A Roma i primi dati del Rapporto 2026 di I Colori dell’Energia: prezzi sopra la media Ue, PMI, reti e accumuli al centro della sfida
di Antonio Portolano
ROMA – Quasi tre quarti dell’energia lorda disponibile in Italia dipendono ancora dall’estero. Nel 2024 le importazioni nette hanno coperto il 73,9%, contro il 57,3% della media europea. Per il gas naturale la dipendenza raggiunge il 95,2% e per petrolio e prodotti petroliferi, esclusi i biocarburanti, l’89,8%. È la fotografia da cui parte il rapporto sul settore energetico italiano che sarà presentato nella sua versione completa durante la seconda edizione di I Colori dell’Energia – Transition & Supply Chain, in programma a Brindisi dal 15 al 17 ottobre 2026. Alcune delle principali evidenze sono state anticipate oggi, 23 settembre, a Roma, nella sede di Confindustria, durante la conferenza stampa di presentazione della manifestazione.
Il punto centrale va oltre il dato sulla dipendenza energetica. Sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale diventano due facce della stessa questione: ridurre l’esposizione dell’Italia significa diversificare i fornitori, ma anche consumare meno combustibili importati, utilizzare meglio l’energia e costruire nel Paese filiere industriali più solide nelle tecnologie della transizione.

A Roma Pichetto Fratin, Regina, Cesareo, Patroni Griffi e Lippolis
La conferenza stampa di Roma, tappa successiva al passaggio internazionale del progetto al Parlamento Europeo di Bruxelles, ha riunito istituzioni, sistema produttivo e organizzatori per presentare il percorso e i contenuti dell’edizione 2026.
Sono intervenuti Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Aurelio Regina, Vicepresidente di Confindustria e Delegato per l’Energia e per la Transizione energetica; Vincenzo Cesareo, Presidente di Unioncamere Puglia; Ugo Patroni Griffi, Coordinatore del Comitato Scientifico di I Colori dell’Energia; e Gabriele Menotti Lippolis, Presidente di I Colori dell’Energia.
La carica ministeriale di Gilberto Pichetto Fratin trova riscontro anche nelle fonti istituzionali del Ministero, mentre Raffaele Fitto, previsto nel programma di Brindisi, è Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea per la Coesione e le riforme.
Nel corso della presentazione, Gabriele Menotti Lippolis ha legato in modo diretto il tema della sicurezza energetica alla capacità industriale del Paese:
«La sicurezza energetica – ha sottolineato Gabriele Menotti Lippolis, Presidente de I Colori dell’Energia – va letta in modo più ampio: non riguarda soltanto la disponibilità delle fonti, ma anche le infrastrutture e la capacità del Paese di costruire filiere energetiche solide. Per l’Italia la sicurezza degli approvvigionamenti non può essere separata dalla competitività del sistema produttivo».

