Anfitrione di Plauto al Verdi con Emilio Solfrizzi

Emilio Solfrizzi, una scena di Anfitrione

Al Nuovo Teatro Verdi il 22 febbraio “Anfitrione” di Plauto con Emilio Solfrizzi identità, inganno e doppio tra classico e modernità

di Antonio Portolano

Identità e inganno in scena al Verdi

“Anfitrione” di Plauto arriva al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi domenica 22 febbraio alle 18.30 con Emilio Solfrizzi protagonista e regista di un allestimento essenziale, costruito sul ritmo degli equivoci e sul tema, attualissimo, dell’identità contesa.

Due uomini alla stessa porta. Un’unica identità. È da questo cortocircuito che prende avvio la commedia di Plauto, tra i testi più celebri del teatro latino. La casa diventa il luogo in cui nulla è più scontato, le parole si incrinano e la memoria vacilla.

La trama: il doppio che sconvolge la realtà

La vicenda segue il ritorno del soldato Anfitrione e del suo servo Sosia dopo una lunga campagna militare. A casa li attende però un inganno orchestrato dagli dèi.

Giove, sedotto dalla bellezza di Alcmena, assume le sembianze di Anfitrione per conquistarla. Mercurio prende l’identità di Sosia. Quando il vero padrone rientra, nessuno riconosce più nessuno. Gli equivoci si moltiplicano. Gli scontri diventano inevitabili. La realtà si incrina sotto il peso delle apparenze.

Da questo scambio nasce una sequenza serrata di situazioni comiche e colpi di scena. Plauto costruisce un congegno teatrale capace di divertire e insieme di rivelare quanto fragile sia ciò che chiamiamo verità.

Anfitrione, un momento dello spettacolo

Plauto e la modernità del testo

Il valore storico e linguistico di “Anfitrione” resta centrale. Il latino popolare, l’uso del doppio, la contaminazione tra comico e tragico offrono ancora oggi strumenti per leggere il presente.

La modernità del testo sta nella sua capacità di interrogare il tema dell’identità. Quante volte crediamo di avere davanti una persona e ne vediamo solo una versione? Quante volte non corrispondiamo alle aspettative che gli altri proiettano su di noi? È una dinamica che attraversa la vita quotidiana e si amplifica nello spazio digitale, dove identità e rappresentazione coincidono sempre meno. Plauto lo raccontava già nel III secolo a.C.

Dal teatro latino a Luigi Pirandello

In questo gioco di specchi si avverte un’eco che porta a Luigi Pirandello. Il doppio plautino anticipa il suo teatro delle identità frantumate. I personaggi non coincidono con l’immagine che gli altri costruiscono di loro.

Se in “Anfitrione” lo smarrimento nasce da un inganno divino, in Pirandello diventa condizione permanente dell’esistenza. L’uomo vive nello scarto tra ciò che è e ciò che appare. Il classico latino dialoga così con il Novecento e con le inquietudini contemporanee.

La regia di Emilio Solfrizzi

La scena è essenziale e mobile, pensata per assecondare il ritmo degli scambi. Gli attori si muovono in uno spazio che suggerisce, lasciando al pubblico il compito di ricomporre i piani della realtà.

Emilio Solfrizzi interpreta e dirige evitando la caricatura. Il suo Anfitrione oscilla tra stupore e rabbia. È un uomo che cerca di riaffermare se stesso e si scontra con l’incredulità degli altri. Alcmena resta il punto fermo, figura attraversata dall’inganno ma mai ridotta a pretesto. Giove esibisce una comicità volutamente enfatica che rivela l’arbitrio del potere.

«Mi sento dentro Sosia – ha detto Emilio Solfrizzi – un personaggio in cui devo scomparire. È la metafora dell’attore: diventare altro fino a far dimenticare che sta recitando. Plauto ha inventato il doppio teatrale e oggi è ancora più comprensibile perché viviamo circondati da identità fittizie. La sua forza è prendere storie antiche e renderle immediate, senza tradire la poesia né la comicità».

La regia mantiene l’impianto classico e inserisce soluzioni narrative che preservano il filo della storia. In un’epoca in cui i ruoli si moltiplicano e le percezioni si confondono, la commedia torna a porre una domanda elementare e irrisolta: quanto di ciò che siamo dipende da noi e quanto dallo sguardo di chi ci crede, o ci scambia, per qualcun altro?

Anfitrione, Emilio Solfrizzi

Perché vedere Anfitrione oggi

Il doppio non appartiene solo alla scena. Vive accanto a noi, nelle parole che scegliamo, nei ruoli che accettiamo, nelle maschere che finiamo per indossare. “Anfitrione” di Plauto sopravvive proprio qui, nella capacità di insinuarsi nella vita ordinaria.

Lo spettacolo diretto e interpretato da Emilio Solfrizzi non offre risposte definitive. Genera domande. Porta allo scoperto la distanza tra ciò che mostriamo, ciò che siamo e ciò che gli altri credono di vedere.

Informazioni utili: data, orario, biglietti

Lo spettacolo è in programma domenica 22 febbraio alle 18.30 al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi.

I biglietti sono disponibili online su rebrand.ly/Anfitrione e al botteghino del Teatro, aperto il giorno dello spettacolo dalle 17 alle 18.30.

Per informazioni:
Telefono 0831 562 554
Email botteghino@nuovoteatroverdi.com

Durata dello spettacolo: due ore compreso intervallo.

Il ruolo del Nuovo Teatro Verdi per il territorio

La programmazione del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi conferma l’attenzione verso il grande repertorio e la presenza di interpreti di rilievo nazionale. Portare “Anfitrione” di Plauto a Brindisi significa rafforzare il ruolo del Teatro come presidio culturale capace di connettere tradizione e contemporaneità, offrendo al pubblico un classico che continua a interrogare il presente.