Disegno di legge violenza sessuale, è protesta

Senza consenso è stupro, manifesto

Riforma sulla violenza sessuale: il passaggio dal consenso al dissenso divide. Il 15 febbraio manifestazione a Brindisi contro il DDL

di Antonio Portolano

BRINDISI – Il disegno di legge sulla violenza sessuale riapre uno scontro politico e culturale che sembrava chiuso da trent’anni. Il 15 febbraio 2026, a Brindisi, associazioni, sindacati e centri antiviolenza scendono in piazza per fermare una modifica che, secondo i promotori, compromette il principio del consenso come fondamento della libertà sessuale.

Una conquista storica messa in discussione

Il 15 febbraio 1996 l’Italia riconobbe la violenza sessuale come reato contro la libertà personale e non più come offesa alla morale comune. Una svolta storica arrivata dopo vent’anni di lotte femministe, che sancì il pieno riconoscimento delle donne come persone titolari di diritti. Oggi, a trent’anni da quella conquista, quel principio rischia di essere «gravemente compromesso».

Il 19 novembre 2025 la Camera dei Deputati ha approvato un testo, frutto di un accordo bipartisan, che introduceva nel codice penale il riferimento al «consenso libero e attuale», in coerenza con la Convenzione di Istanbul . Al Senato, però, i partiti di maggioranza hanno imposto una revisione del testo, delegando la Commissione Giustizia – presieduta dalla senatrice Giulia Bongiorno – a riscrivere la norma.

Il 27 gennaio 2026 la Commissione Giustizia del Senato ha approvato a maggioranza un emendamento che abbandona il modello del consenso e introduce quello del dissenso, imponendo alla vittima l’onere di dimostrare di aver manifestato una «volontà contraria» comprensibile all’aggressore.

Una delle manifestazioni contro le violenze di genere, le rappresentanti delle associazioni

Dal consenso al dissenso: cosa cambia

Secondo le associazioni promotrici della manifestazione, questa scelta rappresenta «un grave arretramento culturale e giuridico». Spostare l’attenzione sulla condotta della vittima, anziché sull’azione dell’autore della violenza, significa aumentare il rischio di vittimizzazione secondaria. Nei processi per violenza sessuale, ancora oggi, alle donne viene chiesto perché non abbiano urlato, perché non si siano opposte, perché non abbiano reagito «abbastanza». È «inaccettabile che una legge legittimi questa logica».

Il consenso libero e attuale, spiegano i promotori, «elimina ogni ambiguità»: affermare che solo un sì esplicito, consapevole e continuo rende lecito un rapporto sessuale significa tutelare l’autodeterminazione e la libertà di tutte e tutti. «Il consenso non è una formula giuridica da svuotare, ma un diritto fondamentale».

L’emendamento viene definito peggiorativo anche rispetto alla normativa vigente, poiché la Corte di Cassazione già interpreta il reato di violenza sessuale sulla base del consenso, in linea con la Convenzione di Istanbul e con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani.

Gli studenti ad una delle manifestazioni contro le violenze di genere promosse dalle associazioni

Una deriva culturale più ampia

Secondo le associazioni promotrici della manifestazione la proposta di legge si inserisce in «una più ampia deriva patriarcale» che limita la libertà delle donne e preserva un ordine tradizionale dei rapporti sociali. Ne sarebbe prova l’ostilità della maggioranza verso l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, indicata come strumento indispensabile di prevenzione della violenza . Il nodo, quindi, non è solo tecnico. È politico e culturale. Riguarda il modello di società e il perimetro dei diritti.

La manifestazione del 15 febbraio a Brindisi

Per queste ragioni, il 15 febbraio 2026, a Brindisi, alle 10, in piazza Cairoli si terrà la camminata per il «consenso»; dalle ore 10.30 alle 13 seguirà un sit-in in corso Umberto I, all’altezza di via Conserva. In questa giornata dal fortissimo valore simbolico per la libertà delle donne, come in tutta Italia, i promotori dichiarano di scendere in piazza per fermare l’approvazione del disegno di legge e ribadire che sui diritti conquistati «non siamo disposte e disposti a fare passi indietro».

Promuovono l’iniziativa Non Una Di Meno, Centro Antiviolenza Io Donna Brindisi, Centro Antiviolenza Miral Brindisi, Centro Antiviolenza La Luna Latiano, Centro Antiviolenza Fiorediloto Torre S. Susanna, Anpi Brindisi, Arci Brindisi, Auser Brindisi, Cgil Brindisi, Cobas Brindisi.

Violenza sessuale, il manifesto della protesta

Lo slogan scelto sintetizza la posta in gioco: «Il consenso è libertà. Il consenso è un diritto. Non arretreremo». Il disegno di legge sulla violenza sessuale diventa così una linea di confine tra due modelli giuridici: quello fondato sul consenso esplicito e quello che richiede la prova del dissenso. Una differenza che nelle aule giudiziarie può tradursi in un peso ulteriore per chi denuncia. La partita parlamentare è ancora aperta. Ma il 15 febbraio la piazza proverà a spostarne l’equilibrio.