Dipendenza in calo dal 2022, ma lontana dalla media Ue
Il 73,9% registrato nel 2024 è inferiore al picco del 79,5% del 2022, ma resta molto distante dal 57,3% della media dell’Unione europea. La differenza diventa ancora più evidente osservando le singole fonti: la dipendenza italiana raggiunge il 95,2% per il gas naturale e l’89,8% per petrolio e prodotti petroliferi, esclusi i biocarburanti.
La diversificazione avviata dopo l’invasione russa dell’Ucraina ha diminuito il rischio connesso a un singolo fornitore, ma non ha eliminato l’esposizione agli shock internazionali.
Il rapporto richiama il peso delle rotte strategiche. Nel 2025 dallo Stretto di Hormuz passavano circa un quarto del commercio marittimo mondiale di petrolio e quasi un quinto degli scambi globali di GNL. Una crisi lungo una direttrice di questa importanza può trasmettersi rapidamente ai prezzi, ai noli, ai costi assicurativi e alla competizione tra Europa e Asia per i carichi disponibili.
Sicurezza energetica significa anche infrastrutture
La vulnerabilità di un Paese, quindi, non dipende esclusivamente da chi vende l’energia.
Contano anche le rotte utilizzate, le infrastrutture attraverso cui le forniture raggiungono il territorio nazionale e la rapidità con cui possono essere sostituite in caso di crisi. È un problema che si trasferisce direttamente sul sistema produttivo e in particolare sulle imprese maggiormente esposte ai costi energetici e con minori possibilità di copertura.
È qui che il rapporto collega la sicurezza alla politica industriale: la transizione può creare valore per il Paese soltanto se una parte significativa degli investimenti si tradurrà in capacità produttiva, innovazione e lavoro qualificato.
Energia, una filiera da oltre 55mila imprese
Il perimetro industriale dell’energia è molto più grande di quello rappresentato dai soli produttori e fornitori.
Il nucleo più ristretto del settore – fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata – contava nel 2023, secondo Istat, circa 10.100 imprese e quasi 98.000 addetti.
La catena del valore comprende però anche componentistica, cavi, trasformatori, inverter, elettronica di potenza, installazione, manutenzione, ingegneria, software e servizi di efficienza energetica.
Considerando anche l’indotto, il comparto italiano conta oltre 55.000 imprese attive, circa 300.000 addetti diretti e più di 800.000 occupati complessivi.
La questione industriale diventa quindi decisiva: quanta parte degli investimenti necessari alla transizione riuscirà a trasformarsi in valore aggiunto, export e occupazione in Italia?

PMI decisive, ma entrare nelle grandi commesse è difficile
Le PMI hanno un peso particolarmente rilevante nei segmenti intermedi della filiera: lavorazioni specialistiche, componentistica, integrazione di sistemi, manutenzione e servizi tecnici e digitali.
Il problema non è però soltanto la dimensione aziendale. A pesare sono l’accesso alle grandi commesse, i costi di certificazione, le garanzie richieste nelle gare, i tempi di pagamento, gli anticipi sui materiali e il capitale circolante necessario per sostenere contratti di lunga durata.
Il rapporto indica strumenti concreti sui quali intervenire: programmi di qualificazione dei fornitori, standard tecnici comuni, centri prova condivisi e maggiore visibilità sui piani di acquisto dei grandi operatori.
Anche credito e garanzie potrebbero essere costruiti in modo più aderente ai tempi effettivi delle commesse, accompagnando gli investimenti, le certificazioni e i fabbisogni di capitale circolante.
Rinnovabili al 20,8%: installare capacità non basta
La transizione non può essere misurata soltanto attraverso il numero di nuovi impianti.
Secondo le stime Eurostat riportate nel rapporto, nel 2025 la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo era pari al 20,8% in Italia, contro il 26,2% nell’Unione europea.
Nel sistema elettrico, Terna indica invece una copertura del fabbisogno attraverso le rinnovabili del 41%, in lieve calo rispetto al 42% del 2024, nonostante la crescita del fotovoltaico. A incidere è stata soprattutto la minore produzione idroelettrica.
Fotovoltaico ed eolico, dunque, non possono essere considerati isolatamente. La nuova capacità deve procedere insieme allo sviluppo di reti, accumuli, interconnessioni e domanda flessibile.
Elettricità alle imprese, Italia il 20% sopra la media Ue
Il secondo grande nodo resta il prezzo.
Nel secondo semestre del 2025, per le utenze non domestiche con consumi annui compresi tra 500 e 1.999 MWh, il prezzo medio dell’elettricità in Italia era pari a 22,03 centesimi di euro per kWh, al netto dell’Iva e degli altri oneri recuperabili.
Significa circa il 20% in più della media Ue, il 44% sopra la Francia e il 66% sopra la Spagna, pur rimanendo leggermente sotto la Germania. Il dato riguarda una specifica fascia di consumo, ma fotografa il peso che l’energia continua ad avere sulla competitività del sistema produttivo italiano.
Anche la componente fiscale presenta un differenziale significativo. Nell’Unione europea tasse e oneri incidono per circa il 17,7% del prezzo finale, mentre in Italia raggiungono il 23,7%.

