Ciccio Riccio apre i 50 anni delle radio libere

Ascoli Piceno, da sinistra verso destra Ernesto Solimene e Mino Molfetta

Ad Ascoli, Mino Molfetta ed Ernesto Solimene celebrano cinquant’anni di radio: dalle prime frequenze alla nascita di Ciccio Riccio

di Antonio Portolano

Cinquant’anni dopo la rivoluzione che cambiò per sempre l’etere italiano, una storia cominciata a Brindisi è salita sul palco scelto per celebrare quell’anniversario. Domenica 6 settembre, nella monumentale Piazza del Popolo di Ascoli Piceno, Ciccio Riccio ha aperto la maratona nazionale dedicata ai cinquant’anni delle radio libere. Davanti ai microfoni c’erano Mino Molfetta, per tutti MM, editore dell’emittente brindisina, ed Ernesto Solimene, Enny: due protagonisti che proprio nel 1976 iniziarono insieme la loro avventura radiofonica e che avrebbero poi attraversato mezzo secolo di storia dell’emittenza privata.

È l’incrocio di queste date a dare alla partecipazione brindisina un valore che va oltre la celebrazione. Il 1976 appartiene alla storia della radio privata italiana e coincide con l’inizio del percorso nell’etere di Molfetta e Solimene. Il 13 novembre 1983 è invece la data di nascita di Ciccio Riccio, l’emittente che da Brindisi avrebbe costruito, nel corso di oltre quattro decenni, un rapporto riconoscibile con generazioni di ascoltatori.

Due storie che finiscono per sovrapporsi: quella pionieristica delle radio libere e quella di una realtà editoriale capace di trasformare un’intuizione nata nell’epoca dell’FM in un marchio ancora vivo nell’era dello streaming e delle piattaforme digitali.

Piazza del Popolo diventa uno studio radiofonico

La manifestazione di Ascoli Piceno, intitolata «Nate libere ma libere veramente», ha riunito emittenti private provenienti da diverse parti d’Italia per ricordare una delle svolte decisive nella storia della comunicazione italiana.

Piazza del Popolo si è trasformata per un’intera giornata in un grande studio radiofonico a cielo aperto, con dirette, musica, testimonianze e racconti destinati a ricostruire mezzo secolo di emittenza locale.

Ad aprire la kermesse è stata proprio Ciccio Riccio.

Mino Molfetta ed Ernesto Solimene hanno dato il via alla maratona, trasmessa anche sulle frequenze dell’emittente brindisina, portando nelle Marche una storia che attraversa quasi per intero la parabola delle radio private pugliesi.

Il programma è stato arricchito dall’intervento del direttore artistico Paolo Notari, giornalista Rai, conduttore televisivo e inviato di programmi come «Unomattina», «La Vita in Diretta», «Sereno Variabile» e «Agorà».

Sono intervenuti inoltre il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, presidente di Anci Marche e presidente del Consiglio nazionale Anci, e Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche e del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio.

Da MM ed Enny è partito anche un invito agli ospiti a ricambiare la visita e raggiungere Brindisi. Una proposta accolta con entusiasmo e che potrebbe trasformare una giornata celebrativa nell’inizio di nuove collaborazioni tra territori e realtà della comunicazione.

Ascoli Piceno, un momento dei 50 anni delle Radio libere con Ernesto Solimene e Mino Molfetta

Il 1976 e la svolta che cambiò la radio italiana

Per comprendere la portata dell’anniversario bisogna tornare al 28 luglio 1976, quando venne depositata la sentenza numero 202 della Corte costituzionale.

È una delle pronunce che hanno cambiato la storia dei media italiani.

La Corte dichiarò costituzionalmente illegittime le norme allora vigenti nella parte in cui non consentivano, previa autorizzazione statale, l’installazione e l’esercizio di impianti privati per la diffusione radiofonica e televisiva via etere quando la loro portata non superasse l’ambito locale.

Non venne dunque cancellato indistintamente il monopolio pubblico della Rai. La pronuncia aprì invece alla possibilità per i privati di trasmettere localmente, individuando proprio nella dimensione territoriale lo spazio nel quale poteva svilupparsi un pluralismo dell’informazione senza determinare necessariamente situazioni monopolistiche od oligopolistiche.

Quella decisione giuridica contribuì a liberare definitivamente energie che in molte città italiane avevano già iniziato a manifestarsi.

Garage, appartamenti, negozi e scantinati si trasformarono in studi radiofonici. Trasmettitori spesso artigianali portarono nell’etere musica, informazione, politica, telefonate degli ascoltatori e soprattutto nuovi linguaggi.

La radio smise di essere soltanto una voce che arrivava da lontano.

Cominciò a parlare con l’accento delle città.

E anche Brindisi entrò pienamente dentro quella rivoluzione.

Brindisi, laboratorio delle radio libere

La storia dell’emittenza libera brindisina è molto più ampia della vicenda di una singola emittente.

