Il professionista brindisino tra i tre incaricati FIPsiS Puglia. Sportello aperto anche a staff e volontari, attivo fino a fine settembre
di Antonio Portolano
Brindisi è entrata nei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 non soltanto con i suoi impianti, le gare e le migliaia di persone mobilitate attorno alla manifestazione. C’è anche una competenza professionale brindisina dentro uno degli aspetti meno visibili, ma più innovativi, della XX edizione: il sostegno psicologico a chi ha costruito e fatto funzionare la macchina dei Giochi.
Salvatore Barbarossa, psicologo clinico e dello sport di Brindisi e Consigliere del Comitato Regionale FIPsiS Puglia, è stato infatti uno dei tre professionisti indicati come Psicologi Ufficiali dei Giochi insieme a Isabella Genchi, di Modugno, nel Barese, e Maria Ivana Vetrano, di Copertino, in provincia di Lecce.
Ma il dato che rende l’esperienza particolarmente significativa va oltre i tre incarichi. Lo Sportello Psicologico predisposto per Taranto 2026 non è stato pensato esclusivamente per gli atleti: è stato aperto anche a organizzatori, staff, tecnici, volontari e personale impegnato nella manifestazione. E non si è chiuso con la cerimonia conclusiva del 3 settembre. Continuerà a operare, in presenza e online, fino alla fine del mese.
È qui che la storia locale diventa una notizia di portata più ampia: considerare il benessere psicologico non soltanto come uno strumento al servizio della performance sportiva, ma come una componente dell’organizzazione del lavoro dentro un grande evento internazionale.

Da Brindisi una delle tre professionalità pugliesi
L’incarico ha coinvolto tre Consiglieri del Comitato Regionale FIPsiS Puglia – Federazione Italiana Psicologi dello Sport: Salvatore Barbarossa di Brindisi, Isabella Genchi di Modugno, nel Barese, e Maria Ivana Vetrano di Copertino, in provincia di Lecce.
Una presenza pugliese che ha accompagnato il percorso organizzativo e lo svolgimento dei XX Giochi del Mediterraneo attraverso uno Sportello Psicologico disponibile sia in presenza sia online.
L’obiettivo non era limitarsi alla dimensione agonistica. Dietro una competizione internazionale esiste infatti una seconda gara che raramente finisce sotto i riflettori: quella sostenuta da chi deve garantire per giorni il funzionamento di impianti, servizi, accoglienza, logistica e organizzazione.
Turni prolungati, responsabilità, imprevisti, coordinamento di migliaia di persone e pressione legata a scadenze non rinviabili rappresentano un carico che non riguarda soltanto gli atleti. È su questo terreno che il progetto ha allargato il raggio d’azione della psicologia dello sport.
Il supporto anche a volontari, tecnici e organizzatori
La scelta compiuta dal Comitato Organizzatore di Taranto 2026 è stata quella di non circoscrivere il servizio alle persone impegnate direttamente nelle competizioni.
Lo Sportello è stato accessibile anche a organizzatori, staff, volontari, tecnici e personale dei Giochi. Una platea molto più ampia, composta in larga parte da persone che normalmente restano ai margini del racconto sul supporto psicologico nei grandi eventi sportivi.
La XX edizione ha messo in movimento migliaia di persone attorno a una manifestazione internazionale che ha richiamato in Puglia oltre 3.800 atleti in rappresentanza di numerosi Paesi dell’area mediterranea.
La differenza sta proprio nel perimetro scelto per l’intervento: non soltanto sostenere chi deve affrontare una gara, ma anche chi deve consentire che quella gara possa essere disputata.
È un cambio di prospettiva non secondario. Il benessere psicologico smette di coincidere esclusivamente con la gestione della prestazione e diventa parte della qualità complessiva dell’organizzazione.
Barbarossa: «Il benessere psicologico è una condizione di lavoro»
Per Salvatore Barbarossa, il valore dell’esperienza nasce dall’incontro tra la proposta dei professionisti e la disponibilità dell’organizzazione ad allargarne la portata.
«Il merito di questa impostazione non è solo nostro – dichiara il dottor Salvatore Barbarossa -. È il frutto di un incontro: da un lato la nostra proposta professionale, dall’altro la sensibilità del Comitato Organizzatore, che ha avuto il merito e la lungimiranza di capire fin da subito quanto un servizio come questo fosse importante, e di volerlo aperto a tutti anziché riservato a pochi. Non è una sensibilità scontata. Il benessere psicologico non è un privilegio della prestazione: è una condizione di lavoro. E che a occuparsene siano stati tre professionisti pugliesi non è un dettaglio: significa che questa competenza sul territorio c’è ed è pronta a essere impiegata. La sfida, adesso, è che smetta di essere un’eccezione legata a un grande evento».
È soprattutto l’ultima parte della riflessione ad allargare la prospettiva oltre Taranto 2026. Se il benessere psicologico viene considerato una condizione di lavoro, l’esperienza può diventare un modello da valutare anche per altri grandi appuntamenti nei quali centinaia o migliaia di persone vengono sottoposte, per periodi concentrati, a ritmi e responsabilità eccezionali.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la psicologia applicata allo sport. Riguarda anche il modo in cui vengono progettati e gestiti eventi complessi e la capacità di riconoscere il fattore umano come parte integrante della loro organizzazione.

