Alla House of Lucie, l’artista serba indaga la memoria della guerra e il trauma ereditato, con l’intervento del neurologo Antonello D’Attoma
di Antonio Portolano
Alla House of Lucie Ostuni, l’arte come memoria viva
«La guerra non finisce mai del tutto. Rimane nei corpi, nelle case, nei sogni».
Con queste parole Biljana Bubnjevic introduce After the War, la doppia installazione ospitata alla House of Lucie Ostuni dal 2 novembre, nell’ambito della rassegna Sopra la Terra Rossa.
Un titolo che è già dichiarazione: guardare la guerra dopo la guerra significa misurarsi con ciò che resta, con le tracce che sopravvivono al rumore delle armi e si depositano nel tempo.

Le opere e il loro silenzio
Le due opere esposte, essenziali e potenti, non raccontano la guerra come evento, ma come ferita. Bubnjevic lavora per sottrazione: materiali minimi, colori attenuati, segni che sembrano sopravvissuti a un incendio. Le superfici mostrano l’eco del trauma – graffi, ombre, residui di immagini – che si aprono come finestre su un dolore collettivo.
Non c’è spettacolo della violenza, ma memoria della sua impronta. Lo spettatore è chiamato a guardare e restare, senza distogliere lo sguardo.
Una casa per la visione
Alla House of Lucie Ostuni, spazio internazionale dedicato alla fotografia e alle arti visive, After the War trova un luogo di risonanza. La luce naturale, i volumi sobri e la pietra bianca del palazzo amplificano la sospensione delle immagini di Bubnjevic, trasformando l’esposizione in un’esperienza di ascolto visivo.
Ogni opera si fa varco: una soglia che invita a meditare sulle guerre di ieri e di oggi – da Gaza ai Balcani, dall’Ucraina alle memorie non ancora sanate dell’Europa.
La rassegna “Sopra la Terra Rossa”
Il progetto Sopra la Terra Rossa, di cui After the War fa parte, nasce per valorizzare la creatività nata o accolta in Puglia, intrecciando linguaggi, territori e visioni.
«La Puglia è una frontiera di luce» afferma il curatore Leonardo Petraroli. «Qui l’arte diventa esperienza condivisa, un modo per restituire senso ai luoghi e alle persone. Ogni mostra è un incontro che interroga il presente».
La rassegna si propone come piattaforma di dialogo fra artisti locali e internazionali, ospitando opere che affrontano temi urgenti – dalla crisi climatica ai conflitti, dalla memoria alla spiritualità – e che scelgono la Puglia come spazio di rinascita creativa.

Guerra e mente: l’intervento di Antonello D’Attoma
A dare profondità ulteriore all’evento sarà Antonello D’Attoma, neurologo e giornalista, invitato a riflettere durante l’incontro inaugurale sul legame fra guerra e psiche.
«Le esperienze traumatiche si iscrivono nel corpo» spiega D’Attoma. «Le ferite della guerra non scompaiono: si trasmettono, a volte, di generazione in generazione, modificando persino la nostra eredità genetica.»
Il suo intervento sull’epigenetica del trauma dialoga direttamente con le immagini di Bubnjevic: se la guerra lascia cicatrici visibili nei luoghi, ne imprime anche di invisibili nei corpi. In questo incrocio tra arte e neuroscienza nasce una riflessione inedita su come l’essere umano conservi, trasformi o sublimi il dolore.
L’artista e la sua poetica
Nata a Belgrado, Biljana Bubnjevic ha vissuto la guerra dei Balcani e ne porta ancora l’eco nella propria ricerca. Formata tra la Serbia e l’Italia, ha esposto in diverse collettive europee, costruendo un linguaggio che fonde pittura, fotografia e installazione.
Per lei l’arte è un atto di sopravvivenza: un modo per trasformare la distruzione in memoria, la perdita in testimonianza. «Ogni immagine è una cicatrice che respira» afferma l’artista. «Non voglio mostrare la guerra, ma ciò che resta quando il mondo tace».
Il senso di un titolo
After the War non è una cronologia, ma una condizione. È il tempo sospeso che segue la violenza, quando l’urgenza di ricostruire si scontra con l’impossibilità di dimenticare. È la polvere dopo l’esplosione, il vuoto dopo il grido.
Le opere di Bubnjevic non chiedono empatia ma consapevolezza: sono una chiamata alla presenza. Per questo, alla House of Lucie Ostuni, l’arte diventa strumento di cura collettiva, un modo per guardare dentro le rovine e, forse, riconoscere in esse una possibilità di rinascita.

