Confesercenti Brindisi analizza i dati Nomisma. Piccirillo: «Desertificazione commerciale, un processo reale che indebolisce città e quartieri»
A proposito di trasformazione della rete commerciale in Puglia, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Michele Piccirillo, presidente di Confesercenti della provincia di Brindisi.
di Michele Piccirillo
Lo studio Nomisma e la desertificazione commerciale
«Lo studio conferma, con dati autorevoli, ciò che come associazione sosteniamo da anni». Confesercenti Brindisi esprime soddisfazione per l’analisi dell’Osservatorio Reti e commercio locale, promosso da Nomisma e Percorsi di Secondo Welfare, che fotografa con chiarezza un fenomeno noto e dibattuto: la progressiva riduzione dei negozi di vicinato e la trasformazione della rete commerciale italiana.
«La desertificazione commerciale non è un allarme astratto, ma un processo reale che ha già inciso sulla morfologia delle nostre città, sulla qualità della vita nei quartieri e sulla tenuta della rete di prossimità, cioè quell’insieme di negozi e servizi quotidiani – alimentari, bar, tabaccai, ferramenta, botteghe – che garantiscono presenza, sicurezza e vita nei quartieri. Quando questa rete si indebolisce, si indebolisce la città stessa».
Il “fenomeno Puglia” tra commercio e somministrazione
La vera novità che emerge dal rapporto riguarda il cosiddetto «fenomeno Puglia». A differenza di altre aree del Paese, la regione mostra una dinamica peculiare: alla progressiva riduzione delle attività di commercio tradizionale corrisponde una crescita significativa delle attività di somministrazione, come bar, ristoranti e locali legati al cibo e all’accoglienza.
«Non siamo di fronte a un semplice cambio di insegne. È una trasformazione strutturale: il commercio al dettaglio arretra, mentre avanzano le attività legate al food e alla ristorazione. Questo è dovuto certamente alla brillante capacità degli esercenti pugliesi di interpretare i cambiamenti, ma anche – e in modo sempre più evidente – all’incremento dei flussi turistici, alimentato in particolare dallo sviluppo dell’extralberghiero».

Turismo e squilibri della città
Confesercenti Brindisi invita però a leggere questi dati con lucidità. «Da un lato, è un segnale di vitalità: la Puglia ha saputo cogliere l’opportunità del turismo e trasformarla in impresa. Dall’altro, non possiamo ignorare il rischio di uno squilibrio: se il commercio di vicinato arretra troppo e la città si regge solo su somministrazione e turismo, la struttura economica e sociale diventa più fragile, più esposta alle stagioni, alle mode e agli shock esterni».
Ed è qui che l’associazione introduce il concetto di «città esposta». «Una città fatta solo di locali e case vacanza non è una città più viva: è una città più esposta. Esposta alle stagioni, perché funziona solo quando arrivano i turisti. Esposta alle mode, perché basta un cambio di tendenza per far crollare i flussi. Esposta agli shock esterni, come dimostrato dalla pandemia. Ed esposta alla perdita di residenti, perché quando il commercio arretra e i servizi quotidiani spariscono, le persone se ne vanno. Una città così non cresce: si sbilancia».
Chiusura domenicale e concorrenza nel commercio
Alla luce dei dati emersi, Confesercenti Brindisi richiama anche la proposta sulla chiusura domenicale generalizzata. «Lo studio Nomisma conferma la fondatezza della nostra posizione: una domenica uguale per tutti – negozi di vicinato, grande distribuzione organizzata e centri commerciali – con l’unica eccezione dei beni e servizi essenziali».
«La domenica pesa in modo marginale per gli esercizi di prossimità, mentre rappresenta fino a un quinto delle vendite settimanali dei grandi poli commerciali. È proprio questa asimmetria a generare squilibrio. Una chiusura domenicale generalizzata ristabilirebbe condizioni di concorrenza eque, riducendo il vantaggio strutturale dei grandi operatori e restituendo dignità al tempo delle famiglie che tengono aperti i nostri quartieri».
Governare il cambiamento della rete commerciale
Per Confesercenti Brindisi, il “fenomeno Puglia” va governato, non subito. «La capacità degli imprenditori pugliesi di adattarsi è un valore, ma non può sostituire le scelte di programmazione. Servono politiche che mantengano in equilibrio le diverse funzioni della città – commercio, ristorazione, accoglienza e turismo – evitando che una sola prevalga sulle altre e indebolisca la vita quotidiana dei centri urbani».
«Accogliamo con favore lo studio dell’Osservatorio. Ora nessuno può più dire di non sapere. I dati ci sono: sta alla politica decidere se limitarsi a prenderne atto o usarli per costruire una strategia che tenga insieme sviluppo, equilibrio e qualità della vita nei nostri territori».