Brindisi e la sua provincia dentro la macchina dei Giochi
Il legame con il territorio brindisino è stato particolarmente forte perché Brindisi e la sua provincia sono state direttamente coinvolte nelle competizioni.
Il PalaPentassuglia ha ospitato il torneo di pallavolo, comprese le gare del 20 agosto e l’esordio della Nazionale italiana maschile.
Lo Stadio Franco Fanuzzi, riqualificato in vista della manifestazione, è stato invece una delle sedi delle competizioni di calcio.
La geografia dei Giochi si è allargata poi a Fasano, dove il nuovo Palazzetto dello Sport di Vigna Marina ha accolto le gare di pallamano, e a Francavilla Fontana, coinvolta nelle competizioni di calcio e badminton.
Impianti, gare e atleti sono però soltanto la parte visibile.
Attorno a questi luoghi hanno lavorato tecnici, volontari, addetti alle strutture, personale organizzativo e professionisti del territorio. È proprio quella comunità che normalmente resta dietro le quinte a essere entrata nel raggio d’azione dello Sportello Psicologico.
Per Brindisi, quindi, la partecipazione ai Giochi ha avuto una doppia dimensione: quella sportiva e infrastrutturale delle sedi di gara e quella professionale rappresentata dalla presenza di Salvatore Barbarossa nel servizio psicologico dell’evento.
I Giochi sono finiti, lo Sportello resta aperto
La cerimonia di chiusura del 3 settembre ha concluso ufficialmente i XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026.
Non ha però concluso il lavoro dello Sportello Psicologico.
Il servizio resterà disponibile, in presenza e online, fino alla fine di settembre 2026 per accompagnare anche ciò che accade dopo un grande evento: smontaggio, rendicontazione e progressivo ritorno alla normalità delle persone che per settimane o mesi hanno lavorato con livelli elevati di coinvolgimento.
È un passaggio rilevante perché l’uscita da una fase di forte attivazione può rappresentare essa stessa un momento delicato. Finiscono le scadenze quotidiane, diminuiscono improvvisamente pressione e adrenalina e cambia la struttura delle giornate.
La scelta di mantenere lo Sportello attivo anche dopo la chiusura delle competizioni rende quindi coerente l’intero progetto: il supporto non viene concepito soltanto come risposta a una criticità immediata, ma come accompagnamento delle persone lungo l’intero ciclo di un evento straordinario.

Dalla performance al benessere di chi costruisce lo sport
Il cambiamento non nasce a Taranto. Nel movimento sportivo internazionale la salute mentale ha assunto progressivamente un peso maggiore.
Il Comitato Olimpico Internazionale ha rafforzato negli ultimi anni l’attenzione verso il benessere psicologico degli atleti, mentre le dichiarazioni pubbliche di grandi campioni, soprattutto attorno al periodo di Tokyo 2020, hanno contribuito a portare il tema al centro dell’agenda sportiva mondiale.
Nelle successive grandi manifestazioni internazionali il supporto alla salute mentale è diventato sempre più riconoscibile come parte dell’ambiente nel quale gli atleti vivono e competono.
L’esperienza dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 compie però un passo ulteriore: sposta l’attenzione dall’atleta come unico possibile destinatario all’intera comunità professionale e organizzativa che rende possibile un grande evento.
È questa, più ancora della presenza di tre psicologi pugliesi, l’eredità potenzialmente più interessante dell’esperienza.
Da Brindisi, attraverso il lavoro di Salvatore Barbarossa, emerge così una questione destinata a sopravvivere alla fine delle gare: se il benessere psicologico è parte della qualità del lavoro, il supporto a chi organizza, coordina, assiste e rende possibile lo sport può smettere di essere una misura eccezionale e diventare uno degli standard con cui progettare gli eventi del futuro.