Nuovo nucleare, prima competenze e filiera industriale
Nel mix delle possibili soluzioni entra anche il nuovo nucleare.
Nel medio-lungo periodo può rappresentare una delle opzioni per aumentare la disponibilità di energia programmabile a basse emissioni, ma il rapporto propone un percorso per fasi: prima costruzione delle competenze, filiera industriale, capacità regolatoria e valutazione delle tecnologie; successivamente, sulla base di costi, tempi e rischi reali, le eventuali decisioni di investimento.
Le opportunità per l’industria potrebbero peraltro precedere l’eventuale realizzazione di centrali in Italia. Ingegneria, componentistica, materiali, controlli e servizi possono già rappresentare campi di sviluppo per le imprese italiane.
Rinnovabili, accumuli e nucleare: la sfida è combinarli
Il rapporto non imposta il confronto come una competizione astratta tra singole tecnologie.
Efficienza energetica, rinnovabili, reti, accumuli, interconnessioni e nucleare presentano tempi, costi e funzioni differenti. La questione è come combinarli per diminuire la vulnerabilità del Paese, contenere il costo dell’energia e rafforzare contemporaneamente la base industriale.
La stessa misurazione dei risultati della transizione deve andare oltre i megawatt installati. Bisogna considerare quanto diminuiscono le importazioni, quanto aumenta la stabilità del sistema, quanto valore aggiunto resta in Italia e quante imprese italiane, a partire dalle PMI, riescono a entrare nelle nuove catene del valore dell’energia.

I Colori dell’Energia, dal 15 al 17 ottobre a Brindisi
Dal 15 al 17 ottobre 2026 il Castello Alfonsino – Forte a Mare di Brindisi ospiterà la seconda edizione di I Colori dell’Energia – Transition & Supply Chain.
Tre giorni dedicati al confronto tra istituzioni, imprese, ricerca e filiere industriali, con approfondimenti sulle tecnologie, le competenze e le trasformazioni che accompagneranno il nuovo sistema energetico. L’inaugurazione è prevista giovedì 15 ottobre alle ore 10 con un confronto sul ruolo delle istituzioni nella transizione energetica.
Il programma comprende:
- «Sostenibilità e sicurezza energetica nel nuovo (dis)ordine globale»;
- «Le competenze per la transizione: formazione e nuovi mestieri dell’energia»;
- «I Colori dell’Energia per governare la transizione»;
- «Eolico ed eolico offshore: asset decisivo per la decarbonizzazione e la sostenibilità»;
- «Ricerca e innovazione tecnologica per il nuovo nucleare in Europa e in Italia»;
- «Data center, AI: nuovi giganti energivori o fattori di un mercato dell’energia che cambia»;
- «La PA al centro della transizione energetica: strategie di efficientamento del patrimonio edilizio pubblico e sanitario pugliese»;
- «La manifattura delle rinnovabili: PMI, competenze e tecnologie per guidare la transizione», appuntamento nel quale sarà presentato il rapporto;
- «Filiera industriale e mercato: l’idrogeno protagonista del futuro energetico del Paese»;
- «Mobilità sostenibile: soluzioni energetiche e tecnologiche per una nuova filiera industriale»;
- «Le rinnovabili al centro del sistema energetico nazionale: permitting, tecnologie e filiera industriale per andare oltre»;
- «Acqua ed energia per la sostenibilità»;
- l’intervista all’onorevole Raffaele Fitto, Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea.
Da A2A a Eni, i principali operatori al confronto
La seconda edizione coinvolgerà alcuni dei principali operatori del settore energetico. Nel nuovo comunicato sono indicati A2A, Edison, Enel, Eni, Nadara e SSE Energy, oltre agli altri soggetti che prenderanno parte al confronto.
Brindisi diventa così il punto di arrivo di un percorso che dalla dimensione europea passa attraverso la presentazione romana e porta il confronto sul terreno industriale: ridurre la vulnerabilità energetica dell’Italia e trasformare la transizione in una filiera capace di produrre innovazione, competitività e lavoro nel Paese.




