Brindisi, il vento del futuro soffia dal mare

Parchi eolici offshore

A I Colori dell’Energia, nell’ambito dello SNIM 2025, l’eolico offshore diventa motore industriale: Nadara–BlueFloat e Hope guidano la rotta

diAntonio Portolano

BRINDISI – «L’eolico offshore galleggiante potrà portare al territorio pugliese grandissimi benefici: dallo sviluppo del tessuto industriale e delle infrastrutture portuali alla creazione di migliaia di green jobs. Solo per i nostri progetti, Odra e Kailia, stimiamo fino a 7mila posti di lavoro nella fase di costruzione e oltre 300 permanenti nella gestione. L’Italia ha l’occasione di diventare un leader in questa tecnologia».
Con queste parole Ksenia Balanda, General Manager Eolico Offshore – JV Nadara–BlueFloat Energy in Italia, ha aperto il panel pomeridiano “Il mare e il vento: prospettive dell’eolico offshore”, evento centrale della seconda giornata di lavori de I Colori dell’Energia, all’interno dello SNIM 2025 – Salone Nautico di Puglia, in corso a Brindisi.

Poco dopo, Michele Scoppio, Amministratore Unico del Gruppo Hope, ha ricordato come «l’offshore rappresenti una svolta per l’intero comparto energetico nazionale. In Puglia stiamo disegnando la terza rivoluzione industriale, con progetti che porteranno sviluppo, innovazione e lavoro. Solo nel Salento parliamo di un investimento tra 1,5 e 2 miliardi di euro e di migliaia di nuovi posti di lavoro. La filiera pugliese dell’eolico galleggiante può diventare un modello europeo».

A introdurre la giornata, Gabriele Menotti Lippolis, Presidente de “I Colori dell’Energia” e past president di Confindustria Brindisi: «Brindisi è oggi un laboratorio nazionale. Qui si costruisce la nuova filiera italiana dell’energia, tra industria, porti, ricerca e competenze. È da qui che si definisce la politica industriale del futuro».

Mattina di lavori: comunità energetiche e sviluppo territoriale

La giornata si è aperta con il convegno “CER e territori: il valore condiviso dell’energia”, dedicato al ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili nella pianificazione energetica locale.
Il confronto ha ribadito come la transizione non possa essere imposta dall’alto ma costruita insieme ai territori, alle imprese e alle comunità.
Un richiamo alla necessità di strumenti normativi stabili e di una cabina di regia nazionale capace di coordinare i progetti locali.

Il mare e il vento: i protagonisti del pomeriggio

Come da programma ufficiale del 10 ottobre (ore 16), il panel “Il mare e il vento: prospettive dell’eolico offshore” ha riunito i principali attori della nuova filiera energetica:

  • Ksenia BalandaGeneral Manager Eolico Offshore, JV Nadara–BlueFloat Energy in Italia
  • Michele ScoppioAmministratore Unico, Gruppo Hope
  • Giuseppe CatalanoCapo di Gabinetto, Presidenza Regione Puglia
  • Giovanni GugliottiCommissario Straordinario, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio
  • Corrado GadaletaResponsabile Interconnessioni, Efficienza e Sostenibilità di Sistema, Terna S.p.A.
  • Stefano CiafaniPresidente, Legambiente
  • Donato CaiuloPresidente, Propeller Club Port of Rome
  • Vincenzo AmitranoComandante, Capitaneria di Porto di Brindisi
  • Fulvio Mamone CapriaPresidente, AERO – Associazione Energie Rinnovabili Offshore

Nadara–BlueFloat: il vento che cambia la filiera

Per Ksenia Balanda, l’eolico offshore galleggiante è una straordinaria opportunità industriale e occupazionale per la Puglia. I progetti Odra e Kailia, sviluppati da Nadara–BlueFloat Energy tramite Kailia Energie, forniranno energia pulita a oltre due milioni di famiglie, generando valore lungo tutta la catena produttiva.
Balanda ha posto l’accento sul coinvolgimento delle PMI locali, sul ruolo dei porti di Taranto e Brindisi come piattaforme logistiche e sull’urgenza di regole chiare per le aree marine idonee, i permessi e gli incentivi.
«L’Italia può diventare un leader nell’offshore galleggiante – ha sottolineato – ma servono tempi certi e una strategia nazionale coordinata. È una sfida che la Puglia può vincere, se il sistema Paese farà squadra».

