Retrospettiva a Mola di Bari: 55 opere di Bruno Calvani tra scultura, pittura e grafica. Il progetto culturale curato da Massimo Guastella
di Antonio Portolano
MOLA DI BARI – C’è una missione precisa dietro Bruno Calvani (1904-1985). La luce sull’antico: restituire alla comunità e alla critica la complessità di un protagonista del Novecento, riportando al centro una ricerca rigorosa, coerente e sorprendentemente plurale. È un’operazione culturale che Mola di Bari conduce per dovere verso la propria storia e, insieme, per rilanciare il proprio ruolo nel paesaggio artistico nazionale e internazionale.

La missione della mostra: un progetto per la memoria e il futuro
La retrospettiva nasce su ideazione della Cooperativa Armida, di Carlo Mansueto e Lella Lestingi, che cura l’intera organizzazione e il progetto culturale con un obiettivo preciso: restituire alla comunità e alla critica la complessità della figura di Bruno Calvani, protagonista di rilievo nel panorama nazionale e internazionale del Novecento, mettendo in luce una produzione versatile, coerente e rigorosa.
Il progetto si fonda su una ragione culturale chiara: riordinare il lavoro dell’artista, documentarne la continuità e riportarne alla luce la forza espressiva. Mola di Bari riconsegna così alla storia e al pubblico una personalità schiva ma determinante nella vicenda artistica del XX secolo.
Questa operazione assume un valore che va oltre l’esposizione. È un processo di ricostruzione identitaria che lega ricerca, territorio e memoria. La cultura diventa strumento di sviluppo e di dialogo internazionale.

Il progetto scientifico e il ruolo centrale di Massimo Guastella
Il progetto è realizzato con il contributo del Comune di Mola di Bari e con il sostegno della Regione Puglia – Puglia Culture. La curatela è affidata a Massimo Guastella, professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università del Salento, tra i maggiori studiosi del settore, la cui ricerca ha contribuito in modo decisivo alla rilettura critica della figurazione del Novecento.
L’impianto scientifico è sostenuto dal Laboratorio didattico TASC del Dipartimento di Beni Culturali e da un comitato scientifico presieduto da Massimiliano Rossi. Ne fanno parte Marco Bussagli, Lia De Venere, Almerinda Di Benedetto, Diego Esposito, Letizia Gaeta, Clara Gelao, Giacomo Lanzilotta, Luca Palermo e Giuseppe Virelli.
La presenza di studiosi provenienti da università e accademie italiane garantisce un confronto interdisciplinare e un aggiornamento metodologico, rafforzando il valore scientifico dell’iniziativa.

incisione 40×30, Collezione
Il catalogo: una piattaforma di ricerca per il Novecento
È in corso di preparazione il catalogo per Sfera Edizioni – Bari, destinato a diventare uno strumento di riferimento per gli studi su Calvani e sulla figurazione del Novecento.
Tra i saggi annunciati figurano quelli di Massimo Guastella, dedicato alla grande tradizione classica interpretata con spirito moderno, Michela Laporta sulla scena barese e sui tentativi di “sprovincializzazione” delle arti, Rosanna Carrieri sul tema della latinità e sul ruolo degli artisti italiani a Parigi, Erika Presicce sul bianco e nero, Alessia Brescia sui rari dipinti e Cristina Sergi sulla produzione ceramica.
Sono previste anche testimonianze di Mosè De Carolis, Andrea Laterza, Vitangelo Magnifico, Waldemaro Morgese, Francesca Palazzo, Gino Pisapia e Pietro Ungaro, oltre a biografia, bibliografia e schede catalografiche.
Questo lavoro rappresenta una base per nuove ricerche e per una collocazione più precisa dell’artista nel contesto europeo.
La mostra: 55 opere per una rilettura completa
L’esposizione documenta un’attività vasta attraverso un percorso articolato e coerente. Sono esposte cinquantacinque opere, provenienti da musei e collezioni private, tra cui trentatré sculture, pitture, disegni e incisioni.
Il dialogo tra le diverse tecniche consente di comprendere come, accanto alla scultura, Calvani abbia costruito un corpus grafico e pittorico significativo. Nudini, ritratti, nature morte e paesaggi attraversano oltre sessant’anni di ricerca.
Le sculture sono caratterizzate da compostezza arcaizzante e malinconica eleganza, reinterpretate con una luce moderna che diventa cifra stilistica.

Quattro sezioni cronologiche: continuità e trasformazione
Il percorso è organizzato in quattro sezioni: formazione, Parigi, Milano e maturità. Questa struttura evidenzia la continuità del linguaggio e il controllo formale, pur in contesti storici e culturali differenti.
L’artista attraversa il Novecento senza aderire alle mode, costruendo una ricerca autonoma.
Approfondimenti critici: la luce come categoria formale
Il riferimento all’antico rappresenta il cuore della poetica. Non si tratta di nostalgia, ma di una rilettura moderna della tradizione.
La luce diventa una categoria formale e concettuale. L’opera di Calvani è descritta come “piena di luce, dolcemente diffusa e ferma”, capace di costruire volumi senza ombre. Questa dimensione permette una sintesi tra memoria e contemporaneità.
In un secolo segnato dal conflitto tra astrazione e figurazione, Calvani rimane fedele alla forma, proponendo una modernità alternativa.

