Eolico offshore, AERO cresce del 43% nel 2025

Un parco eolico off shore

Il presidente Fulvio Mamone Capria: «La filiera è pronta: oltre 15 miliardi di investimenti attendono il via libera del FER2»

di Antonio Portolano

Più 43% di associati in dodici mesi. È questo il dato che sintetizza il 2025 della Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore (AERO), in un anno tutt’altro che favorevole per le rinnovabili offshore. Una crescita che va oltre il semplice ampliamento numerico e che segnala il rafforzamento di una filiera industriale ormai matura, pronta a trasformare progetti e capitale investito in cantieri, occupazione e capacità produttiva, non appena il quadro regolatorio lo consentirà.

Un risultato controcorrente in un anno difficile

Il dato di crescita registrato da AERO assume un valore ancora più rilevante se letto nel contesto del 2025. Il settore delle rinnovabili offshore ha attraversato una fase di stallo, con iter autorizzativi rallentati e l’assenza di segnali operativi sul fronte degli incentivi. In questo scenario, l’Associazione non solo ha mantenuto la propria coesione, ma ha ampliato in modo significativo la base associativa, consolidando il proprio ruolo di piattaforma di rappresentanza industriale.

Fulvio Mamone Capria, presidente associazione AERO

Secondo Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO, il risultato riflette una fiducia strutturale nel comparto: «Chiudiamo questo anno con profonda soddisfazione. Nonostante il 2025 non sia stato un anno semplice per il comparto, segnato da attese ed incertezze burocratiche, AERO si conferma una realtà solida e in costante crescita».

Una filiera che si struttura e si amplia

Il passaggio da 44 a 63 associati non rappresenta soltanto un incremento quantitativo. Le nuove adesioni interessano l’intera catena del valore dell’eolico offshore, dall’ingegneria alla cantieristica, dalla logistica portuale ai servizi industriali avanzati. Un’evoluzione che indica il passaggio da una fase di sviluppo progettuale a una fase pre-industriale, in cui la capacità di esecuzione diventa centrale.

L’ingresso di operatori industriali e infrastrutturali, insieme a soggetti istituzionali come le Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale e del Mar Ionio, rafforza il legame tra progetti offshore e territori, elemento chiave per la sostenibilità economica e sociale del settore.

Tra player globali e competenze italiane

Uno dei tratti distintivi del network AERO è la combinazione tra grandi operatori internazionali e realtà italiane fortemente radicate nei contesti locali. Un equilibrio che consente di integrare best practice globali e conoscenza del territorio, condizione essenziale per affrontare la complessità tecnica, logistica e autorizzativa dei progetti offshore.

«La nostra forza risiede nella pluralità: accogliamo player globali che portano best practice internazionali e realtà d’eccellenza del Made in Italy che conoscono profondamente il territorio», ha sottolineato Fulvio Mamone Capria.

Parchi eolici offshore

Il nodo FER2 e i 15 miliardi in attesa

Il 2026 viene indicato come l’anno decisivo. L’avvio delle aste del FER2 rappresenta il passaggio necessario per trasformare il potenziale industriale in investimenti reali. Secondo le stime dell’Associazione, i progetti pronti a entrare in gara ammontano a circa 3,8 GW di capacità, per un valore complessivo superiore ai 15 miliardi di euro.

Una massa finanziaria in grado di attivare un impatto significativo sull’occupazione qualificata, sulla competitività dell’industria nazionale e sul percorso di decarbonizzazione del sistema energetico italiano.

«Restiamo fiduciosi che l’avvio delle aste del FER2 possa concretizzarsi nella prima parte del prossimo anno, sbloccando finalmente gli investimenti e dando lo slancio necessario all’indipendenza energetica dell’Italia», ha concluso il Presidente.

Un indicatore anticipatore del mercato offshore

Il bilancio 2025 di AERO restituisce l’immagine di un settore che, pur rallentato sul piano normativo, continua a rafforzarsi sul piano industriale. La crescita dell’Associazione diventa così un indicatore anticipatore di un mercato che ha già costruito competenze, alleanze e capacità produttiva, in attesa che il quadro regolatorio consenta di passare definitivamente dalla progettazione alla realizzazione.