in località Pantano, ex zona Asi, lungo la Statale 106 e in prossimità del porto polisettoriale. La posizione è strategica perché colloca la piattaforma in un’area già industrializzata, vicina alle infrastrutture logistiche e al distretto siderurgico.
A pieno regime sono previste tre linee produttive. Il dato dei 12mila chilogrammi va letto come capacità oraria, non come volume giornaliero o annuo: con due turni da otto ore per cinque giorni alla settimana, una capacità di circa 12mila chilogrammi l’ora è coerente con un output giornaliero nell’ordine di 192-200 tonnellate.
I numeri stimati indicano:
- circa 12mila chilogrammi l’ora di capacità produttiva a pieno regime;
- circa 192-200 tonnellate al giorno;
- circa 1.000 tonnellate alla settimana;
- circa 50mila tonnellate all’anno di materiali sottratti alla discarica e trasformati in agente riducente secondario.
Questi volumi collocano il progetto in una dimensione industriale significativa. Non si tratta di un’iniziativa sperimentale di piccola scala, ma di una piattaforma potenzialmente in grado di incidere sulla filiera nazionale del recupero delle plastiche miste.

L’impatto sull’ex Ilva
La destinazione industriale più rilevante del progetto riguarda l’ex Ilva di Taranto. L’utilizzo dell’SRA negli altoforni consentirebbe di sostituire parzialmente il coke fossile, riducendo il contributo emissivo del ciclo siderurgico tradizionale.
Secondo i dati tecnici associati al progetto, la tecnologia potrebbe generare una riduzione delle emissioni fino al 35% rispetto ai metodi attuali basati sull’impiego prevalente di carbone e coke. È un dato che va letto con prudenza, perché l’effetto effettivo dipende dall’assetto impiantistico, dalle percentuali di sostituzione, dalla continuità operativa e dalle autorizzazioni ambientali. Tuttavia, il potenziale industriale è rilevante.
La siderurgia europea è chiamata a ridurre drasticamente le emissioni senza perdere capacità produttiva. Nel caso di Taranto, il problema è ancora più complesso: l’impianto deve conciliare decarbonizzazione, tutela occupazionale, sostenibilità economica e risanamento ambientale.
L’uso di agenti riducenti secondari derivati da plastiche miste può rappresentare una tecnologia ponte. Non sostituisce la necessità di investimenti strutturali sulla decarbonizzazione, ma può contribuire a ridurre il fabbisogno di carbonio fossile nella fase di transizione.

Plastic Tax europea e costo dei rifiuti non riciclati
Il progetto assume rilievo anche sul piano della finanza pubblica. La Plastic Tax europea, introdotta con la Decisione UE Euratom 2020/2053, prevede un contributo nazionale basato sui rifiuti di imballaggio in plastica non riciclati. Per i Paesi con difficoltà strutturali nel recupero delle frazioni miste, il meccanismo si traduce in un costo rilevante.
L’Italia, che presenta una filiera del riciclo articolata ma ancora sbilanciata sulle frazioni più facilmente recuperabili, è esposta al problema delle plastiche miste. Ogni tonnellata che non trova un recupero effettivo contribuisce al peso economico della misura europea.
La proposta di Unità di Misura Srl prova a intervenire proprio su questo punto: trasformare un rifiuto critico in materia prima secondaria per un’industria strategica. Se il modello si dimostrasse replicabile, l’effetto economico non riguarderebbe solo Taranto, ma anche la capacità del sistema nazionale di ridurre l’esborso legato ai rifiuti plastici non riciclati.
La leva finanziaria è quindi duplice. Da un lato, si riduce il costo industriale associato all’approvvigionamento di carbonio fossile. Dall’altro, si attenua il costo pubblico connesso alla mancata valorizzazione delle plastiche.
PNRR ed economia circolare industriale
Il progetto si inserisce nel quadro dei “progetti faro” dell’economia circolare sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il programma complessivo mobilita circa 600 milioni di euro tra risorse pubbliche e investimenti privati, con l’obiettivo di rafforzare le filiere nazionali del riciclo, ridurre i divari impiantistici e aumentare la capacità di trattamento dei materiali.
Per Taranto, il tema ha un significato ulteriore. La città ha bisogno di filiere produttive capaci di affiancare la siderurgia tradizionale con attività ad alto contenuto ambientale, tecnologico e industriale. La creazione di un hub legato al recupero delle plastiche miste e alla produzione di agenti riducenti secondari andrebbe in questa direzione.
La sfida, tuttavia, resta l’integrazione con il sistema industriale esistente. La sostenibilità economica del progetto dipende dalla continuità degli approvvigionamenti, dalla qualità del materiale in ingresso, dalla capacità di assorbimento degli impianti utilizzatori e dal quadro autorizzativo.