Il metodo e i materiali: la ferita come linguaggio
L’arte di Biljana Bubnjevic nasce dal corpo e ritorna al corpo. Ogni opera è costruita come una superficie che trattiene, resiste, respira. La materia – tela, pigmento, segno, residuo – non è mai neutra: diventa carne simbolica.
Nelle due opere di After the War, la stratificazione è la chiave. Strati di pittura e interventi manuali, velature di grigio e bianco, fratture nette. L’artista lavora sulla soglia fra pittura e fotografia, lasciando che le immagini emergano e si dissolvano come ricordi instabili.
Il gesto non è mai decorativo: è un atto di cura e di memoria. Ogni segno è un tentativo di riparazione, ogni cancellazione un modo per dire l’indicibile.
Nella visione di Bubnjevic, la materia conserva le emozioni come il corpo conserva i traumi. È una pelle che racconta, una topografia del dolore.
Dialogo con lo spazio: luce, tempo, ascolto
All’interno della House of Lucie Ostuni, la mostra si dispiega in una dimensione quasi sacra. Lo spazio bianco, attraversato da una luce naturale che muta nel corso del giorno, diventa parte integrante dell’opera.
Le immagini non sono appese, ma sospese nel silenzio: il visitatore vi entra come in una camera della memoria. Le opere dialogano con le pareti di pietra, con le ombre e con il respiro lento del luogo.
La House of Lucie Ostuni, parte della rete internazionale della Lucie Foundation, non è solo una sede espositiva, ma un luogo di pensiero. Qui la fotografia incontra l’arte contemporanea, la ricerca visiva si fonde con la riflessione civile.
In After the War, lo spazio diventa testimone e amplificatore. La distanza tra le opere crea un ritmo, un respiro, un tempo di visione che invita a rallentare. Non si visita la mostra: la si attraversa, come un territorio interiore.

Il valore di una rassegna territoriale
Con Sopra la Terra Rossa, Leonardo Petraroli ha ideato una rassegna che intreccia arte e territorio, invitando artisti provenienti da tutto il mondo a confrontarsi con la luce e la materia della Puglia.
L’obiettivo non è costruire una stagione espositiva, ma un ecosistema culturale. After the War ne rappresenta uno dei momenti più intensi: un incontro tra memoria balcanica e paesaggio mediterraneo, tra dolore e speranza.
In questo senso, la rassegna si fa spazio politico nel senso più profondo: un luogo di relazione, in cui l’arte diventa linguaggio comune per interpretare le ferite del presente.
Perché “After the War” oggi
Presentare un progetto come After the War nel 2025 significa affermare l’urgenza di un nuovo sguardo. Non solo sulla guerra in sé, ma sulle sue conseguenze invisibili: il trauma, la perdita, la trasmissione della paura.
Viviamo in un tempo in cui i conflitti non finiscono mai davvero: si spostano, cambiano forma, si insinuano nelle narrazioni mediatiche e nelle coscienze. L’arte di Biljana Bubnjevic restituisce questa condizione con una sincerità che non concede conforto.
Le sue immagini non gridano: respirano. Non denunciano: testimoniano. After the War è un atto di presenza, un modo per dire che la memoria non è un archivio, ma un muscolo da esercitare ogni giorno.
Un lessico di contatto
Ferita. Luce. Silenzio. Presenza.
Sono queste le parole che restano dopo aver visitato la mostra. L’arte, come la mente, trova nella ripetizione la via della guarigione.
Alla House of Lucie Ostuni, After the War diventa rito laico, un invito a non voltarsi altrove. Ogni visitatore esce con un frammento di quella luce ferita negli occhi e forse con la consapevolezza che guardare non basta: bisogna ricordare.




