Brindisi, intervento sulla litoranea salentina: un cane da caccia recuperato vivo grazie alla professionalità e alle tecniche SAF
di Antonio Portolano
L’allarme del mattino
La chiamata è arrivata nelle prime ore del mattino di lunedì 5 gennaio 2026. Lungo la strada comunale 96, la litoranea salentina, nell’agro di Brindisi, un cane era caduto in un pozzo. Un salto nel vuoto di circa sei metri. Sul fondo, un metro e mezzo d’acqua fredda.
Una squadra del Vigili del Fuoco del comando provinciale di Brindisi è partita immediatamente. Perché quando c’è una vita da salvare, umana o animale che sia, i vigili del fuoco ci sono. Sempre.
La notte nel pozzo
Il cane, un cane da caccia, era scomparso la sera precedente. Durante una battuta, i cacciatori ne avevano perso le tracce. Le ricerche, poi il buio. Nessun segnale. Nessun rumore.
La mattina seguente il ritorno sul posto. Uno sguardo diverso. Il pozzo. La scoperta. La richiesta di aiuto.
Il cane era lì da ore. Infreddolito, provato, ma vivo. Ogni minuto contava.

La preparazione dell’intervento
Sul posto è arrivata una partenza classica del comando provinciale. Gli operatori hanno valutato lo scenario. Pozzo stretto, profondo, con presenza d’acqua. Nessuna improvvisazione possibile.
È stata scelta la strada della competenza. Quella delle tecniche SAF, speleo alpino fluviali, patrimonio di addestramento e professionalità dei vigili del fuoco. Tecniche che permettono di operare in sicurezza in ambienti confinati, verticali e complessi.
Un vigile del fuoco ha indossato la tuta impermeabile. Le attrezzature sono state predisposte. Corde, scala, sistemi di sicurezza. Ogni gesto misurato. Ogni passaggio controllato.
La discesa e il recupero
La discesa nel pozzo è avvenuta in sicurezza. Lentamente. Con precisione. Il soccorritore ha raggiunto il cane sul fondo, dove l’acqua arrivava alle zampe dell’animale.
Il recupero è stato delicato. Senza stressare il cane. Senza forzare. Poi la risalita, metro dopo metro, con il supporto dei colleghi in superficie.
Quando il cane è tornato alla luce, l’intervento era riuscito. L’animale, infreddolito ma in buone condizioni, è stato affidato al proprietario.
Sicurezza e prevenzione
L’operazione si è conclusa dopo circa un’ora. Non solo con il salvataggio del cane, ma anche con la messa in sicurezza del pozzo, per evitare che altri possano cadervi in futuro.
Un dettaglio che racconta bene il modo di operare dei vigili del fuoco: non fermarsi all’emergenza, ma prevenire la prossima.
Cosa sono le tecniche SAF
Le tecniche SAF, acronimo di Speleo Alpino Fluviali, rappresentano una delle specializzazioni più avanzate dei vigili del fuoco. Sono impiegate in contesti complessi: pozzi, cavità, pareti verticali, ambienti allagati o spazi confinati.
Chi opera con metodo SAF è addestrato a muoversi nel vuoto e nell’acqua, a lavorare in verticale e a gestire scenari ad alto rischio con precisione assoluta. Nel caso del pozzo sulla litoranea salentina, solo l’applicazione di queste tecniche ha reso possibile un intervento sicuro ed efficace, tutelando sia l’animale sia i soccorritori.
Sicurezza e prevenzione
L’intervento si è concluso in circa un’ora. Dopo il recupero del cane, i vigili del fuoco hanno provveduto anche alla messa in sicurezza del pozzo, evitando che potesse diventare nuovamente una trappola.
Un gesto che completa il soccorso e guarda oltre l’emergenza immediata.
Quando il lavoro parla da solo
Per il comando provinciale dei vigili del fuoco di Brindisi si tratta di uno dei primi interventi del 2026, forse il primo di questo tipo. Un intervento che non cerca clamore, ma racconta molto.
Racconta di uomini addestrati a scendere dove altri non possono. Racconta di competenze costruite nel tempo. Racconta di una presenza costante sul territorio.
Alla fine resta un cane che torna dal suo padrone. E resta la certezza che, anche nei luoghi più nascosti, c’è sempre qualcuno pronto a scendere per salvare una vita.




