Cinque giornate tra memoria, cultura, arte e accoglienza per riflettere sul valore della fratellanza e costruire percorsi di pace condivisi
di Antonio Portolano
«Abbiamo la volontà di tessere una rete di speranza, pace e fratellanza. Vogliamo sostenere tutti coloro che creano e portano avanti iniziative di pace». Con queste parole l’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, monsignor Giovanni Intini, ha aperto la presentazione di Brindisi porto di pace e di speranza, il cartello di eventi che dal 24 al 28 settembre 2025 animerà la città con momenti di memoria, spiritualità e cultura.

Il contesto internazionale
Il percorso nasce in un tempo segnato da conflitti che scuotono le coscienze. La guerra tra Russia e Ucraina è ancora aperta. Il conflitto israelo-palestinese si è aggravato nelle ultime settimane. Oggi in Italia si è tenuto uno sciopero generale che ha portato migliaia di studenti in piazza per chiedere la pace.

Le parole dell’arcivescovo
L’arcivescovo Intini ha ribadito l’urgenza di segnali concreti: «In questo momento c’è bisogno di messaggi chiari, piccoli gesti che sono una semina. Noi seminiamo e sicuramente qualche seme porterà frutto». Ha poi richiamato la sofferenza vissuta accanto ai migranti: «Ogni volta che passo dal dormitorio è un colpo al cuore. Per questo abbiamo voluto aprire una casa dell’accoglienza, replicando l’esperienza della Casa degli Aquiloni. Un piccolo seme che, chissà, domani potrà diventare qualcosa di più grande, a servizio della città».

Un porto che accoglie
Il programma, presentato in conferenza stampa, unisce ricordo e futuro. Si apre con lo stage di danze popolari il 24 settembre, per proseguire il 25 con la Santa Messa presieduta da mons. César Essayan, vicario apostolico di Beirut, e con la tavola rotonda Accoglienza, pace, speranza che vedrà interventi qualificati del mondo ecclesiale e civile.
Il 26 settembre sarà la giornata del gemellaggio tra l’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e il Vicariato apostolico di Beirut, sottoscritto da mons. Intini, da mons. Essayan e dalla prof.ssa Patrizia Giunti, presidente della Fondazione Giorgio La Pira. Un passaggio di grande rilievo che suggella un legame di fraternità tra le due comunità e che assume un forte valore simbolico nel Mediterraneo. La sera, nel cortile della Cattedrale, spazio al progetto La porta di casa curato da Migrantes e alla musica del gruppo Viaggio Popolare.

Il 27 settembre la memoria dello sbarco del 1991 sarà al centro degli eventi. La mattina al Mediaporto si terrà l’incontro La convivialità delle differenze. Lo sbarco del ’91, con la partecipazione di esperti e testimoni albanesi e italiani. Nel pomeriggio la proiezione fotografica del fotoreporter brindisino Pierpaolo Cito. In serata lo spettacolo teatrale Non abbiate paura. Grand Hotel Albania, scritto da Francesco Niccolini e interpretato da Luigi D’Elia.
Il 28 settembre, ultima giornata, si terrà la Santa Messa al Sacro Cuore presieduta da don Mimmo Roma. Seguirà lo spettacolo Ombre migranti del maestro d’ombre Silvio Gioia.

La voce dei protagonisti
Alla conferenza stampa sono intervenute anche Sabina Bombacigno, direttrice dell’Ufficio dell’Associazione Migrantes di Brindisi, Nicole Salerno, delegata Cei al Consiglio dei giovani del Mediterraneo, Rosalba Cucci ed Erika Basile, animatrici di comunità del Progetto Policoro. Hanno illustrato i dettagli delle iniziative e sottolineato l’impegno della rete diocesana a favore dell’accoglienza e del dialogo.
Don Mimmo Roma ha richiamato le parole di Giorgio La Pira: «Partire dalle città per unire le nazioni». Ha spiegato che il senso delle manifestazioni è proprio questo: far partire da Brindisi un messaggio di pace e di speranza che parli a tutta la comunità.

Un messaggio che resta
Il cartello Brindisi porto di pace e di speranza gode del patrocinio del Comune di Brindisi. Tutte le iniziative sono gratuite e aperte alla cittadinanza. In una città che nel 1991 seppe accogliere decine di migliaia di albanesi, la memoria diventa spinta ad affrontare le sfide attuali. Brindisi torna così a essere porto, luogo di arrivo e di incontro, segno di pace e di fraternità.