A ricostruire quella stagione è anche il volume «Radio Brindisi On Air – Da Mamma Rai alle radio libere» di Marco Greco e Domenico Saponaro, un lavoro dedicato alla nascita e allo sviluppo delle emittenti cittadine e ai protagonisti che trasformarono Brindisi, tra gli anni Settanta e Ottanta, in un vivacissimo laboratorio radiofonico.

La ricerca ripercorre un fenomeno che attraversò profondamente la città: la nascita di nuove frequenze, l’emergere di speaker e tecnici, la sperimentazione musicale, l’informazione locale e la possibilità, per tanti giovani brindisini, di entrare per la prima volta in uno studio radiofonico e misurarsi con un mezzo di comunicazione fino ad allora sostanzialmente inaccessibile.

Tra quelle esperienze compare Radio Video Brindisi, indicata nella ricostruzione storica come una delle primissime realtà private del panorama cittadino, mentre negli anni successivi l’etere brindisino si sarebbe popolato di numerose altre emittenti.

La radio diventò così contemporaneamente passione, luogo di socializzazione e palestra professionale.

È dentro questo clima che si forma il sodalizio fra Mino Molfetta ed Ernesto Solimene.

Già giovanissimi, i due amici avevano cominciato a cimentarsi come dj e animatori. Il passaggio decisivo arriva nel febbraio del 1976, quando iniziano a trasmettere dagli studi di Radio Brindisi Centrale.

Da quel momento il microfono diventa una presenza stabile nelle loro vite.

Programmi, musica, improvvisazione e altre esperienze nelle emittenti cittadine accompagnano una stagione nella quale fare radio significava soprattutto inventare un linguaggio senza poter contare sui modelli, le tecnologie e le strutture che sarebbero arrivate negli anni successivi.

È dunque questo il cinquantesimo anniversario che MM ed Enny celebrano nel 2026: cinquant’anni della loro avventura radiofonica.

Non cinquant’anni di Ciccio Riccio.

Una distinzione cronologica fondamentale che rende la storia ancora più interessante, perché permette di osservare il passaggio dalla stagione quasi artigianale delle radio libere alla costruzione di imprese editoriali capaci di consolidarsi e durare nel tempo.

Ascoli Piceno, un momento dell’evento con Ernesto Solimene e Mino Molfetta

Il 13 novembre 1983 nasce Ciccio Riccio

Il secondo grande capitolo si apre il 13 novembre 1983.

Quel giorno nasce a Brindisi Ciccio Riccio.

I primi studi vengono ricavati nello scantinato di un palazzo di viale Duca degli Abruzzi, nel rione Casale. Nel nucleo che dà vita all’emittente ci sono i fratelli Mino Molfetta e Paolo Molfetta, Ninfa Dora e Valentino Semeraro.

Da quel piccolo spazio comincia una storia destinata ad allargarsi ben oltre i confini della città.

Attorno alla radio si susseguono nel tempo speaker, dj, tecnici, collaboratori e personalità che contribuiscono a costruirne l’identità, mentre Ernesto Solimene resta una delle figure storicamente legate al percorso iniziato con Molfetta negli anni Settanta.

Anche il nome diventa rapidamente riconoscibile.

Lo slogan «Radio le altre, noi Ciccio Riccio» sintetizza una scelta di posizionamento che punta sull’identità, sulla capacità di distinguersi e su un rapporto quasi personale con l’ascoltatore.

Un modo di intendere la radio che nel tempo si rivelerà decisivo.

Non soltanto musica: una radio dentro il territorio

Il successo di una radio locale non si misura soltanto dalla musica trasmessa.

Si costruisce soprattutto sulla capacità di diventare parte della quotidianità del territorio.

Ciccio Riccio sviluppa negli anni proprio questa dimensione, portando i propri speaker fuori dagli studi e facendo delle piazze un naturale prolungamento della diretta.

Il Ciccio Riccio in Tour diventa uno dei segni più riconoscibili dell’emittente. Sabati sera, domeniche pomeriggio, appuntamenti nelle città e nei paesi pugliesi trasformano la radio in qualcosa che non si limita ad arrivare nelle case o nelle automobili.

Gli ascoltatori possono incontrare fisicamente le voci che ascoltano ogni giorno.

È un rapporto diretto che accompagna più generazioni e che contribuisce a trasformare il marchio in un elemento della cultura popolare del territorio.

Per migliaia di ragazzi cresciuti tra gli anni Ottanta, Novanta e Duemila, il nome Ciccio Riccio finisce così per essere associato non soltanto a una frequenza radiofonica, ma a serate, piazze, musica, feste, incontri e ricordi personali.

Dall’FM allo streaming senza perdere l’identità

Quarantatré anni dopo la nascita dell’emittente, quella dimensione non è scomparsa.

Sono cambiati gli strumenti.

La radio che aveva costruito il proprio pubblico nell’epoca della modulazione di frequenza si è trovata ad attraversare trasformazioni tecnologiche profonde: musicassette, compact disc, computer, Internet, smartphone, social network, streaming, applicazioni e dispositivi connessi.

