Brindisi, 10 miliardi e 2.000 posti per Cerano

Un momento dell'incontro foto Ministero delle Imprese e del Made in Italy

Il piano vale oltre 10 miliardi e 2.000 posti. Confindustria Brindisi chiede tempi certi per trasformare le proposte in cantieri

di Antonio Portolano

Brindisi non ha ancora completato la propria riconversione industriale, ma dispone finalmente di una piattaforma sulla quale costruirla. Sono 35 le proposte presentate da altrettante imprese e giudicate idonee dopo gli approfondimenti tecnici: il loro valore potenziale supera i 10 miliardi di euro, con una prospettiva di oltre 2.000 nuovi posti di lavoro diretti a regime. Undici iniziative risultano già avviate o in fase avanzata di cantierabilità: valgono 589 milioni di euro e prevedono 512 occupati.

Numeri importanti, che vanno però letti correttamente. I 10 miliardi rappresentano la dimensione potenziale della pipeline, non capitale già investito. Le 35 proposte non sono ancora 35 fabbriche e i 2.000 posti non sono ancora 2.000 assunzioni. La vera svolta si produrrà quando le aree saranno disponibili, le autorizzazioni rilasciate, i finanziamenti deliberati e i programmi industriali trasformati in cantieri.

È questa la linea sostenuta da Confindustria Brindisi, presieduta da Giuseppe Danese: la fase dell’interesse manifestato deve lasciare spazio a quella dell’esecuzione. In una transizione che coinvolge la centrale Federico II di Cerano, la chimica, l’indotto e l’intero sistema produttivo locale, il tempo non è più una variabile amministrativa. È diventato il principale fattore di competitività.

Il piano vale oltre 10 miliardi e 2.000 posti. Confindustria Brindisi chiede tempi certi per trasformare le proposte in cantieri

La vera notizia è la nascita di una pipeline industriale

Il primo elemento da valutare è la capacità attrattiva mostrata da Brindisi. Le proposte selezionate riguardano la centrale di Cerano e, più in generale, la zona industriale e portuale. Coinvolgono imprese italiane e multinazionali estere, alcune già insediate nel territorio e interessate a rafforzarsi, altre intenzionate a entrarvi per la prima volta.

La composizione dei progetti suggerisce un cambio di modello. Non emerge una sola grande iniziativa chiamata a sostituire il carbone, ma un portafoglio articolato tra transizione energetica, economia circolare, trattamento delle acque, cantieristica, aerospazio e manifattura avanzata.

È una scelta potenzialmente più solida rispetto alla dipendenza da un unico grande insediamento. Una base industriale diversificata distribuisce il rischio, moltiplica le relazioni tra filiere e può coinvolgere maggiormente le imprese locali. La condizione è che le iniziative non rimangano isolate, ma vengano collegate alle infrastrutture, al porto, alle reti energetiche, alla formazione e alla ricerca.

Undici progetti sono il primo banco di prova

La distanza tra il valore potenziale e la parte più matura del programma resta significativa. Gli undici investimenti avviati o vicini alla cantierabilità valgono 589 milioni, meno del 6% della pipeline superiore ai 10 miliardi. I 512 posti collegati a queste iniziative rappresentano circa un quarto dell’obiettivo occupazionale complessivo.

Non è un elemento negativo, ma definisce il punto dal quale partire. Il successo iniziale dovrà essere misurato su questo primo nucleo: apertura dei cantieri, rispetto dei cronoprogrammi, investimenti effettivamente sostenuti e lavoratori realmente assunti.

Quattro degli undici programmi più avanzati sono stati illustrati nel corso del confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Aero Service Technology Italy apre una nuova filiera

Aero Service Technology Italy prevede la realizzazione del primo impianto in Italia per la manutenzione e la riparazione di componenti di turbine aeroderivative destinate al settore oil and gas.

Il progetto può ampliare la specializzazione industriale brindisina nei servizi tecnologici ad alto valore aggiunto. Non si tratta soltanto di produzione, ma di manutenzione avanzata, competenze ingegneristiche, certificazioni, qualità e integrazione nelle catene internazionali della componentistica energetica.

Magnaghi Group-Salver investe in ricerca aeronautica

Magnaghi Group-Salver punta su attività di ricerca dedicate a nuovi processi e materiali e sulla produzione di componenti in carbon-carbon per l’industria aeronautica.

