Da UniSalento, strategie per salvare Venezia dal mare

Piero Lionello, ordinario di Fisica dell’Atmosfera e Oceanografia presso Università del Salento

Uno studio internazionale coordinato dall’Università del Salento analizza soluzioni per proteggere Venezia dal mare nei prossimi 300 anni

di Antonio Portolano

Una ricerca globale per una sfida senza precedenti

Salvare Venezia dall’innalzamento del livello del mare è una delle sfide più complesse del nostro tempo. Non riguarda solo la tutela di una città unica al mondo, ma la capacità di adattare territori fragili agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.

A delineare scenari concreti è uno studio pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature, realizzato da un team internazionale di scienziate e scienziati coordinato da Piero Lionello, ordinario di Fisica dell’Atmosfera e Oceanografia presso Università del Salento.

La ricerca, dal titolo “Long-term adaptation pathways for Venice and its lagoon under sea level rise”, si inserisce nel dibattito scientifico globale sull’adattamento climatico e propone una visione di lungo periodo, estesa fino ai prossimi 300 anni.

Il coordinamento scientifico e la rete internazionale di ricerca

Il lavoro rappresenta un esempio avanzato di cooperazione scientifica internazionale. A coordinarlo è Piero Lionello, figura di primo piano nel panorama climatico globale: co-coordinatore di MedECC (Mediterranean Experts on Environment and Climate Change), già presidente della rete MedCLIVAR (Mediterranean CLImate Variability) dal 2006 al 2025 e autore principale dei capitoli “Europa” e “Mediterraneo” del rapporto IPCC WG2-AR6.

Accanto a Piero Lionello, lo studio coinvolge un ampio gruppo di ricercatrici e ricercatori provenienti da alcune delle principali istituzioni europee: Valeria Di Fant (TU Delft, Paesi Bassi), Ulysse Pasquier (Utrecht University, Paesi Bassi), Luigi Tosi (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Gonéri Le Cozannet (BRGM – French Geological Survey, Francia), Robert J. Nicholls (University of Southampton, Regno Unito), Wolfgang Cramer (Aix Marseille Université, Francia), Roger Cremades (University of Leeds, Gran Bretagna), Carlo Giupponi (Università Ca’ Foscari di Venezia), Jochen Hinkel (Global Climate Forum, Germania), Adriano Sfriso (Università Ca’ Foscari di Venezia), Pietro Teatini (Università di Padova), Athanasios T. Vafeidis (University Kiel, Germania), Georg Umgiesser (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e Marjolijn Haasnoot (Utrecht University, Paesi Bassi).

Una rete multidisciplinare che integra competenze climatiche, ingegneristiche, economiche e ambientali.

Venezia tra acqua alta e trasformazioni climatiche

Negli ultimi 150 anni Venezia ha registrato un aumento significativo della frequenza delle inondazioni. Un fenomeno che riflette l’impatto combinato dell’innalzamento del livello del mare e della subsidenza del suolo, ovvero il progressivo abbassamento naturale del terreno.

Oggi la città è protetta dal sistema MOSE, un complesso sistema di barriere mobili installato alle bocche di porto della laguna. Si tratta di un’infrastruttura strategica, costata circa 6 miliardi di euro, che rappresenta la prima linea di difesa contro l’acqua alta.

Tuttavia, lo studio evidenzia come questa soluzione non sia sufficiente nel lungo periodo. Secondo le proiezioni locali basate sul Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, le barriere mobili potrebbero garantire protezione fino a un innalzamento del livello del mare di circa 1,25 metri, soglia che potrebbe essere superata entro il 2300 anche in scenari a basse emissioni.

Le quattro strategie per salvare Venezia

Il contributo principale dello studio pubblicato su Scientific Reports è l’analisi comparativa di quattro strategie di adattamento per proteggere Venezia nel lungo periodo.

La prima opzione riguarda il potenziamento delle barriere mobili esistenti, soluzione che consente di prolungare l’efficacia del sistema attuale, ma con limiti evidenti oltre determinate soglie di innalzamento del mare.

