Brindisi candidata a Capitale Italiana del Mare 2026

Il Marina di Brindisi dall'alto

Una candidatura che mette a sistema porto, investimenti, eventi e lavoro, puntando sul mare come leva economica e identitaria della città

di Antonio Portolano

Brindisi ha deciso di giocare una partita ambiziosa: candidarsi al titolo di Capitale Italiana del Mare 2026, promosso dal Ministero per le Politiche del Mare.

Un obiettivo strategico che nasce dal mare

Non si tratta di un’operazione simbolica, né di una vetrina istituzionale. La candidatura nasce come scelta strategica, pensata per rafforzare il posizionamento economico della città e rendere strutturale il rapporto tra Brindisi e il suo mare.

Il percorso prende forma su iniziativa dello Snim – Salone Nautico di Puglia, in piena sintonia con l’Amministrazione Comunale di Brindisi, attraverso un incontro operativo finalizzato a definire le linee guida di una proposta credibile, concreta e già fondata su investimenti in corso.

Brindisi Capitale del mare, un momento dell’incontro

Un tavolo che fotografa un sistema economico reale

La composizione del tavolo di lavoro restituisce l’immagine di un ecosistema già attivo.
Erano presenti la dott.ssa Gelsomina Macchitella per il Comune di Brindisi, il Presidente del Salone Nautico di Puglia Giuseppe Meo, il Presidente del Distretto della Nautica e di Confindustria Brindisi Giuseppe Danese, il Presidente della Lega Navale Italiana Gianluca Fischetto, il Direttore di Confcommercio Brindisi Mimmo Consales, Stefano Calderari per il Circolo della Vela e Aps Brindisi Città d’Acqua, Antonio de Castro per il Centro Velico Torre Guaceto, Ada Quartulli per il Marina di Brindisi Club, Giovanni Ciampi per gli Amici del Mare, il Presidente di GV3 Marco Miglietta, la dirigente scolastica dell’ITET Carnaro Lucia Portolano, Vincenzo Larenza per l’ITET Carnaro, Ezio Launi e Ines Montefusco per l’IISS “Ferraris-De Marco-Valzani”, Mattia Aquilanti per il Marina di Brindisi – Bocca di Puglia, Michele Vergari per la Scuola Italiana Cani Salvataggio, Franco Romanelli per i Remuri, Simone Minghetti per Rescue Team, Paolo Mercurio per la Banca Popolare Pugliese, l’operatore turistico Raffaele Giove e il tour operator Cosimo Buzzerra.

Un confronto che mette insieme impresa, formazione, sport, turismo, inclusione sociale e credito, indicando con chiarezza che l’economia del mare, a Brindisi, è già un sistema e non una prospettiva astratta.

La nave da crociera Explora I in arrivo nel porto interno di Brindisi

Il mare come infrastruttura economica

A indicare la direzione è stato il Presidente del Salone Nautico di Puglia Giuseppe Meo, che ha ricondotto la candidatura a un dato essenziale: Brindisi non deve inventare un futuro, ma rendere visibile un presente già in movimento.

«Brindisi – ha affermato Meo – ha tutte le carte in regola per proporre la propria candidatura, anche se i tempi sono strettissimi. L’obiettivo è di porre nel giusto risalto tutti gli investimenti già in corso per rendere la nostra città sempre più legata al suo mare ed alle enormi potenzialità di crescita economica ed occupazionale».

Il mare viene così letto come infrastruttura produttiva: porto, nautica, cantieristica, servizi, eventi, turismo e formazione tecnica. Una filiera capace di generare occupazione stabile e indotto qualificato.

Tra identità, eventi e inclusione

La forza della candidatura risiede anche nella capacità di integrare economia e identità. I beni storici, a partire dal Castello Alfonsino, collocato all’ingresso del porto, diventano elementi funzionali a una narrazione che unisce passato e sviluppo contemporaneo.

Pesano, inoltre, i grandi eventi: il Salone Nautico di Puglia, le regate Brindisi-Corfù e Brindisi-Valona, il campionato internazionale di motonautica. Iniziative che rafforzano l’attrattività della città e ne consolidano il ruolo nel Mediterraneo.

Un segnale di maturità arriva dalle attività di GV3, che coniugano mare e inclusione delle persone diversamente abili, dimostrando come crescita economica e valore sociale possano procedere insieme.

Snim-Salone-nautico-di-Puglia-visitatori

Formazione, porto e Mediterraneo

La presenza di istituti scolastici e percorsi formativi legati alla cantieristica e alla nautica rappresenta un asset decisivo. Senza competenze, infatti, non esiste sviluppo duraturo.
Il porto di Brindisi e le attività portuali diventano così una piattaforma non solo logistica, ma anche formativa e occupazionale.

In questo contesto, la collocazione geografica della città rafforza la candidatura: Brindisi è una porta naturale sul Mediterraneo, con ricadute dirette su turismo, traffici e servizi.

Una candidatura che misura la capacità di fare sistema

«Siamo chiamati, insomma – conclude Meo – a raccontare quello che già facciamo e che pone Brindisi tra le città italiane costiere più importanti».

La vera sfida, tuttavia, è quella evocata nel passaggio finale: il titolo potrà funzionare solo se accompagnato da una reale capacità di collaborazione.

«È evidente che il successo di questa iniziativa, se dovessimo raggiungere l’obiettivo, richiederà il pieno coinvolgimento di tutti gli enti territoriali, oltre che di altre importanti realtà cittadine. Tutti insieme siamo chiamati a “fare rete”, con il chiaro intento di determinare ulteriori occasioni di sviluppo per Brindisi e il suo porto».

Il presidente dello Snim Giuseppe Meo

Il ringraziamento al sindaco Marchionna, per aver colto immediatamente la portata strategica della candidatura, chiude un percorso che non è più soltanto progettuale. La candidatura a Capitale Italiana del Mare 2026 diventa così un banco di prova sulla capacità di Brindisi di riconoscere nel mare il proprio principale motore di sviluppo.