L’iniziativa si inserisce in una filiera che a Brindisi possiede già imprese, professionalità e relazioni industriali consolidate. L’opportunità consiste nel rafforzare non soltanto la capacità produttiva, ma anche la componente di ricerca e sviluppo, aumentando la qualità tecnologica delle lavorazioni realizzate sul territorio.

L’Intervento del DG di MaGroup, Magnaghi Aerospace, Guglielmo Maviglia che illustra il programma di investimenti di Salver

Jindal Films Europe rafforza il sito di Brindisi

Jindal Films Europe Brindisi intende potenziare la produzione di imballaggi e film flessibili.

È un progetto di consolidamento industriale: un’impresa già presente sceglie di ampliare le proprie attività. Questo tipo di investimento ha un valore specifico perché parte da infrastrutture, competenze e relazioni produttive già esistenti, riducendo una parte dell’incertezza che accompagna i nuovi insediamenti.

Scandiuzzi Steel Constructions amplia la carpenteria

Scandiuzzi Steel Constructions prevede lo sviluppo delle attività di carpenteria metallica destinate a grandi infrastrutture e impianti industriali.

Il progetto può contribuire a preservare e aggiornare competenze manifatturiere già radicate nell’area brindisina, creando un collegamento tra la tradizione della grande industria e i nuovi mercati delle infrastrutture, dell’energia e dell’impiantistica.

Urso: «Dobbiamo accelerare sulla riconversione»

Il percorso è coordinato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dal commissario straordinario per la reindustrializzazione dell’area di Brindisi, prefetto Luigi Carnevale.

Adolfo Urso ha collegato la necessità di accelerare a Brindisi al nuovo scenario aperto dalla crisi dell’ex Ilva di Taranto.

«Dobbiamo accelerare sulla riconversione industriale dell’area di Brindisi, anche a fronte di quanto è accaduto l’altro giorno con la sentenza della Corte d’appello che impone la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, da sempre il motore industriale della Puglia».

Il ministro ha quindi spiegato il passaggio compiuto sulle superfici della centrale.

«Anche per questo ho sollecitato già nella serata di lunedì il ministro Pichetto Fratin a liberare le aree cantierabili per i nuovi progetti industriali. Ieri sera mi è giunta la sua risposta positiva: condivide che, allo stato, sia prevalente l’interesse alla pronta riconversione dell’area. Noi non molliamo».

Al centro il ministro Adolfo Urso, a destra il comissario straordinario Luigi Carnevale

Pichetto Fratin e il nodo delle aree Enel

La disponibilità manifestata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, rappresenta uno dei passaggi più rilevanti. Può consentire di superare le incertezze sulla localizzazione dei nuovi impianti e di definire un cronoprogramma per rendere progressivamente fruibili le superfici.

Disponibilità potenziale e disponibilità industriale, tuttavia, non coincidono. Occorre individuare quali terreni possano essere utilizzati immediatamente, quali debbano essere sottoposti a messa in sicurezza o bonifica, quali infrastrutture possano essere condivise e come coordinare i nuovi insediamenti con il futuro della centrale Federico II.

La questione riguarda anche i tempi. Ogni mese di ritardo può incidere sulle decisioni delle imprese, aumentare i costi finanziari e rendere più conveniente un’altra localizzazione. Le aree diventano realmente competitive soltanto quando sono accompagnate da certezza giuridica, accesso alle reti, infrastrutture e procedure autorizzative leggibili.

Carnevale e l’Accordo di programma

Al prefetto Luigi Carnevale spetta il compito di coordinare la fase più complessa: trasformare una pluralità di proposte in programmi industriali compatibili con il territorio e sostenibili dal punto di vista autorizzativo, ambientale e occupazionale.

L’Accordo di programma per Brindisi dovrà tenere insieme disponibilità delle aree, investimenti, bonifiche, infrastrutture, incentivi, formazione e gestione della transizione lavorativa. Non potrà essere soltanto un documento istituzionale. Dovrà contenere scadenze, responsabilità definite e strumenti per verificare l’avanzamento di ogni progetto.

Il ruolo del commissario è considerato centrale anche dal sistema produttivo locale, perché consente di concentrare il confronto amministrativo, affrontare gli ostacoli autorizzativi e ridurre la frammentazione tra enti e competenze differenti.

L’intervento del presidente di Confindustria Brindisi Giuseppe Danese al Mimit

Danese: dai progetti ai cantieri e all’occupazione

La posizione di Confindustria Brindisi, presieduta da Giuseppe Danese, parte da una valutazione favorevole dei risultati raggiunti, ma individua nell’esecuzione il criterio con cui giudicare l’intero percorso.