Hope: tre progetti strategici e oltre 6 miliardi di investimenti

Il Gruppo Hope, ha spiegato Michele Scoppio, è oggi tra i protagonisti dell’eolico marino con tre progetti in Puglia e uno in Sicilia.
Il primo, da 500 MW, è situato al largo delle coste tra Brindisi e Lecce: «Un progetto già approvato dalla Commissione PNRR – ha ricordato Scoppio – ma ancora in attesa del via libera definitivo dal MIC, oggi in discussione presso la Presidenza del Consiglio».
Il secondo, Barium Bay, si sviluppa tra Bari e Manfredonia, con VIA positiva del MASE e una potenza quasi doppia rispetto al primo. Il terzo, nel Gargano, è in fase di sviluppo iniziale.
Complessivamente, oltre 6 miliardi di euro di investimenti e un impatto economico e occupazionale enorme per il territorio, anche grazie alle partnership con Fincantieri e Leonardo per la componentistica avanzata.
«Questa – ha detto Scoppio – non è solo una transizione energetica: è una rivoluzione industriale che cambierà il volto della Puglia».

Regole, rete e porti: la sfida di un ecosistema integrato

Dalla seconda parte del dibattito è emerso un messaggio forte e condiviso: l’eolico offshore può diventare un pilastro del sistema industriale nazionale solo se sostenuto da regole chiare, infrastrutture adeguate e un dialogo costante con i territori.

Giuseppe Catalano, Capo di Gabinetto della Presidenza della Regione Puglia, ha richiamato la responsabilità del Governo nel definire un quadro normativo stabile: «Siamo di fronte a una grande rivoluzione, ma non c’è mercato senza regole. Il Paese deve scegliere cosa vuole fare sull’offshore, indicando vincoli, aree e incentivi. Solo così si garantisce certezza a chi investe e sicurezza ai cittadini».

Per Giovanni Gugliotti, Commissario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, l’offshore rappresenta una straordinaria opportunità di crescita per i porti e per l’occupazione: «Taranto e Brindisi sono pronti a diventare piattaforme logistiche di riferimento. Ma serve una pianificazione che unisca porti, industria e istituzioni».

Sul fronte delle reti, Corrado Gadaleta, Responsabile di Terna, ha presentato gli interventi infrastrutturali già pianificati per collegare i nuovi parchi marini al sistema elettrico nazionale: «Il futuro dell’energia italiana passa dal mare. Stiamo lavorando per una rete più flessibile e resiliente, capace di integrare la nuova produzione rinnovabile».

Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente, ha ripercorso le iniziative promosse dall’associazione per accompagnare la crescita del settore, favorendo un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale e sulla coesione sociale. Ha ricordato i progetti di Legambiente per la tutela del mare e delle coste, l’impegno per la definizione delle aree idonee, e le campagne di sensibilizzazione rivolte a cittadini e imprese: «La sfida è coniugare tutela e progresso, rendendo l’eolico offshore un alleato della natura».

Il contributo di Vincenzo Amitrano, Comandante della Capitaneria di Porto di Brindisi, ha posto l’accento sulla necessità di coordinamento tra autorità marittime, operatori e comunità locali, ricordando che «ogni progetto deve garantire sicurezza della navigazione e compatibilità ambientale».

Chiudendo il confronto, Donato Caiulo, Presidente del Propeller Club Port of Rome, ha ribadito l’importanza di un dialogo costruttivo tra istituzioni e cluster marittimo, per «trasformare i porti pugliesi in motori della transizione e non solo in luoghi di passaggio».

Mamone Capria: “La rivoluzione blu parte dal Sud”

A concludere la giornata, Fulvio Mamone Capria, Presidente di AERO – Associazione Energie Rinnovabili Offshore, ha tracciato una visione nazionale del comparto:
«Le aziende del settore hanno già investito oltre 500 milioni di euro in progettazione e studi, ma il potenziale dell’offshore italiano supera i 20 gigawatt. È una straordinaria occasione industriale e occupazionale. Ora servono visione e coerenza normativa per rendere l’Italia protagonista del Mediterraneo».

Mamone Capria ha sottolineato che «la Puglia e Brindisi possono diventare i pilastri della rivoluzione blu, un modello di transizione capace di unire ambiente, industria e sviluppo».