Bruno Calvani, la luce sull’antico a Mola di Bari

Lo scultore Bruno Calvani

La mostra “Bruno Calvani. La luce sull’antico” celebra a Mola di Bari il grande scultore del Novecento, a quarant’anni dalla sua scomparsa

di Antonio Portolano

MOLA DI BARI (BARI)– A quarant’anni dalla morte di Bruno Calvani, Mola di Bari rende omaggio a uno dei protagonisti più originali della scultura italiana del Novecento. La mostra “Bruno Calvani. La luce sull’antico”, ospitata nel Castello Angioino-Aragonese, restituisce al pubblico e alla critica un artista di rilievo nazionale e internazionale, profondamente legato alla sua città natale.

Una foto di Bruno Calvani

La conferenza stampa di lancio

La conferenza stampa di presentazione della mostra si terrà venerdì 19 dicembre 2025, alle 11, presso la Sala conferenze del Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Mola di Bari e dalla Cooperativa Armida, con il sostegno della Regione Puglia – Puglia Culture, il patrocinio della Città Metropolitana di Bari e di Poli Biblio-Museali di Bari, accogliendo le istanze del Comitato per Palazzo Roberti e di numerosi cittadini.

I saluti istituzionali sono affidati a Giuseppe Colonna, sindaco di Mola di Bari, Angelo Rotolo, assessore alla Cultura del Comune di Mola di Bari, Sante Levante, direttore di Puglia Culture, e Micaela Paparella, consigliera delegata alla valorizzazione del patrimonio culturale e della Pinacoteca della Città Metropolitana di Bari.

Intervengono Carlo Mansueto, presidente della Cooperativa Armida, e Massimo Guastella, curatore scientifico della mostra.

La conferenza rappresenta l’occasione per presentare il percorso espositivo e il progetto culturale, celebrando il quarantennale della morte di Calvani e invitando il pubblico a riscoprire un artista la cui produzione continua a sorprendere per eleganza, sensibilità e modernità.

Bruno Calvani, un’opera

La mostra e il progetto culturale

La mostra retrospettiva dedicata a Bruno Calvani nasce su ideazione della Cooperativa Armida, che ne cura l’intera organizzazione e il progetto culturale, con l’obiettivo di restituire alla comunità la figura e le opere di uno degli artisti più significativi della scultura italiana del Novecento.

Il progetto è realizzato con il contributo del Comune di Mola di Bari, con il sostegno della Regione Puglia – Puglia Culture, il patrocinio della Città Metropolitana di Bari e di Poli Biblio-Museali di Bari, ed è curato da Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento.

L’esposizione sarà ospitata negli spazi storici del Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari dal 1° marzo al 30 settembre 2026, offrendo al pubblico un’occasione unica per riscoprire la sensibilità e la modernità dell’opera di Calvani.

Uno dei lavori di Bruno Calvani

Un percorso storico-critico rigoroso

Il progetto espositivo si propone di riportare all’attenzione della critica e del pubblico la complessità della figura di Bruno Calvani, indagando tanto la produzione scultorea quanto quella bidimensionale.

L’impostazione storico-critica mira, in primo luogo, a restituire visibilità e riconoscimento a un protagonista del Novecento, personalità di rilievo nel panorama artistico meridionale, nazionale e internazionale.

L’itinerario della mostra, articolato in sezioni cronologiche, prende avvio dagli esordi negli anni Dieci, per poi ripercorrere le esperienze parigine tra il 1928 e il 1942, il successivo ritorno a Milano durante la guerra e gli anni della piena maturità. Il percorso documenta un’attività creativa ampia e coerente, testimoniata da esposizioni e contributi critici apparsi sulla stampa francese e italiana.

Le opere esposte

Le opere in mostra, provenienti da musei pubblici e collezioni private, attestano una ricerca che non si è limitata alla scultura. Calvani, sin dalle prime prove sotto la guida di Gaetano Stella, ha sviluppato una seconda linea di ricerca nel campo della pittura, del disegno e dell’incisione, pienamente valorizzata lungo il percorso espositivo.

L’allestimento riunisce circa trenta sculture, caratterizzate da una compostezza arcaizzante e da un fascino intriso di malinconia, nel richiamo alle antiche civiltà artistiche reinterpretate con la freschezza di una luce moderna. Accanto a queste, un nucleo significativo di opere pittoriche su tela e carta, con un focus sul bianco e nero, i ritratti, i paesaggi e le nature morte, realizzate entro un ampio arco cronologico.

Bruno Calvani: profilo biografico

Bruno Calvani nasce a Mola di Bari nel 1904 ed è una di quelle figure che sembrano sfuggire alle narrazioni ufficiali, pur avendo lasciato tracce di grande interesse nella scultura italiana del Novecento.

Giovanissimo si trasferisce a Roma e poi a Milano, dove si forma nello studio dell’artigiano Adolfo Wildt, assorbendo una disciplina rigorosa del modellato e una visione arcaica, espressione della tensione spirituale del tempo che rimarrà cifra consolidata della sua opera.

Nel 1926 si reca a Parigi, allora centro propulsore dell’arte europea, scegliendo di viverci dal 1928. Nella capitale francese si confronta con i maestri d’ispirazione classica, da Maillol a Despiau, nutrendosi del gusto per forme arcaiche e mediterranee tradotte in libere espressioni formali. Si afferma accanto ai protagonisti de “Les Italiens de Paris” nelle sedi espositive più prestigiose. Come osserva De Micheli, «restando fedele all’immagine umana», Calvani persegue una misura severa della scultura senza rinunciare alla vitalità moderna.

Opera di Bruno Calvani

Nel 1936 fonda con Grüber, Fougeron e Prassinos il gruppo Nouvelle Génération. Rientrato in Italia negli anni drammatici della guerra, non interrompe la sua ricerca. Milano diventa la sua città d’adozione, dove realizza opere in terracotta, cera e bronzo. I ritratti, i nudi femminili di contenuta sensualità, pur amputati nelle braccia, diventano testimonianze silenziose di un profondo sentimento umano. Accanto alla scultura, sviluppa una produzione pittorica e grafica non comune.

Tra le opere pubbliche più note si colloca il monumento a Doña Flor, dedicato alla protagonista del dramma lirico di Niccolò van Westerhout, eseguito per la sua Mola. Di particolare rilievo è anche il portale bronzeo della chiesa di San Giuseppe a Legnano, esempio significativo di sacro contemporaneo di grande complessità formale.

Nel 1965 il riconoscimento dell’Accademia di San Luca certifica la portata e il valore della sua carriera artistica, portata avanti nonostante un’infermità invalidante, fino alla morte, avvenuta nel 1985.

Bruno Calvani, mostra La luce sull’antico, locandina

Restituire Calvani alla storia dell’arte

Valorizzare oggi la personalità artistica di Bruno Calvani significa assolvere a un dovere civico oltre che culturale. Uomo riservato ma dotato di una forte energia espressiva, Calvani ha mantenuto lungo l’intero arco della sua attività un rigoroso controllo compositivo e una coerenza identitaria di linguaggio formale, operando all’interno di un dibattito artistico di respiro internazionale.

Il rinnovato sguardo sulla sua produzione non si configura soltanto come una rivelazione, ma come una conferma. Da qui deriva la percezione di avere sino ad oggi trascurato un protagonista autorevole della scultura italiana del Novecento, che Mola di Bari, sua città natale, restituisce con questa mostra alla giusta collocazione nella vicenda artistica del XX secolo.