Carciofi a 10 centesimi, un’elemosina ai produttori

Un campo di carciofi

Nel Brindisino prezzi crollati, raccolta antieconomica, campi abbandonati. Allarme di CIA Puglia: senza interventi urgenti è crisi

di Antonio Portolano

Carciofi lasciati nei campi perché raccoglierli non conviene più. È l’effetto diretto del crollo del prezzo al produttore, sceso fino a 10 centesimi a capolino, una cifra definita senza mezzi termini «un’elemosina» da CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

Il crollo dei prezzi e i carciofi non raccolti

In provincia di Brindisi, distese di carciofi restano sui campi e marciscono. Una situazione che nasce dal rapido tracollo del valore riconosciuto alle aziende agricole. A dicembre 2024 il prezzo era di 80 centesimi a capolino. Nelle prime settimane del 2026 è precipitato a 10 centesimi.

A questi livelli, la raccolta diventa antieconomica. I costi superano i ricavi e per molti produttori è più conveniente lasciare il prodotto sul terreno. Il problema non riguarda solo i carciofi, ma interessa anche cavolfiore, cicoria e broccoli, con produzioni locali di qualità elevata che vengono spesso sostituite da ortaggi importati dall’estero.

Gennaro Sicolo, presidente regionale e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani

L’allarme di Gennaro Sicolo e il nodo Mercosur

A denunciare una situazione definita «mortificante» è Gennaro Sicolo, presidente regionale e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani. La crisi, secondo la sua analisi, non è episodica ma strutturale e rischia di peggiorare ulteriormente.

«Quanto sta accadendo è davvero mortificante per la nostra agricoltura», afferma Sicolo. Il riferimento è anche all’accordo sul Mercosur, che potrebbe aggravare gli squilibri già esistenti. «Purtroppo è un problema che, con l’accordo sul Mercosur, potrebbe diventare ancora più drammatico».

Secondo il presidente di CIA Puglia, il sistema favorisce «le grandi industrie esportatrici, interessate ad abbattere i prezzi anche a costo di uno scadimento generale della qualità». Le ricadute coinvolgono l’intera filiera: consumatori, produttori e economia nazionale.

La richiesta è chiara e rivolta alle istituzioni europee e italiane: «Occorre fare qualcosa, urgentemente, con la UE e il governo italiano che mettano al centro la questione della redditività in agricoltura, dell’equità del valore riconosciuto ai produttori e della reciprocità di regole e standard qualitativi e di sicurezza alimentare con i Paesi terzi».

Giannicola D’Amico, vicepresidente vicario di CIA Puglia

La crisi strutturale secondo Giannicola D’Amico

La preoccupazione è condivisa anche da Giannicola D’Amico, vicepresidente vicario di CIA Puglia, che sottolinea come il problema si ripresenti ciclicamente da anni.

«Questo tipo di problematica si sta ripetendo da diversi anni», spiega, evidenziando che il crollo del prezzo al produttore ha «toccato il punto più basso in queste prime settimane del 2026». Una dinamica che rende impossibile qualsiasi pianificazione aziendale.

Il confronto con l’estero resta centrale. «I prodotti importati dall’estero hanno costi di produzione nettamente inferiori e standard qualitativi e di sicurezza alimentare molto più bassi dei nostri». Il prezzo di 10 centesimi viene definito senza attenuanti: «È un’elemosina».

Una pianta di carciofi

Dignità agricola e futuro delle campagne

Oltre al danno economico immediato, la crisi incide sul ruolo dell’agricoltura nel territorio. «Così si umiliano e si svendono anche la dignità e il ruolo fondamentale della nostra agricoltura», conclude D’Amico.

Il caso del Brindisino mette in evidenza uno squilibrio profondo nella filiera agroalimentare, dove il valore si concentra a valle mentre il produttore resta l’anello più debole. Senza interventi strutturali su prezzi, regole commerciali e standard condivisi, il rischio è l’abbandono progressivo delle campagne e una perdita di competitività difficilmente reversibile.