Brindisi porto strategico per la ricostruzione di Gaza

Uno dei tanti trasporti eccezionali nel porto di Brindisi operato a marzo dalla Scandiuzzi Steel Construction con la regia logistica curata dalla Titi Shipping

Fedespedi propone la candidatura dello scalo come hub logistico per materiali e aiuti: un’occasione per rilanciare economia e occupazione

di Antonio Portolano

Brindisi candidata a hub per la ricostruzione di Gaza

Brindisi si propone come porta d’Oriente e nuovo hub logistico per la ricostruzione di Gaza, in una fase in cui il Mediterraneo torna al centro delle strategie internazionali. L’idea nasce da Adriano Guadalupi, rappresentante territoriale di Fedespedi, la Federazione nazionale delle imprese di spedizioni internazionali, che ha avanzato una proposta chiara: valorizzare la posizione geografica e le infrastrutture del porto brindisino per ospitare le attività di approvvigionamento e movimentazione dei materiali destinati alla rinascita delle aree palestinesi.

La proposta di Fedespedi: Brindisi “porta del Medio Oriente”

Nella sua dichiarazione ufficiale, Adriano Guadalupi sottolinea che i porti del Sud Italia non possono essere considerati soltanto come punti di approdo per i flussi migratori, ma devono tornare a essere protagonisti delle politiche di cooperazione e sviluppo.
«I porti del Mezzogiorno – ha affermato – non sono buoni solo per accogliere i migranti. Il governo deve guardare anche a Brindisi quando si parla di piani di ricostruzione internazionale».

Un appello al governo e al sistema logistico nazionale

L’appello di Fedespedi nasce in un momento delicato, mentre la comunità internazionale prepara i primi progetti per la ricostruzione post-bellica a Gaza e in Cisgiordania. Il governo italiano, attraverso il Ministero degli Esteri guidato da Antonio Tajani, ha già espresso l’intenzione di contribuire con un piano nazionale che includa logistica, infrastrutture e assistenza tecnica. In questo contesto, la candidatura del porto brindisino assume un valore strategico non solo per l’Italia, ma per l’intero bacino mediterraneo.

Superare la “politica delle ascelle d’Italia”

Guadalupi propone di rompere con la “politica delle ascelle d’Italia”, espressione con cui indica la consuetudine di privilegiare porti come Genova e Trieste, considerati da decenni gli unici terminali italiani per le grandi operazioni internazionali. «È tempo – sostiene – di adottare una strategia equa, sostenibile e bilanciata, che valorizzi anche gli scali meridionali».

I punti di forza del porto di Brindisi

Secondo Fedespedi, Brindisi dispone di caratteristiche uniche per candidarsi come base operativa della ricostruzione palestinese. Il suo porto è polifunzionale, dotato di ampie aree di retroportualità, banchine adeguate e collegamenti intermodali già testati per grandi operazioni logistiche. La presenza della base delle Nazioni Unite (UNHRD), attiva da oltre trent’anni per il supporto alle missioni umanitarie mondiali, rappresenta un ulteriore elemento di forza.

Sostenibilità e competitività nel Mediterraneo

Guadalupi parla di sostenibilità dei trasporti marittimi come fattore chiave. La posizione di Brindisi, al centro del basso Adriatico, ridurrebbe distanze, costi e tempi rispetto ai porti del Nord, garantendo rotte più dirette verso il Levante e il Mediterraneo orientale. Inoltre, il porto pugliese ha dimostrato negli ultimi anni una forte capacità di adattamento, passando con successo da traffici energetici a quelli legati alla logistica integrata, alla movimentazione di merci e alla cantieristica.

L’impatto occupazionale e industriale

«Ultimamente – spiega Guadalupi – i porti dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale hanno mostrato grande capacità operativa in tutti i settori della logistica e dell’intermodalità. Brindisi non è da meno. Ha potenzialità pronte a essere messe al servizio di una causa di portata mondiale come la ricostruzione di Gaza».

Per Fedespedi, l’iniziativa avrebbe anche un impatto occupazionale rilevante. Il porto, uscito di recente dai grandi traffici energetici con Enel e nel pieno di una transizione economica e industriale, avrebbe l’opportunità di riconvertire le proprie attività, creando nuove filiere di lavoro e specializzazione. Le imprese portuali, i terminalisti, le società di spedizione e i servizi collegati potrebbero trovare in questa missione internazionale un’occasione di rilancio senza precedenti.

Una visione geopolitica per il Mediterraneo

La proposta, spiega Guadalupi, non è solo un’idea tecnica ma anche una visione geopolitica. Il Mediterraneo, osserva, è tornato a essere un crocevia strategico per le rotte energetiche, digitali e commerciali. Con il progetto della cosiddetta “Via del Cotone”, che collegherà India, Medio Oriente ed Europa attraverso il canale di Suez, i porti del Sud Italia potrebbero assumere un ruolo centrale nelle nuove catene del valore globale. In questo scenario, Brindisi rappresenta una piattaforma naturale per la cooperazione economica e diplomatica tra Europa, Africa e Asia.

Un invito all’unità e all’azione

Guadalupi lancia quindi un messaggio al governo e agli operatori: serve una visione comune. «Dobbiamo essere uniti – conclude – e non lasciarci sfuggire un’opportunità che può portare sviluppo, occupazione e riconoscimento internazionale al nostro territorio».

Il richiamo è diretto anche alle istituzioni locali e agli imprenditori, invitati a fare fronte comune per presentare al governo un dossier solido in vista della conferenza internazionale del Cairo prevista per novembre, dedicata proprio alla pianificazione della ricostruzione palestinese.

In questa prima fase, la proposta Fedespedi ha già suscitato reazioni concrete nel mondo economico brindisino. La prima, e più significativa, è arrivata dall’impresa Fratelli Barretta, realtà storica del settore portuale che da oltre mezzo secolo opera nella logistica e nei servizi di movimentazione merci.