La seconda strategia prevede la costruzione di dighe ad anello per proteggere il centro storico, separandolo dal resto della laguna. Secondo i ricercatori, questa soluzione potrebbe rendersi necessaria oltre un aumento del livello del mare di 0,5 metri, soglia che potrebbe essere raggiunta prima del 2100 nello scenario ad altissime emissioni.

Lo studio, Long-term adaptation pathways for Venice and its lagoon under sea level rise

Una terza ipotesi, molto più radicale, consiste nella chiusura della laguna attraverso un “super argine”. Questo intervento garantirebbe protezione anche in scenari estremi, fino a circa 10 metri di innalzamento del livello del mare.

Infine, lo scenario più estremo prevede la rilocalizzazione della città, dei suoi abitanti e del patrimonio storico verso l’entroterra. Una scelta drastica, che potrebbe diventare necessaria oltre i 4,5 metri di innalzamento del mare, valore ipotizzabile dopo il 2300.

Costi e sostenibilità delle soluzioni

Lo studio affronta anche il tema cruciale dei costi, utilizzando stime aggiornate ai prezzi del 2024 basate su precedenti progetti ingegneristici.

Le dighe ad anello potrebbero avere un costo compreso tra 500 milioni e 4,5 miliardi di euro. La chiusura della laguna con un super argine supererebbe i 30 miliardi di euro, mentre la rilocalizzazione della città potrebbe arrivare fino a 100 miliardi di euro.

Questi dati mostrano chiaramente come ogni scelta comporti un equilibrio delicato tra fattibilità economica, impatto ambientale e tutela del patrimonio.

La dichiarazione del coordinatore dello studio

Al centro della ricerca c’è una consapevolezza chiave: non esiste una soluzione perfetta.

«Non esiste una strategia di adattamento ottimale – spiega Piero Lionello -. Qualunque scelta dovrà consentire un bilanciamento fra interessi diversi: la sicurezza e il benessere dei residenti, la prosperità economica, la tutela degli ecosistemi lagunari, la conservazione del patrimonio culturale e il mantenimento delle tradizioni locali. Considerando che la realizzazione di grandi infrastrutture può richiedere tra 30 e 50 anni, una pianificazione anticipata è fondamentale».

Il professor Piero Lionello

Il contributo strategico di UniSalento alla ricerca climatica

Il coordinamento dello studio da parte della Università del Salento rafforza il ruolo dell’ateneo nel panorama internazionale della ricerca sul cambiamento climatico.

Attraverso il lavoro del professor Piero Lionello e della rete scientifica coinvolta, UniSalento si conferma protagonista nella produzione di conoscenza strategica per affrontare le grandi sfide globali. Il contributo dell’ateneo non è solo scientifico, ma anche culturale e politico, perché orienta il dibattito pubblico e supporta i processi decisionali.

Un laboratorio globale per l’adattamento climatico

Il caso Venezia rappresenta un modello di riferimento a livello mondiale. Le strategie analizzate nello studio non riguardano solo la città lagunare, ma offrono indicazioni utili per molte altre aree costiere esposte agli effetti del cambiamento climatico.

La ricerca evidenzia come l’adattamento non sia una scelta opzionale, ma una necessità che richiede pianificazione, investimenti e visione a lungo termine.

Prospettive e sviluppo

Le decisioni sul futuro di Venezia dovranno essere prese con largo anticipo. I tempi di realizzazione delle grandi infrastrutture, stimati tra 30 e 50 anni, rendono indispensabile una strategia lungimirante.

Lo studio pubblicato su Scientific Reports fornisce una base scientifica solida per orientare queste scelte. La sfida sarà trasformare le conoscenze in azioni concrete, capaci di proteggere Venezia senza comprometterne identità, ecosistema e valore storico.

In questo scenario, il ruolo della ricerca, e in particolare di UniSalento, diventa decisivo per costruire un futuro sostenibile per Venezia e per tutte le città costiere del mondo.