D’Attis, il porto di Brindisi cardine per Gaza

Da sinistra verso destra Antonio Gutierres Mauro D'Attis e Antonio Tajani in occasione del G7 a Brindisi

Il deputato di Forza Italia evidenzia il ruolo del porto di Brindisi e della base ONU nella strategia italiana per la ricostruzione di Gaza

di Antonio Portolano

BRINDISI – Il dibattito sulla candidatura di Brindisi come hub per la ricostruzione di Gaza non riguarda solo la sfera economica. Assume un rilievo politico e istituzionale di primo piano, perché tocca direttamente la strategia del governo italiano nel Mediterraneo.
A confermare l’attenzione di Roma verso il porto pugliese è il deputato di Forza Italia, Mauro D’Attis, che da tempo segue con particolare interesse i temi legati alla logistica, alla cooperazione internazionale e alla presenza delle Nazioni Unite a Brindisi.

Un ruolo già in corso nei programmi umanitari

Per Mauro D’Attis, il ruolo di Brindisi come hub logistico per la ricostruzione di Gaza è, in parte, già una realtà.
Lo scalo pugliese, infatti, è da anni al centro delle operazioni umanitarie internazionali attraverso la base ONU del World Food Programme, che da Brindisi coordina missioni e invii di aiuti in tutto il mondo.

Il parlamentare ricorda che già in passato il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva indicato Brindisi come sede strategica per la gestione di programmi di assistenza verso aree di crisi, non solo in Medio Oriente ma anche in Ucraina.
In occasione di un incontro con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, Tajani aveva infatti ribadito la centralità della base ONU di Brindisi e l’impegno del governo a potenziarla ulteriormente.

Secondo D’Attis, questa attenzione istituzionale conferma che Brindisi è già parte integrante della rete operativa umanitaria internazionale.
E proprio da questa esperienza può nascere la candidatura a un ruolo più ampio, che includa anche la gestione delle fasi logistiche della ricostruzione.

Il sostegno del governo e le prime iniziative operative

A supportare questa visione, il deputato cita la recente comunicazione del ministro Tajani al segretario generale dell’ONU, datata 16 settembre, con cui l’Italia ha confermato il sostegno al potenziamento della base logistica di Brindisi.
Si tratta di un passaggio importante, che rafforza la posizione del porto pugliese nel sistema delle missioni internazionali.

Nei giorni scorsi, inoltre, si è svolta a Palazzo Chigi una riunione operativa per organizzare il più grande invio di aiuti umanitari a Gaza dall’inizio della crisi, e anche in questo caso Brindisi è stata coinvolta come uno dei punti di partenza.
Queste azioni dimostrano che la città ha già un ruolo concreto nella fase di assistenza e supporto umanitario, preludio naturale alla fase successiva della ricostruzione.

Dalla solidarietà alla ricostruzione: il passo successivo

Il parlamentare azzurro distingue chiaramente tra le due fasi del processo: quella attuale, centrata sugli aiuti umanitari, e quella futura, dedicata alla ricostruzione fisica e infrastrutturale.
«Siamo ancora nella fase di sostegno umanitario – spiega – ma la ricostruzione arriverà, e Brindisi deve essere pronta».

D’Attis ritiene che lo scalo abbia tutti i requisiti per candidarsi come punto di riferimento logistico nella seconda fase.
La città, sostiene, dispone di infrastrutture adeguate, spazi portuali e retroportuali, e una filiera di imprese locali in grado di gestire operazioni complesse di trasporto e movimentazione.

Il valore aggiunto, però, è anche politico: essere sede di una base ONU riconosciuta a livello mondiale conferisce a Brindisi una legittimità internazionale unica tra i porti italiani.
Per questo motivo, il deputato invita il governo a considerare la città come pilastro operativo del sistema Italia nei programmi di cooperazione e ricostruzione nel Mediterraneo.

Un’occasione per il territorio e per il Mezzogiorno

D’Attis non si limita a una prospettiva locale.
Nel suo ragionamento, Brindisi è parte di un sistema portuale e aeroportuale pugliese che deve muoversi in modo coordinato per cogliere le opportunità derivanti dalle nuove politiche internazionali.
La candidatura del porto, dunque, non è un fatto isolato ma si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione del Mezzogiorno come piattaforma logistica del Mediterraneo.

Il deputato evidenzia che la ricostruzione di Gaza potrebbe rappresentare un volano di sviluppo per tutto il Sud Italia, capace di attrarre investimenti, creare occupazione e generare nuove competenze nel settore della logistica avanzata.
«Ogni operazione di ricostruzione – osserva – genera movimento, lavoro, e opportunità per le imprese locali».

Essere pronti: infrastrutture e coordinamento

Per Mauro D’Attis, la priorità è essere pronti.
Il porto di Brindisi, sottolinea, dispone già di nuove banchine in costruzione grazie ai fondi del Pnrr e di aree retroportuali in grado di ospitare magazzini, depositi e centri di smistamento.
Queste infrastrutture, una volta completate, renderanno la città pienamente competitiva per ospitare i flussi di materiali e mezzi che accompagneranno la fase di ricostruzione.

Il deputato riconosce, tuttavia, che per cogliere questa opportunità serve un coordinamento istituzionale efficace.
Occorre che tutti i livelli – governo, autorità portuale, regione e amministrazioni locali – lavorino insieme per presentare una candidatura credibile e strutturata.
Solo in questo modo Brindisi potrà essere percepita non come una scelta di bandiera, ma come una soluzione operativa reale.

Brindisi nella strategia nazionale del Mediterraneo

D’Attis conclude con un messaggio di equilibrio e concretezza.
Pur riconoscendo la necessità di un approccio nazionale coordinato – «è tutto il sistema Italia che deve partecipare alla ricostruzione di Gaza» – ribadisce che Brindisi è naturalmente candidata a giocare un ruolo di primo piano grazie alla sua vocazione storica e alle sue infrastrutture.

La prospettiva è chiara: il porto brindisino può diventare uno dei nodi della rete logistica mediterranea che sosterrà i programmi di pace e sviluppo in Medio Oriente.
Un obiettivo ambizioso ma coerente con il percorso già tracciato negli ultimi anni dal governo e dalle istituzioni internazionali.

«Per il momento – osserva D’Attis – occorre lavorare per essere pronti dal punto di vista infrastrutturale e dei servizi, in modo da essere protagonisti quando partirà la fase della ricostruzione».
Un invito alla responsabilità, ma anche alla fiducia: Brindisi, conclude, ha tutte le carte in regola per esserlo.