Norme europee e Best Available Techniques
Un altro profilo decisivo riguarda la compatibilità normativa. Il progetto viene presentato come coerente con la Direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali e con il quadro delle Best Available Techniques, le migliori tecniche disponibili riconosciute a livello europeo per ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi.
Questo passaggio è rilevante perché la siderurgia dovrà muoversi in un contesto regolatorio sempre più stringente. Le autorizzazioni ambientali, i limiti emissivi, la tassonomia europea, il mercato ETS e il Carbon Border Adjustment Mechanism incidono progressivamente sulle decisioni di investimento delle imprese.
In tale scenario, le tecnologie capaci di ridurre le emissioni senza interrompere la produzione acquisiscono un valore competitivo. Il vantaggio non è solo ambientale, ma anche industriale: chi riduce l’intensità emissiva del proprio processo può contenere il costo futuro della compliance climatica.

La strategia industriale di Unità di Misura
La strategia di Unità di Misura Srl è costruita su un posizionamento preciso: intercettare una frazione di rifiuto plastico a basso valore, trattarla industrialmente e trasformarla in un input utile per comparti hard-to-abate.
Il mercato potenziale comprende la siderurgia, ma anche alcuni cementifici e impianti industriali ad alta intensità energetica. La logica è quella di creare un ponte tra due filiere che tradizionalmente procedono separate: gestione dei rifiuti e produzione industriale primaria.
Per la società amministrata da Gianluca Moro, il valore aggiunto risiede nella capacità di dare una destinazione industriale a materiali che il riciclo meccanico non riesce ad assorbire. È una strategia coerente con l’evoluzione europea dell’economia circolare, che non si limita più al recupero di materia in senso stretto, ma punta alla sostituzione di materie prime vergini nei processi produttivi.
Il rischio principale riguarda la scalabilità. Per funzionare, il modello deve garantire standard costanti di qualità, sicurezza impiantistica, tracciabilità dei flussi e compatibilità con i parametri tecnici degli altoforni. La variabilità delle plastiche miste è infatti uno dei nodi più delicati del settore.

Impatti economici sul territorio
Per Taranto il progetto può avere effetti su più livelli. Il primo riguarda l’occupazione diretta e indiretta generata dall’impianto e dalla logistica dei materiali. Il secondo riguarda la possibilità di rafforzare una filiera locale dell’economia circolare, collegata al porto, all’area industriale e al sistema delle imprese ambientali.
Il terzo effetto riguarda il posizionamento del territorio. Taranto è spesso raccontata come città del conflitto tra industria e ambiente. Progetti come quello di Unità di Misura Srl provano invece a collocarla dentro una narrazione industriale diversa: quella della riconversione, della rigenerazione attiva e della manifattura a minore intensità carbonica.
La questione non è solo reputazionale. Nei prossimi anni, la capacità di attrarre investimenti dipenderà sempre di più dalla presenza di infrastrutture ambientali, competenze tecniche, impianti autorizzati e filiere industriali coerenti con gli obiettivi europei.
I protagonisti del forum
Il TEF 2026 prevede la partecipazione di rappresentanti istituzionali, imprese, università, enti di ricerca e operatori industriali. Tra i nomi e gli enti annunciati figurano Vito Felice Uricchio, commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto e guida del comitato tecnico scientifico; Eurota ETS; RemTech Expo; Silvia Paparella, general manager di RemTech Expo; Patrick Poggi, presidente di Eurota ETS; rappresentanti di Eni Industrial Evolution, del mondo universitario, delle istituzioni locali e regionali, delle imprese ambientali e delle filiere energetiche.
Il programma si articola in tavole rotonde e speech dedicati a bonifiche, biorisanamento, valorizzazione dei rifiuti, economia circolare, energie rinnovabili, produzione di idrogeno, blue economy, mobilità sostenibile, intelligenza artificiale, cybersecurity, big data, monitoraggi ambientali, agritech e gestione della risorsa idrica.
In questo contesto, il progetto di Unità di Misura Srl assume una funzione esemplificativa: mostrare come una tecnologia di recupero possa entrare nel cuore di una filiera manifatturiera pesante, incidendo su costi, emissioni e gestione dei rifiuti.
La partita industriale dei prossimi anni
Il futuro del progetto dipenderà da tre variabili: integrazione con gli impianti siderurgici, stabilità del quadro regolatorio e sostenibilità economica lungo l’intera filiera.
Se l’utilizzo dell’SRA riuscirà a garantire continuità tecnica, vantaggi ambientali misurabili e convenienza economica, Taranto potrebbe diventare un caso nazionale di economia circolare applicata alla siderurgia. Se invece dovessero emergere criticità su autorizzazioni, qualità dei materiali o assorbimento industriale, il modello rischierebbe di restare confinato a una scala limitata.
La posta in gioco è più ampia del singolo impianto. Riguarda la possibilità di costruire una politica industriale capace di connettere rifiuti, energia, acciaio e decarbonizzazione. Per l’ex Ilva, il progetto non è la soluzione unica alla transizione. Ma può essere una delle tecnologie utili per ridurre l’intensità emissiva nel breve e medio periodo, mentre l’Europa definisce il nuovo equilibrio competitivo della manifattura pesante.