«Le 35 proposte di investimento, per un valore potenziale superiore a 10 miliardi di euro e con una prospettiva di oltre 2.000 nuovi posti di lavoro diretti, rappresentano un segnale concreto della capacità attrattiva del territorio e della fiducia che gli investitori ripongono nelle potenzialità industriali di Brindisi».

Nel corso della riunione, Giuseppe Danese ha ribadito la necessità di imprimere una decisa accelerazione al processo di riconversione, indicando nella rapidità delle decisioni e nella certezza dei tempi il principale fattore di competitività.

La visione degli industriali guarda oltre il singolo investimento.

«La riconversione dell’area di Cerano costituisce un’occasione storica per rafforzare il sistema produttivo brindisino, valorizzare le competenze già presenti, attrarre nuove imprese e consolidare filiere strategiche nei settori dell’aerospazio, della transizione energetica, dell’economia circolare, della cantieristica e della manifattura avanzata».

L’impegno dichiarato è accompagnare il passaggio dalla progettazione alla realizzazione.

«Confindustria Brindisi continuerà a collaborare con il Governo, le istituzioni e tutti gli attori coinvolti affinché gli impegni assunti trovino rapida attuazione e le progettualità presentate si traducano in cantieri, investimenti, occupazione qualificata e sviluppo duraturo per il territorio».

La tesi economica è chiara: infrastrutture, capacità industriali e competenze già esistono. Ciò che deve essere costruito è un sistema decisionale capace di rispettare i tempi delle imprese.

L’onorevole Mauro D’Attis alla Camera dei Deputati

D’Attis: gli investimenti non dipendono solo da Enel

Il segretario regionale di Forza Italia, Mauro D’Attis, richiama il ruolo della norma approvata nel 2024, che ha ampliato il perimetro territoriale nel quale possono essere localizzati gli investimenti.

«La cosiddetta norma D’Attis-Battilocchio del 2024 ha permesso di avviare nuovi investimenti industriali su tutto il territorio del comune di Brindisi, a prescindere dalla disponibilità delle aree utilizzate dalla centrale Federico II di Cerano. Sono, infatti, alla valutazione del Commissario straordinario di Governo Carnevale e del Coordinatore della Zes unica Romano, alcune decine di proposte di investimento nella zona industriale e in area portuale con la previsione di nuovi posti di lavoro in grado di assorbire eventuali esuberi post carbone e di produrre nuova occupazione. Il fatto positivo comunicato dai ministri Urso e Pichetto Fratin, ovvero che anche i terreni della centrale Enel potranno essere disponibili per nuovi investimenti, non fa altro che aumentare la capacità attrattiva del sito di Brindisi».

Mauro D’Attis invita a considerare l’intero sistema di iniziative già avviate.

«Vorrei che questa cosa si chiarisse una volta per tutte e che si guardasse con maggiore ottimismo ciò che sta accadendo, compreso l’avviato investimento di Eni per la gigafactory. L’accordo di programma, previsto dalla stessa norma, riguarda anche e soprattutto questo. Sarà completo inserendo le soluzioni sull’utilizzo del sito della centrale Enel e sulla produzione della chimica di base, oggi in crisi per la chiusura del cracking di Versalis e degli altri impianti collegati».

La proposta comprende anche la costruzione delle competenze necessarie alle nuove filiere.

«Ho chiesto al ministro Urso di considerare nell’accordo di programma in costruzione anche la previsione di nuovi ITS Academy e di nuovi corsi di laurea aderenti alle nuove attività industriali previste. Gli investitori che si sono proposti su Brindisi, con il Governo e il suo Commissario Straordinario, sono in grado di determinare un nuovo sviluppo industriale della città. Perciò, occorre essere ottimisti: il percorso è complesso, ma a breve si vedranno i frutti di un lavoro importantissimo per lo sviluppo della città e del territorio. Anche e soprattutto per i lavoratori e per le imprese che vivono con apprensione questo momento di transizione».

Franco Gentile presidente Consorzio Asi

Gentile: creare condizioni convenienti per le imprese

Il presidente del Consorzio Asi Brindisi, Franco Gentile, individua nella collaborazione istituzionale e nella disponibilità di aree produttive uno degli elementi decisivi per attrarre nuove attività.

