Due nuove imprese si aggiungono al Polo Nautico da 60 milioni. Il nodo resta la disponibilità delle aree tra cantieristica ed eolico offshore
di Antonio Portolano
Brindisi cerca nuove industrie per costruire il proprio futuro dopo carbone e chimica. Nel frattempo, un progetto produttivo che vale ormai circa 60 milioni di euro, stima una ricaduta fino a 1.500 addetti tra occupazione diretta e indotto e continua ad attrarre imprese non ha ancora una certezza fondamentale: dove potrà insediarsi?
È dentro questa apparente contraddizione che acquistano peso le due nuove manifestazioni di interesse ricevute dal Polo Nautico “Brundisium”. Level Project e I.A.P. – Industrial & Aeronautical Painting vogliono approfondire la possibilità di localizzare a Brindisi nuove attività produttive legate a nautica, cantieristica e industria navale.
Non semplici dichiarazioni di principio. Per Level Project c’è già un’ipotesi da circa 3 milioni di euro e 50 nuovi occupati. I.A.P., realtà industriale già radicata nel territorio, porta invece competenze specialistiche utilizzabili nella filiera navale.
Mentre arrivano nuovi operatori, però, resta aperta la questione che accompagna il Polo da mesi: la disponibilità delle banchine e delle superfici portuali.

Level Project, 3 milioni per produrre a Brindisi
La prima manifestazione di interesse riguarda Level Project, società attiva da 14 anni e interessata a realizzare all’interno del Polo Nautico un nuovo capannone industriale destinato a produzione, assemblaggio e allestimento di arredi e componenti per yacht e navi da crociera.
L’investimento ipotizzato ammonta a circa 3 milioni di euro, con una ricaduta occupazionale stimata in 50 unità.
Il profilo dell’azienda consente di comprendere meglio il significato della proposta. AP Montaggi, società sottoposta alla direzione e al coordinamento di Level Project, opera negli allestimenti civili e navali e documenta attività su yacht e navi da crociera, tra cui Explora II di MSC, costruita da Fincantieri.
Non si parla quindi di un’azienda che prova ad affacciarsi per la prima volta sulla nautica, ma dell’ipotesi di trasferire a Brindisi una parte di una competenza industriale già presente nella filiera.
I.A.P., dalla fabbrica brindisina alla filiera navale
La seconda manifestazione di interesse arriva da I.A.P. – Industrial & Aeronautical Painting, società con sede a Brindisi, specializzata in trattamenti superficiali anticorrosivi, verniciature e rivestimenti ad alte prestazioni applicati ai settori aeronautico, nautico e industriale. Il profilo operativo dell’azienda è confermato dalla stessa documentazione societaria.
I.A.P. è soprattutto una solida e altamente qualificata realtà industriale nata a Brindisi nel 2001, capace negli anni di costruire un profilo di livello internazionale. È diventata fornitore qualificato di aziende come Leonardo, Piaggio Aero Industries, Alitalia Servizi e Atitech e nel 2019 ha avviato la propria presenza strutturata nella nautica attraverso un accordo pluriennale con Ferretti Group. Un curriculum sostenuto anche da certificazioni e qualifiche nei comparti aeronautico e industriale, che restituisce la dimensione e l’affidabilità dell’impresa che oggi guarda al Polo Nautico brindisino.
Anche in questo caso il valore della proposta va oltre il singolo possibile insediamento.
Un distretto nautico non è composto soltanto dai cantieri che costruiscono lo scafo. Vive di arredi, carpenteria, verniciature, impiantistica, trattamenti, componentistica, manutenzione, refitting, progettazione e servizi specializzati.
Level Project e I.A.P. aggiungono proprio due segmenti complementari a questa catena.
Ed è questo uno degli aspetti più interessanti della vicenda: mentre il Polo attende ancora di conoscere la propria collocazione definitiva, la sua potenziale filiera industriale continua ad allargarsi.
Da 45 a 60 milioni, il progetto continua a crescere
La storia del Polo Nautico Brundisium non comincia oggi.
Nell’aprile 2026 UnoGenio aveva ricostruito nel dettaglio il piano industriale: 45,2 milioni di euro di investimenti, quattro stabilimenti destinati alla costruzione di yacht a vela, imbarcazioni a motore e catamarani, 265 addetti diretti nella prima fase e 446 nella seconda, oltre all’indotto e a una scuola interna per la formazione delle professionalità necessarie.
La dimensione complessiva indicata oggi dai promotori è salita a circa 60 milioni di euro, mentre resta confermata la stima di una ricaduta occupazionale che può raggiungere 1.500 persone tra diretti e indotto.
Sono numeri da leggere naturalmente come obiettivi industriali e occupazionali, non come investimenti già realizzati o posti di lavoro già creati.
Ma mostrano un dato: il progetto, anziché restringersi con il passare dei mesi, continua ad aggregare operatori e nuove ipotesi produttive.

