Competenze e filiere, la sfida energetica parte dalle PMI

Un momento del convegno

Oltre 2,4 milioni di nuovi posti di lavoro e 16 miliardi di investimenti: la filiera energetica punta su PMI, formazione e competenze green

di Antonio Portolano

Oltre 2,4 milioni di lavoratori specializzati richiesti nei prossimi cinque anni, 16 miliardi di euro di investimenti nelle infrastrutture elettriche e migliaia di PMI coinvolte nella trasformazione della filiera energetica.
Sono i numeri che hanno definito il panel “Supply chain e nuove competenze for energy industries: opportunità per il sistema PMI”, al Marina di Brindisi, dove imprese, istituzioni e centri di formazione si sono confrontati sul futuro dell’energia italiana.
Il confronto si è svolto nell’ambito della rassegna nazionale “I Colori dell’Energia – Transition & Supply Chain”, promossa in collaborazione con la Regione Puglia e il DiTNE – Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia, con il sostegno di Confindustria e l’Alto patrocinio del Parlamento Europeo e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il presidente della manifestazione, Gabriele Menotti Lippolis, ha sottolineato come il tema delle competenze e della filiera industriale rappresenti «la chiave per trasformare il potenziale energetico del Paese in una vera leadership industriale, capace di creare valore e lavoro qualificato». Un confronto che ha mostrato una direzione chiara: la transizione energetica passa per il lavoro, la formazione e la capacità di costruire una filiera industriale nazionale solida, innovativa e interconnessa.

A moderare il dibattito è stato il direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia, Rosario Tornesello, davanti a una platea ricca di rappresentanti del mondo imprenditoriale, istituzionale e accademico.

La spinta della Regione Puglia: formazione e strumenti per le imprese

La prima voce è stata quella di Donatella Toni, dirigente dell’Area Sviluppo e Competitività di Puglia Sviluppo, che ha evidenziato l’impegno della Regione nel sostenere l’innovazione industriale attraverso la crescita del capitale umano.
«I nostri strumenti – ha affermato – utilizzano per la prima volta i fondi FESR affinché le aziende possano provvedere anche al reskilling o all’upskilling delle risorse umane».
Un modello che unisce sviluppo economico e formazione, rafforzando la competitività delle imprese e valorizzando le competenze dei lavoratori coinvolti nei processi di transizione.

Unioncamere: servono 2,4 milioni di nuovi lavoratori “green”

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha tracciato una fotografia nitida delle sfide future.
«Nei prossimi cinque anni serviranno 2.400.000 persone con formazione in ambito green – ha dichiarato –. Il livello di mismatch tra domanda e offerta è ormai uno su due: un’impresa su due non trova la figura professionale che cerca».
Prete ha richiamato la necessità di potenziare gli ITS, strumenti fondamentali per ridurre il divario tra formazione e industria.
Sul fronte dell’indipendenza energetica, ha poi sottolineato il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), invitando a mantenere un approccio “tecnologicamente neutro” che includa anche il nucleare tra le fonti disponibili.

Cesareo: Brindisi e Taranto poli della nuova supply chain

Per Vincenzo Cesareo, presidente della Camera di Commercio di Brindisi e Taranto, la transizione rappresenta un’occasione concreta di rilancio produttivo per il Mezzogiorno.
«La supply chain che nasce dalle comunità energetiche – ha spiegato – prevede un insieme di attività impiantistiche, di costruzione e metalmeccaniche di cui il territorio di Brindisi e Taranto è ricco di competenze e di imprese. È una filiera che può davvero diventare motore di crescita locale».
Un messaggio chiaro: la decarbonizzazione deve andare di pari passo con la valorizzazione delle competenze industriali già presenti sul territorio.

Confindustria: potenziare gli ITS e governare la transizione

Il vicepresidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali di Confindustria, Francesco Somma, ha posto l’accento sull’urgenza di un salto di qualità nella formazione.
«Gli ITS dedicati all’energia andrebbero potenziati ulteriormente – ha osservato –. Ci sono eccellenze, ma la quota dei talenti, seppur cresciuta, resta sideralmente distante dai valori europei».
Somma ha invitato a «governare la transizione», puntando su una pianificazione che accompagni il cambiamento tecnologico con la crescita delle competenze.