«L’incontro, svoltosi al Mimit, del Comitato di coordinamento per la riconversione della centrale di Cerano e dell’area industriale di Brindisi ha prodotto indubbiamente dei risultati positivi».

La strategia, secondo il presidente dell’Asi, deve essere condivisa.

«È emersa ancora una volta con chiarezza la volontà di dar vita ad un percorso di piena condivisione tra Governo, Regione Puglia, istituzioni locali, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali. L’obiettivo da centrare, così come ho avuto modo di sottolineare nel mio intervento, è quello di creare le condizioni ottimali perché aziende di settori innovativi e compatibili con un processo di riconversione industriale trovino conveniente venire ad investire a Brindisi».

Il numero delle iniziative potrebbe essere superiore a quello emerso dalla manifestazione iniziale.

«Alle proposte di investimento presentate nella manifestazione di interesse del Mimit, tra l’altro, se ne sono aggiunte altre nel corso degli ultimi mesi. Noi del Consorzio Asi ne abbiamo contezza per il ruolo che ci viene affidato di gestione di aree strategiche della zona industriale, in cui promuovere nuove attività imprenditoriali».

Franco Gentile sottolinea anche il ruolo del commissario.

«Un altro dato di fondamentale rilevanza è quello riguardante l’importanza di poter disporre delle competenze e dell’autorevolezza del Prefetto Luigi Carnevale nel suo ruolo di commissario di governo per la concretizzazione dei programmi di decarbonizzazione e di riconversione industriale. Grazie alla sua presenza, si procede con la dovuta solerzia nell’esame delle proposte di nuovi investimenti e soprattutto si superano ostacoli di natura burocratico-autorizzativa».

La conclusione guarda al rapporto tra nuovi investitori e tessuto economico esistente.

«Siamo, insomma, sulla strada giusta per superare un momento di indubbia difficoltà di questo territorio e per costruire un futuro fatto di attività industriali in settori innovativi e con un cospicuo ritorno in termini occupazionali. Il tutto, preservando un protagonismo delle imprese locali grazie alle quali quest’area viene considerata, in aggiunta alla presenza di un efficace sistema di trasporti, particolarmente appetibile».

Antonio Baldassarre Segretario Generale Cisl Taranto Brindisi

Baldassarre: tutelare anche i profili meno specializzati

Il segretario generale della Cisl Taranto Brindisi, Antonio Baldassarre, considera positiva la presentazione dei primi programmi, ma richiama l’attenzione sulla qualità della transizione occupazionale.

«Reputiamo l’avvenuta presentazione dei primi quattro progetti per la riconversione della Centrale di Cerano, a Brindisi, un fatto positivo che si accompagna alla disponibilità di ulteriori aree dove ubicare altri progetti considerati in fase già avanzata, per decisione diretta del ministro Pichetto Fratin dopo richiesta pervenuta dal Mimit e, notizia altrettanto positiva, l’imminente istituzione a Brindisi del Dipartimento di Ingegneria innovativa a cura di Unisalento».

La formazione universitaria può trattenere capitale umano e accompagnare le nuove filiere.

«Sarà così che i nostri ragazzi laureati a Brindisi potranno restare a Brindisi per realizzare i propri progetti personali di vita e professionali».

Resta però una fascia di lavoratori che potrebbe incontrare maggiori difficoltà.

«Abbiamo anche sollecitato la massima attenzione da riservare ai profili lavorativi con competenze di base o non specializzate, che difficilmente potranno essere riqualificate ma per le quali dovranno individuarsi risposte di nuova collocazione lavorativa».

Claudia Nigro Segretaria generale Filcams Cgil Brindisi

Nigro: «Di quello che c’è oggi, cosa si fa?»

La valutazione della segretaria della Filcams Cgil Brindisi, Claudia Nigro, introduce il punto più critico dell’intera operazione: la distanza temporale tra il ridimensionamento delle attività esistenti e l’avvio dei nuovi insediamenti.

«Si sta parlando di progettualità ed è una cosa bellissima: la transizione ecologica, l’abbandono del vecchio modo di produrre per uno nuovo, gli investimenti tecnologici e digitali, la valorizzazione del capitale umano. Va benissimo l’università e va benissimo l’Its Aerospazio. Ma la domanda che poniamo è semplice: di quello che c’è oggi, cosa si fa? Su quel sito lavorano ancora persone professionalizzate e con competenze specifiche: cosa si sta facendo concretamente per chi c’è già? È proprio questo il tassello che finora è mancato».

I problemi riguardano anche l’indotto e il bacino degli ex lavoratori Sir.