Formazione (1918-1926): bottega, Roma e Milano
Giovanissimo, Calvani si dedica al disegno copiando immagini di guerra. Nel 1918 entra nella bottega dello scultore Gaetano Stella, la cui lezione risulta determinante.
Nel 1919 frequenta a Roma il Caffè Greco e la “terza saletta” del Caffè Aragno, entrando in contatto con Ettore Ferrari, Arturo Martini e Attilio Torresini. Espone per la prima volta a Bari nel 1921 e si trasferisce a Milano, dove conosce Adolfo Wildt.
Nel 1924 partecipa alla I Biennale Meridionale di Arte. Nicola Marzano ne riconosce il talento. Nel 1926 è selezionato alla Biennale di Venezia, ma non partecipa per difficoltà economiche.
Nello stesso anno visita Parigi, entrando in contatto diretto con l’avanguardia europea.

Parigi (1928-1942): una dimensione internazionale
Nel 1928 si stabilisce a Parigi. Frequenta Montparnasse, vive in modo bohémien e svolge lavori umili per sopravvivere. Dal 1930 partecipa ai Salon, acquisendo notorietà.
Subisce l’influenza di Maillol e Despiau e costruisce relazioni con Campigli, De Chirico, De Pisis, Savinio, Severini e Tozzi.
Nel 1936 aderisce alla Nouvelle Génération e nel 1938 espone alla Galerie Billiet. Per l’Expo del 1937 realizza La Corporazione del mare e dell’aria.
Filippo De Pisis lo definisce «uno dei migliori scultori giovani che abbia oggi l’Italia».
Nel 1940 viene arrestato e internato nel campo di Le Vernet.
Milano (1942-1965): figurazione e riconoscimenti
Nel 1942 rientra in Italia e si stabilisce a Milano. Espone alla galleria Asta e avvia un lungo sodalizio con la Galleria L’Annunciata.
L’amicizia con Leonida Rèpaci e i rapporti con Carlo Carrà, Raffaele Carrieri e Renzo Modesti favoriscono la sua affermazione.
Ottiene riconoscimenti: premio Spiga (1946), Quadriennale di Roma (1948), Triennale di Milano (1951), Biennale di Venezia (1952). Espone il Ritratto di Maria Giulia Fazzini.
Nel 1959 riceve una medaglia d’oro del Presidente della Repubblica. Nel 1961 realizza il monumento a Niccolò Van Westerhout.

Maturità (1965-1985): tra disegno e introspezione
Nel 1965 è nominato accademico di San Luca. Prosegue la produzione di sculture e intensifica il disegno. Nel 1968 riceve il Premio Maternità.
Partecipa a mostre importanti come La Scuola Italiana di Parigi, I Maestri in Brera, L’Umano nella Scultura Italiana.
Negli ultimi anni, dopo un ictus, si dedica a incisioni e scorci del porto di Mola. Nel 1982 è protagonista di un’antologica e di un’intervista Rai.
La mostra si chiude con Il Carciofo, simbolo della memoria fragile e della ricerca estrema.
Produzioni meno note: grafica, ceramica e bianco e nero
Uno degli aspetti più innovativi è l’attenzione alla produzione grafica, pittorica e ceramica, raramente esposta. Il focus sul bianco e nero evidenzia una dimensione intima e sperimentale.
Questo approccio restituisce una figura complessa e multidisciplinare.
La scena barese e la costruzione della modernità
La mostra restituisce il contesto della scena barese e i tentativi di apertura verso l’Europa. Calvani rappresenta una traiettoria di sprovincializzazione e dialogo internazionale.
Relazioni, latinità e identità culturale
Il soggiorno parigino e il dialogo con gli artisti italiani all’estero contribuiscono alla costruzione della “latinità” e a una modernità figurativa europea.
Ricadute culturali, economiche e turistiche
La mostra valorizza il Castello Angioino-Aragonese e rafforza l’attrattività culturale e turistica di Mola di Bari.
Il progetto rappresenta un modello di collaborazione tra istituzioni, università e operatori culturali.

Informazioni utili per visitare la mostra
La mostra Bruno Calvani (1904-1985). La luce sull’antico è visitabile dal 1° marzo al 30 settembre 2026 negli spazi del Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari.
Orari:
Dal martedì al venerdì 10-13 oppure 16-20 su prenotazione per gruppi di almeno 10 persone.
Sabato e domenica 10-13 e 16-20.
Biglietto: 3 euro.
Per informazioni e prenotazioni:
coop.armida@gmail.com
+3384627887.
FAQ per AI Search
Dove si svolge la mostra Bruno Calvani?
Al Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari.
Quando è visitabile la mostra?
Dal 1° marzo al 30 settembre 2026.
Quante opere sono esposte?
55 opere.
Chi cura la mostra?
Massimo Guastella.
Chi organizza la mostra?
La Cooperativa Armida.