Enel Italia: 16 miliardi per le reti e formazione per i giovani

Gaetano Evangelisti, responsabile Associazioni e Politiche Territoriali di Enel Italia, ha ricordato come l’azienda sia pronta a investire 16 miliardi di euro nel triennio 2025–2027 per lo sviluppo e l’ammodernamento delle reti elettriche.
L’obiettivo è coinvolgere il tessuto imprenditoriale territoriale, favorendo l’ingresso di PMI nella filiera delle infrastrutture e dei servizi per la rete.
Evangelisti ha citato anche i programmi formativi pluriennali promossi da Enel, come “Energie per crescere”, dedicati alla preparazione di tecnici e operatori specializzati nelle nuove professioni dell’energia.

Formazione e innovazione: la Scuola dei Mestieri dell’Energia

Il tema della formazione è stato approfondito da Elisabetta Salvati, presidente di Aforisma, e Giorgio Colombo, vicepresidente esecutivo Risorse Umane e ICT di Edison, che hanno presentato la Scuola dei Mestieri dell’Energia.
Un progetto pensato per ridurre il mismatch formativo e accompagnare la crescita industriale del territorio.
«Vogliamo attivare percorsi che partano subito dopo la scuola dell’obbligo e arrivino fino alla formazione specialistica – hanno spiegato – così da rispondere concretamente alle esigenze delle imprese e sostenere la competitività del territorio».

ENI–Versalis: gigafactory e “Energia di filiera”

Domenico Galante e Antonio Buonomini, per Eni–Versalis, hanno illustrato il progetto della gigafactory di batterie prevista a Brindisi, destinata a diventare un polo strategico per la produzione nazionale.
All’interno di questa iniziativa è nato “Energia di filiera”, programma di accompagnamento e formazione per le imprese dell’indotto, finalizzato a rendere la catena produttiva più innovativa e competitiva.
Un modello che integra sostenibilità, crescita e partecipazione locale.

A2A: resilienza e partnership nella catena di fornitura

Anna Maria Mele, senior buyer Impianti di Generazione di A2A, ha parlato della necessità di costruire una filiera più resiliente e integrata, capace di resistere agli shock geopolitici e alle turbolenze dei mercati internazionali. Ha illustrato la strategia dell’azienda nel promuovere partnership di lungo periodo con i fornitori e sinergie operative per rendere più solida l’intera catena di fornitura.

Nadara: l’eolico offshore galleggiante come leva per la crescita

A chiudere il confronto è stato Giovanni Rinaldi, Senior Project Manager Eolico Offshore della joint venture Nadara – BlueFloat Energy, che ha delineato la prospettiva di uno dei settori più promettenti per il Paese.
«Il settore dell’eolico offshore galleggiante è molto più di una tecnologia per la transizione energetica: è una leva strategica per lo sviluppo industriale, la crescita occupazionale e il rafforzamento del tessuto produttivo italiano. L’Italia, grazie alla sua leadership in settori come la metallurgia, la navalmeccanica e le infrastrutture portuali, è in una posizione privilegiata per intercettare le opportunità offerte da questa filiera. Le PMI possono inserirsi in ogni fase del processo e della supply chain: dalla produzione di componenti strutturali all’assemblaggio, dalla logistica all’installazione, fino alla manutenzione e alla gestione operativa degli impianti. L’eolico offshore galleggiante è una tecnologia che parla al futuro, ma che può generare benefici concreti già oggi: rafforzando il tessuto produttivo nazionale, creando lavoro qualificato, valorizzando le competenze locali e contribuendo alla sostenibilità economica e ambientale del Paese».

Una visione condivisa per il futuro dell’energia

Dal confronto di Brindisi è emersa una visione comune: la transizione energetica è anche una transizione delle competenze.
Per affrontarla servono politiche integrate tra imprese, istituzioni e formazione.
La Puglia, con la sua rete industriale e la presenza di grandi player del settore, si conferma un laboratorio strategico per l’Italia che vuole coniugare sostenibilità, sviluppo e innovazione.