«Molti nodi non sono stati sciolti: il futuro materiale dell’impianto e il destino dei lavoratori dell’indotto, come il bacino ex Sir. Se da una parte si prospetta un cambio di paradigma industriale con progetti a lungo termine, dall’altra dobbiamo fare i conti con la realtà materiale quotidiana: parliamo di lavoratori che finora hanno tirato avanti con contratti a termine a cascata e che, in diversi casi, si sono visti persino decurtare lo stipendio».

La conclusione separa le prospettive future dalle garanzie immediate.

«Se da un lato viene tratteggiato un futuro roseo, ricco di innovazione e di posti di lavoro, dall’altro lato, su ciò che esiste oggi e sulle garanzie immediate per le maestranze attuali, non siamo stati affatto rassicurati».

Carlo Perrucci, Segretario Regionale UILTEC Puglia e Coordinatore di Brindisi

La Uiltec chiede risposte per 300 lavoratori

Anche la Uiltec valuta positivamente le opportunità di crescita industriale, ma chiede tempistiche compatibili con le esigenze occupazionali.

L’attenzione è rivolta ai circa 300 lavoratori e lavoratrici dell’indotto della centrale Federico II, molti dei quali sono impiegati attraverso contratti a termine e possiedono profili non immediatamente sovrapponibili a quelli richiesti dalle attività a maggiore contenuto tecnologico.

Il rischio da evitare è una discontinuità tra la fine dei rapporti esistenti e l’avvio dei nuovi impianti. Da qui la richiesta di attivare entro la fine dell’anno percorsi di riqualificazione coerenti con i programmi industriali e confronti specifici sui singoli piani. La transizione sarà realmente sostenibile soltanto se riuscirà a proteggere anche chi oggi lavora nei settori destinati al ridimensionamento.

Contratti di sviluppo, ZES unica e legge 181

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy accompagnerà i programmi maggiori attraverso i Contratti di sviluppo e gli Accordi per l’innovazione, affiancati dalle agevolazioni della ZES unica e dal relativo credito d’imposta.

Alle iniziative di dimensione minore sarà destinato un bando nell’ambito della legge 181 del 1989. La dotazione iniziale sarà di 11 milioni di euro, con un impatto occupazionale stimato in oltre 100 addetti a regime.

Questo segmento è particolarmente importante per il tessuto delle piccole e medie imprese. La riconversione non può essere costruita soltanto attraverso grandi gruppi nazionali e multinazionali. Deve generare commesse, servizi, forniture e nuove opportunità anche per le aziende locali, evitando che il territorio ospiti gli impianti senza partecipare pienamente alla creazione del valore.

Gli incentivi, tuttavia, non possono sostituire la solidità industriale. Ogni progetto dovrà dimostrare di possedere mercato, tecnologia, risorse finanziarie, competenze e una prospettiva occupazionale verificabile.

La zona industriale di Brindisi vista dall’alto

Dalla somma dei progetti a una politica industriale

La sfida di Brindisi non consiste nel sommare 35 proposte, ma nel trasformarle in un ecosistema. Significa coordinare aree, porto, energia, logistica, acqua, bonifiche, autorizzazioni, università, ITS Academy e imprese dell’indotto.

Significa anche affrontare contemporaneamente tre tempi diversi. Il presente dei lavoratori che rischiano di perdere continuità occupazionale. Il medio periodo degli undici programmi più avanzati. Il lungo periodo della pipeline superiore ai 10 miliardi.

Confondere questi tre livelli produrrebbe due errori opposti. Il primo sarebbe considerare già acquisiti investimenti e posti di lavoro ancora potenziali. Il secondo sarebbe ignorare un’opportunità industriale che, per ampiezza e varietà delle filiere coinvolte, non ha precedenti recenti nel territorio.

I numeri autorizzano fiducia, non trionfalismi. I 10 miliardi misurano la dimensione dell’interesse. I 589 milioni rappresentano il primo nucleo operativo. I 2.000 posti indicano il possibile punto di arrivo. Tra questi valori e la nuova industria di Brindisi ci sono aree da liberare, autorizzazioni da rilasciare, bonifiche da programmare, capitali da investire e lavoratori da proteggere.

La riconversione di Cerano diventerà credibile quando il calendario degli incontri sarà sostituito dal calendario dei cantieri. È su questa distanza, tra progetti presentati e investimenti realizzati, che si misura ora il futuro industriale di Brindisi.