Chiamala violenza, dal Salento video contro i femminicidi

Chiamala violenza, il giorno delle riprese

«Chiamala violenza» dal Salento: dieci donne unite contro femminicidi e violenza sulle donne, il video per il Centro antiviolenza Io Donna

di Antonio Portolano

Dieci donne, dieci percorsi professionali diversi. Le loro storie diventano una campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere, pensata per andare oltre il 25 novembre e raccontare i femminicidi con le parole giuste. Nasce così il video «Chiamala Violenza».

Realizzato in Salento, il video «Chiamala Violenza» trasforma volti, esperienze e responsabilità quotidiane in un messaggio netto contro la violenza sulle donne e a sostegno del Centro Antiviolenza Io Donna di Brindisi, con l’obiettivo di cambiare il modo in cui si parla di femminicidi.

Un video dal Salento contro la violenza sulle donne

«Chiamala Violenza» è il nuovo video di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne realizzato in Salento in occasione della Giornata Mondiale del 25 novembre. La campagna è scritta da Diego Colucci e diretta insieme ad Angelo Cascione, e porta sullo schermo imprenditrici, professioniste, giornaliste, attrici, voci radiofoniche e rappresentanti del mondo produttivo locale.

Non si tratta di attrici “di mestiere”, ma di donne che nella vita reale guidano aziende, associazioni, redazioni e studi professionali. Le protagoniste non sono comparse: sono donne che nel quotidiano hanno responsabilità pesanti sulle spalle e che scelgono di esporsi in prima persona contro la violenza di genere.

A tenere insieme teatro e impegno civile è Sara Bevilacqua, attrice e regista da tempo impegnata in progetti che mettono al centro la memoria collettiva, i diritti e la giustizia. Nel video c’è Velleda De Mariani, alla guida di Demarauto, abituata a confrontarsi con un settore, quello dell’auto, in cui le crisi non sono più solo titoli di giornale ma numeri sui bilanci.

Accanto a loro, Micaela Di Cola, Executive Chef che lavora tra ristoranti, cinema e pubblicità, portando in cucina linguaggi e mondi diversi. Il punto di vista del vino e della ristorazione è rappresentato da Daniela Gravili, sommelier e degustatrice AIS, addetta all’hospitality di Menhir Marangelli, e da Antonella Maci, imprenditrice ed event manager di Cantine Due Palme.

Nel mondo del vino, ancora fortemente maschile, la campagna mette in primo piano anche Melissa Maci, presidente di Cantine Due Palme, a conferma di un protagonismo femminile che non si limita alla narrazione ma attraversa i luoghi della produzione.

La voce inconfondibile dell’etere locale è quella di Valentina Molfetta, speaker di CiccioRiccio, abituata a parlare ogni giorno a migliaia di persone in macchina, a casa, al lavoro. Dal fronte dell’informazione arriva anche Fabiana Pacella, giornalista d’inchiesta insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica per il suo lavoro contro le mafie e le zone grigie del potere.

Completano il quadro Maria Grazia Paterno, dentista e ortodontista, volto della sanità privata che vive in prima linea il rapporto con le persone, e Sonia Rubini, direttrice della CNA Brindisi – Taranto, da anni con le mani dentro i problemi delle piccole imprese, del lavoro che manca e dell’abusivismo che cresce. Dieci profili diversi, un territorio comune: Brindisi e il Salento. Non un “parterre femminile” messo lì per decorazione, ma un gruppo di donne che si espone su un tema che può entrare in casa di chiunque.

Regia essenziale e linguaggio dei media sotto accusa

Il video «Chiamala Violenza» è costruito con una regia essenziale: primi piani, sguardi diretti in camera, nessun effetto speciale. La scelta estetica è chiara: portare lo spettatore faccia a faccia con i volti e le parole, senza filtri. Il testo insiste su un punto preciso, decisivo per la lotta alla violenza di genere: il linguaggio con cui vengono raccontati i femminicidi e le aggressioni contro le donne.

