Il progetto dell’Istituto Comprensivo Cappuccini di Brindisi, ideato da Valeria Gatti, premiato dal Ministero
di Antonio Portolano
Una vittoria che parla di bellezza
PESCARA – Applausi, emozione, sguardi che brillano.
Sul palco del Festival nazionale dell’Apprendimento-Servizio di Montesilvano – in corso ieri e oggi -, i rappresentanti dell’Istituto Comprensivo Cappuccini di Brindisi stringono il premio consegnato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Tra le scuole di tutta Italia, solo due in Puglia vengono premiate: una di queste è la loro, con il progetto DSA – Distratta Società Astratta.
Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti.
Un progetto che ha saputo raccontare la neurodivergenza come risorsa, la scuola come comunità, e l’arte come linguaggio universale dell’inclusione.

DSA: da sigla clinica a poesia civile
Nella scienza, DSA significa “Disturbi Specifici dell’Apprendimento”.
Ma nelle mani e nel pensiero della storica dell’arte Valeria Gatti, quella sigla si trasforma in “Distratta Società Astratta”: un gioco linguistico, ma anche un atto politico e poetico.
Il progetto, promosso dalla dirigente Rosetta Carlino e dalle docenti Antonella Petrachi e Marianna Carallo, nasce per restituire valore e dignità alle differenze.
È destinato ai bambini della scuola primaria, ma parla a tutti: genitori, insegnanti, cittadini.
Tre fasi – dialogo, laboratorio e mostra – intrecciano arte, psicologia e partecipazione, trasformando ogni aula in uno spazio di libertà.

La diversità spiegata dai colori
Nelle classi, la storica dell’arte Valeria Gatti e la psicologa Gaia Piscopiello avviano un viaggio delicato: parole, immagini, emozioni.
I bambini scoprono che molti artisti – da Matisse a Van Gogh, da Magritte a Duchamp – erano “diversi”, e proprio per questo capaci di vedere il mondo in modo nuovo.
Poi arriva il tempo dei laboratori: le classi prime creano i “Giardini Umani” ispirati a Matisse; le seconde disegnano “Volti diversi, emozioni trasparenti”, sovrapponendo i propri volti come in un gioco munariano; le terze reinventano oggetti comuni con “Oggetti nuovi, storie nuove”; le quarte immaginano con Magritte in “Questa non è una nuvola”; e le quinte, guidate dai maestri Vittorio e Gabriele Magri, modellano “Il cervello a colori”, dando forma ai sensi e alle emozioni.
Ogni opera è una scoperta, ogni bambino una voce.

La mostra che ascolta
La mostra DSA, inaugurata al Mediaporto del Polo Bibliomuseale di Brindisi durante la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, non è una semplice esposizione.
È un’esperienza multisensoriale, costruita “a misura di bambino”, dove le tele raccontano la diversità e i corridoi profumano di tempera e curiosità.
Il pubblico si ferma davanti a un’installazione speciale: una vera conversazione WhatsApp tra due bambini autistici, trasformata in audio.
Le loro voci, autentiche e tenere, riempiono la sala come un canto leggero.

Il momento in cui tutto nasce
Dietro il progetto, c’è una storia di amore e consapevolezza.
Una sera, Valeria Gatti ascolta una conversazione tra suo figlio Valerio e il suo amico Giorgio.
Quelle parole diventano il seme di tutto.
Valerio:Tanti auguri a Giorgio! Tanti auguri a me e a Giorgio! Visto che forse siamo gli unici di DSA della classe!
Giorgio:Eh, ma io ho sentito una cosa. Allora, innanzitutto, grazie per gli auguri. Ma perché hai detto auguri anche a me? Ti credi di essere autistico? Comunque, grazie di questo augurio speciale. È speciale dagli altri. Io sono autistico, eh.
Valerio:Allora, aspetta. Io sono autistico o io non sono autistico? Non ho capito. Io sono autistico. Capito? Io sono autistico.
Giorgio:Allora, benvenuto nella barca. Dai, è bello essere autistico, comunque. Se hai visto i video, più o meno è una cosa bella perché sei speciale. Sei anche abbastanza intelligente. Anzi, molto intelligente.
Giorgio: Perché, come si dice un attimo? Abbiamo un’intelligenza bisogno. Ah, ecco. Perché i bambini autistici sì che possono avere qualche problema, però comunque sono molto intelligenti. Infatti, la maestra mi ha detto che la maggior parte dei ruoli che hanno bisogno di una attenzione iper potenziata, tipo astronauta, ingegnere… quelli sono la maggior parte autistici. Perché l’autistico ha un’intelligenza grandissima.

Valerio: Vero, verissimo. Sono d’accordissimo con la tua affermazione.
Parole limpide, piene di tenerezza e verità.
Due bambini che, senza sovrastrutture, parlano della diversità come di un dono.
«In genere io lavoro nel sociale e metto sempre le mie competenze al servizio delle necessità e delle urgenze», racconta Valeria Gatti «ma in questo caso è stato fatto con il cuore di mamma e la mente di storica dell’arte».
La forza della rete
Intorno a Valeria Gatti si costruisce un mosaico di competenze e sensibilità: Gaia Piscopiello (psicologa), Vittorio e Gabriele Magri (scenografi), Mimmo Greco (grafico), Luigi d’Elia (direttore artistico del Mediaporto) e Emilia Mannozzi (direttrice del Polo Bibliomuseale di Brindisi).
Sotto la guida della dirigente Rosetta Carlino, con le docenti Antonella Petrachi e Marianna Carallo, il progetto diventa un ponte tra scuola e territorio.
Un’alleanza che unisce arte, educazione e comunità.
Guardare davvero
Quando i bambini diventano curatori di una mostra e spiegano agli adulti che la diversità è un modo di pensare, la scuola diventa un laboratorio di umanità.
Il premio del Ministero dell’Istruzione e del Merito non è soltanto un riconoscimento, ma una conferma: l’Istituto Comprensivo Cappuccini di Brindisi ha saputo costruire un modello di Service Learning che insegna a guardare, ascoltare, comprendere.
Oggi la storia di DSA – Distratta Società Astratta attraversa l’Italia come una lezione di bellezza: che la diversità non si corregge, si ama.
E che, a volte, la verità più luminosa si nasconde nella voce gentile di due bambini.