I quattro ettari di Capobianco e lo stop
Proprio per passare dal progetto alla fabbrica, nella primavera scorsa il Polo aveva compiuto il passo più importante.
Era stata individuata un’area di circa quattro ettari a Capobianco, all’interno del porto di Brindisi, ritenuta funzionale soprattutto per la possibilità di disporre dello specchio acqueo indispensabile alla costruzione e alla movimentazione delle imbarcazioni. Erano state documentate caratteristiche, dimensioni e articolazione industriale.
La richiesta di concessione, tuttavia, nell’arco di poche ore ricevette lo stop dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, guidata da Francesco Mastro.
Da quel momento il problema delle aree è diventato il punto centrale dell’intera operazione.
Non perché siano venuti meno gli investitori. Al contrario, oggi se ne aggiungono altri due.
Non perché sia scomparsa la prospettiva industriale. Il valore complessivo indicato dai promotori è aumentato.
Il nodo è diventato stabilire quale spazio del porto possa effettivamente ospitare quella prospettiva.
Il porto deve scegliere tra più grandi progetti
La questione è resa ancora più complessa dalla fase che sta attraversando Brindisi.
Le superfici interessate dal Polo Nautico risultano coinvolte anche nelle previsioni riguardanti la filiera dell’eolico offshore e, in particolare, la realizzazione dei floaters destinati ai grandi impianti galleggianti.
Non significa necessariamente che una filiera debba escludere l’altra.
Significa però che il porto deve arrivare a definire quali investimenti saranno effettivamente realizzati, quali superfici richiederanno, con quali tempi e quali aree potranno eventualmente essere destinate ad altre iniziative industriali.
Ed è proprio qui che il caso del Polo Nautico diventa emblematico della transizione brindisina: in una città che ha bisogno di diversificare la propria economia, il problema non sembra essere soltanto trovare progetti. Diventa sempre più importante riuscire a governare la contemporanea presenza di più progetti e trasformarla in una programmazione concreta.
Il MIMIT ha già inserito la cantieristica nel nuovo scenario
La nautica, del resto, non è estranea alla strategia nazionale di riconversione del territorio.
Il percorso avviato attraverso il Tavolo ministeriale fortemente voluto dall’onorevole Mauro D’Attis ha portato il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a esaminare una consistente pipeline di proposte per Brindisi.
Il 29 luglio il MIMIT ha comunicato che 35 progetti sono stati ritenuti idonei, per un valore potenziale superiore a 10 miliardi di euro e oltre 2.000 posti di lavoro diretti a regime. Tra le filiere indicate esplicitamente dal Ministero compare anche la cantieristica, accanto a transizione energetica, economia circolare, trattamento delle acque e aerospazio.
UnoGenio aveva già evidenziato il vero discrimine di quella grande partita: 10 miliardi di progetti non equivalgono a 10 miliardi già investiti. La riconversione diventa reale quando arrivano aree, autorizzazioni, cantieri e assunzioni.
La vicenda del Polo Nautico sembra condensare esattamente questa distanza.
Un mercato nel quale l’Italia è già leader
C’è poi una seconda ragione per cui la proposta merita di essere valutata sul piano industriale.
La nautica non è un settore marginale del Made in Italy.
Secondo Confindustria Nautica, il comparto italiano ha raggiunto nel 2024 un fatturato record di 8,6 miliardi di euro. Nel 2025 le esportazioni di unità da diporto hanno sfiorato 4,4 miliardi, con circa il 90% della produzione nazionale destinato ai mercati esteri. L’Italia rappresenta circa il 18% della produzione nautica mondiale.
Nel segmento più prestigioso la leadership è ancora più netta: secondo il Global Order Book 2026, nei cantieri italiani risultano 568 superyacht in costruzione, pari al 52% degli ordini mondiali. L’intera industria nautica genera oltre 13 miliardi di valore aggiunto e quasi 168mila occupati.
È la stessa industria sulla quale il Governo, durante il SATEC 2026, ha richiamato la necessità di investire in infrastrutture, cantieristica, formazione e capacità dei territori di accompagnare chi investe.
Per Brindisi significa poter guardare alla nautica non soltanto come diporto o turismo, ma come manifattura esportatrice ad alto valore aggiunto.
Brindisi ha ciò che la nautica cerca

Porto, aree industriali e retroportuali, competenze metalmeccaniche, collegamenti infrastrutturali e una posizione geografica proiettata verso Grecia, Albania, Montenegro, Croazia e Mediterraneo orientale costituiscono la base sulla quale i promotori hanno costruito il progetto.
La nautica ha inoltre una caratteristica determinante: necessita di spazi produttivi affacciati sull’acqua.
Già ad aprile Giuseppe Meo aveva sottolineato la crescente scarsità di superfici disponibili nei grandi distretti italiani di Liguria, Toscana e Marche e la possibilità per il Mezzogiorno di intercettare una parte di questa domanda.