Frasi come «delitto passionale», «raptus di gelosia», «era un bravo ragazzo», «una lite finita male» vengono rovesciate e smontate una per una. Ogni protagonista prende in carico un pezzo di questo vocabolario distorto e lo restituisce allo spettatore per quello che è: un modo per attenuare, giustificare, spostare l’attenzione dalla responsabilità alla fatalità, dalla violenza alla “tragedia”.

La risposta, nel video, è sempre la stessa e secca. Quando ti isola, ti controlla, ti umilia, il messaggio è: «chiamala violenza». Quando la società cerca scuse per lui e pretende comprensione da lei: «chiamala violenza». Quando davanti all’ennesimo femminicidio si parla di «tragedia inspiegabile»: «chiamala violenza».

Il finale è un coro: le protagoniste, una dopo l’altra, invitano a non edulcorare più la realtà. Finché una donna avrà paura di dire «basta», l’unica parola onesta da usare non è «dramma», non è «follia», non è «amore malato»: è «violenza». La campagna mette al centro la responsabilità di chi racconta, dai titoli dei giornali ai commenti sui social, perché la percezione della violenza sulle donne passa anche dalle parole scelte per definirla.

Il ruolo del Centro Antiviolenza Io Donna a Brindisi

Il video nasce in un contesto ben preciso: quello del Salento e della provincia di Brindisi, dove il tema della violenza di genere è affrontato ogni giorno da operatori e operatrici che lavorano spesso lontano dai riflettori. Tra i riferimenti centrali c’è il Centro Antiviolenza “Io Donna” di Brindisi, guidato da Lia Caprera.

Il Centro Antiviolenza Io Donna offre ascolto, supporto psicologico, assistenza legale e percorsi di protezione per donne italiane e straniere vittime di violenza sulle donne. L’iniziativa «Chiamala Violenza» si colloca dentro questa rete quotidiana di interventi, rappresentando sul piano comunicativo ciò che il centro agisce ogni giorno sul piano sociale e di tutela.

Attorno al lancio del video sono state organizzate iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi sul territorio, pensate per sostenere concretamente il lavoro del Centro e, allo stesso tempo, portare il messaggio della campagna fuori dallo schermo: nei luoghi di lavoro, nei ristoranti, nelle aziende, nei media locali. Il legame tra comunicazione, raccolta fondi e presenza capillare sul territorio è parte integrante del progetto.

Uno strumento oltre il 25 novembre

L’obiettivo dichiarato di Chiamala Violenza è andare oltre la logica dell’evento spot legato al calendario del 25 novembre. La campagna è pensata per essere utilizzata e condivisa ben oltre la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: nelle scuole, nei percorsi di educazione affettiva, negli incontri pubblici, nelle iniziative promosse da associazioni, istituzioni, imprese e realtà culturali.

Non si tratta quindi solo di un “omaggio alle vittime”, ma di uno strumento di lavoro e di discussione. Il video invita a rimettere al centro le parole utilizzate nei titoli dei giornali, nei commenti sui social, nelle chiacchiere da bar. Da lì passa una parte decisiva della percezione sociale della violenza di genere: o la si minimizza, oppure la si chiama per quello che è.

Il video «Chiamala Violenza» è a disposizione di testate, associazioni, scuole, enti e realtà interessate a diffonderlo o proiettarlo nell’ambito delle proprie iniziative sulla lotta alla violenza sulle donne. Per informazioni, richieste di utilizzo e approfondimenti sul lavoro del Centro Antiviolenza “Io Donna” di Brindisi, è possibile contattare l’organizzazione promotrice del progetto e il centro stesso attraverso i canali ufficiali.

La chiusura della campagna è un invito netto: cambiare le cose significa, prima di tutto, smettere di cercare parole di comodo e iniziare, finalmente, a chiamarla violenza.