Ciccio Riccio ha progressivamente affiancato alla diffusione tradizionale nuovi canali digitali, sviluppando streaming online, applicazione mobile e strumenti di ascolto attraverso assistenti vocali.

La radio è quindi uscita dal perimetro della frequenza senza smarrire la propria identità territoriale.

La sede continua a essere nel rione Casale, in viale Duca degli Abruzzi: lo stesso quartiere dal quale la storia dell’emittente aveva preso forma.

Ed è proprio al Casale che il 12 settembre il Ciccio Riccio in Tour tornerà nel piazzale antistante la chiesa dell’Ave Maris Stella, nell’ambito della tradizionale festa del quartiere.

Tra i protagonisti annunciati figurano Valentina Molfetta, Dj Andreas, «I Cavalli di Battaglia» di Marcello Biscosi e Ignazio Deg. Alla presentazione dell’iniziativa ha partecipato anche Paolo Molfetta, direttore commerciale dell’emittente.

Da Ascoli al Casale nel giro di pochi giorni.

Da una celebrazione nazionale della storia delle radio libere al quartiere brindisino nel quale quella storia ha trovato una delle sue declinazioni più longeve.

Grande festa ad Ascoli Piceno per i 50 anni delle Radio libere con Ernesto Solimene Enny e Mino Molfetta MM protagonisti

MM ed Enny, mezzo secolo davanti allo stesso microfono

Dentro questa vicenda collettiva ce n’è poi una più personale.

È quella di Mino Molfetta ed Ernesto Solimene.

I due si definiscono ironicamente gli «anzianotti» dell’etere, ma il loro cinquantesimo anniversario radiofonico è soprattutto la misura di una relazione professionale e umana capace di attraversare epoche completamente diverse.

Da alcuni mesi, ogni sabato mattina, MM ed Enny sono tornati insieme davanti ai microfoni.

Il format vive di ricordi, aneddoti, battibecchi surreali, reciproci sfottò e musica. I successi che hanno accompagnato generazioni diverse diventano il filo conduttore attraverso il quale ripercorrere mezzo secolo di costume e di radio.

Non è soltanto nostalgia.

È anche la dimostrazione di quanto il mezzo radiofonico continui a poggiare su un elemento che nessuna trasformazione tecnologica è riuscita a sostituire: la relazione fra chi parla e chi ascolta.

Sabino Morra e quell’incontro dopo cinquant’anni

Ad Ascoli Piceno la giornata ha riservato a MM ed Enny anche un finale inatteso.

Sul palco hanno ritrovato Sabino Morra, regista e coordinatore della manifestazione, brindisino di nascita e marchigiano d’adozione.

Era uno degli amici con cui avevano mosso i primi passi nel mondo delle radio libere.

Negli appuntamenti serali del loro primo programma, trasmesso nel 1976 dagli studi di Radio Brindisi Centrale, Morra li affiancava con imitazioni, poesie surreali e una spiccata capacità di intrattenimento.

C’è anche un dettaglio che restituisce meglio di qualsiasi fotografia l’età e lo spirito di quella stagione: alla fine delle trasmissioni era Sabino a riaccompagnare a casa gli amici in automobile, perché era già patentato.

Rivedersi sul palco cinquant’anni dopo ha chiuso simbolicamente un cerchio.

Il «momento carrambesco» raccontato dai protagonisti non è stato soltanto una parentesi sentimentale della manifestazione.

È diventato la fotografia di un’intera generazione.

Ragazzi che negli anni Settanta entravano quasi per gioco dentro piccoli studi radiofonici e che, senza saperlo, stavano partecipando alla nascita di un nuovo sistema dell’informazione e dell’intrattenimento italiano.

Da Brindisi una storia dentro la storia della radio

È questo, alla fine, il significato più profondo della presenza di Ciccio Riccio ad Ascoli.

Il 1976 racconta l’anno in cui la radio privata locale trova nella sentenza della Corte costituzionale il passaggio decisivo per uscire da una condizione di precarietà normativa.

Lo stesso 1976 segna l’inizio dell’avventura davanti al microfono di Mino Molfetta ed Ernesto Solimene.

Il 1983 racconta invece la nascita di Ciccio Riccio e il passaggio dall’esperienza pionieristica alla costruzione di un’emittente destinata a durare.

Il 2026 racconta infine un altro passaggio: quello di una radio che continua a vivere quando «radio» non significa più soltanto antenna e frequenza, ma anche streaming, app, social network, eventi e contenuti distribuiti su più piattaforme.

Eppure, sotto tutti questi cambiamenti, qualcosa è rimasto uguale.

Una voce.

Un microfono.

Qualcuno che ascolta dall’altra parte.

Da uno studio di Radio Brindisi Centrale nel 1976 a Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno nel 2026 sono trascorsi cinquant’anni.

Dal piccolo scantinato del Casale nel quale nacque Ciccio Riccio sono passati oltre quattro decenni.

La tecnologia ha cambiato quasi tutto.

Ma MM ed Enny sono ancora lì.

E il microfono è ancora acceso.