Il vantaggio potenziale di Brindisi nasce dunque proprio da ciò che oggi rappresenta anche il problema da risolvere: lo spazio portuale.
Meo: «La nautica entri nel futuro industriale»
«Le due nuove manifestazioni di interesse – afferma il Presidente del Polo Nautico Brundisium, Giuseppe Meo – confermano l’esistenza di un concreto interesse industriale nei confronti di Brindisi. Ci auguriamo pertanto che, come dichiarato in più occasioni dalle istituzioni regionali e locali, la nautica e la cantieristica nautica possano entrare a pieno titolo nella visione del futuro industriale della nostra città, contribuendo alla necessaria diversificazione produttiva del territorio. Riteniamo che un settore nel quale l’Italia esprime una leadership internazionale e che genera investimenti, esportazioni, occupazione qualificata e un indotto altamente specializzato meriti di essere valutato con grande attenzione nella programmazione del futuro del nostro porto e della nostra area industriale. Con questo auspicio, pur prendendo atto della complessità che l’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale si trova ad affrontare nel fornire elementi definitivi circa la disponibilità delle banchine e delle aree richieste con la manifestazione di interesse presentata il 16 marzo 2026, riteniamo importante proseguire il confronto istituzionale. Le superfici interessate dal progetto risultano, infatti, coinvolte nelle previsioni relative alla filiera dell’eolico offshore e, in particolare, alla realizzazione dei floaters. Alla luce dell’evoluzione dei programmi nazionali del settore e della necessità di comprendere quali investimenti interesseranno concretamente il porto di Brindisi, ci auguriamo che possa essere ripreso e sviluppato il percorso istituzionale già avviato nei mesi passati, così da approfondire la fattibilità del Polo Nautico e, contestualmente, verificare le effettive esigenze di utilizzo delle superfici portuali interessate. Ci auguriamo, altresì, che le aree che dovessero risultare non più necessarie per tali programmi possano tornare nella piena disponibilità dell’Autorità di Sistema Portuale, consentendo di valutare ulteriori proposte industriali capaci di generare investimenti e occupazione, tra le quali rientra il Polo Nautico “Brundisium”».
«Il fattore tempo pesa sulle scelte industriali»
Il secondo passaggio della dichiarazione introduce la variabile che, oltre alle aree, rischia di diventare decisiva: il tempo.
«Questo consentirebbe anche al Ministero delle Imprese e del Made in Italy di proseguire e completare la valutazione dei progetti presentati nell’ambito della manifestazione di interesse propedeutica alla definizione di un possibile Accordo di Programma per Brindisi. Siamo convinti – conclude Meo – che il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Francesco Mastro, insieme alle istituzioni locali, regionali e nazionali, saprà accompagnare con la necessaria attenzione questo percorso, favorendo ogni utile interlocuzione con il Governo per giungere progressivamente a una definizione chiara e condivisa dei futuri assetti industriali e portuali di Brindisi. Il nostro auspicio è che, nel quadro di questa programmazione e nel pieno rispetto delle diverse progettualità in campo, si possano creare le condizioni per dare risposte in tempi compatibili con le esigenze delle imprese interessate a investire a Brindisi. Il fattore tempo rappresenta inevitabilmente un elemento importante nelle scelte industriali. Confidiamo pertanto che, attraverso la collaborazione tra Autorità di Sistema Portuale, Governo, istituzioni territoriali e sistema imprenditoriale, si possa arrivare a un quadro sempre più definito delle aree disponibili e della programmazione futura del porto, così da poter valutare tutte le opportunità di investimento. La disponibilità di operatori qualificati a investire sul territorio rappresenta un’opportunità per Brindisi che riteniamo importante approfondire e, ove ne ricorrano le condizioni, cogliere insieme, con l’obiettivo comune di generare nuovi investimenti, occupazione e sviluppo per il territorio».
Dalle imprese interessate alle fabbriche
La presenza di Level Project e I.A.P. sposta dunque nuovamente in avanti il confine della vicenda.
Quando il Polo Nautico venne illustrato, la prima domanda era se un grande investimento nella cantieristica a Brindisi potesse trovare una reale risposta del mercato.
Oggi la domanda è diversa.
Il progetto è cresciuto, altre aziende si sono avvicinate e la cantieristica figura tra le filiere considerate nella riconversione industriale nazionale. Nel frattempo, però, resta da definire la disponibilità dello spazio senza il quale capannoni, impianti, commesse e occupazione rimangono inevitabilmente sulla carta.
È uno dei passaggi più delicati della nuova fase economica di Brindisi. Una città che per decenni ha dovuto interrogarsi su come attrarre grandi investimenti deve ora dimostrare di saper creare le condizioni perché quelli che bussano alla porta possano diventare fabbriche.




