Adriatic Cup, la Monte Carlo della motonautica è Brindisi

Adriatic Cup 2024 gara nel porto interno

Dal 26 al 28 giugno il porto interno ospita World Championship F2 e Gran Premio d’Italia GT30 tra sport, turismo e blue economy

di Antonio Portolano

BRINDISI – Venerdì pomeriggio arriveranno i primi camion.

Poi le gru inizieranno a movimentare le imbarcazioni. I paddock prenderanno forma lungo il porto interno, i tecnici completeranno le ultime verifiche e i team inizieranno a occupare gli spazi che per tre giorni diventeranno il cuore pulsante della città.

È in quel momento che l’aria cambierà.

Perché la XIII edizione dell’Adriatic Cup non comincia con il semaforo verde della gara. Comincia molto prima. Comincia quando il porto interno di Brindisi si trasforma lentamente in un circuito internazionale, quando arrivano piloti provenienti da tutta Europa, quando le banchine iniziano a riempirsi di curiosi e appassionati e quando la città prende consapevolezza di essere nuovamente una delle capitali mondiali della motonautica.

Dal 26 al 28 giugno il cuore marittimo della città ospiterà il World Championship F2 e il Gran Premio d’Italia GT30, appuntamenti che porteranno a Brindisi piloti provenienti da Inghilterra, Svezia, Norvegia, Finlandia, Francia, Portogallo, Lituania e Italia.

Una tappa mondiale.

Un evento internazionale.

Ma soprattutto una storia che racconta come una città, un porto e un uomo siano riusciti a costruire qualcosa che oggi rappresenta un modello riconosciuto ben oltre i confini pugliesi.

Molto più di una gara

Per comprendere davvero cosa sia diventata oggi l’Adriatic Cup bisogna andare oltre la competizione.

Le gare sono il momento più visibile.

Le accelerazioni.

I sorpassi.

Le qualifiche.

La lotta per il podio.

Ma dietro tutto questo esiste una storia più grande.

È la storia di una manifestazione che negli anni ha smesso di essere soltanto un appuntamento sportivo per diventare uno dei principali strumenti di promozione territoriale della città.

Oggi l’Adriatic Cup è contemporaneamente motonautica, turismo, comunicazione internazionale, attrattività territoriale, economia del mare e blue economy.

Lo dimostrano le presenze registrate nelle passate edizioni.

Lo dimostrano gli alberghi che nei giorni dell’evento raggiungono livelli di occupazione particolarmente elevati.

Lo dimostrano i contenuti pubblicati dai piloti e dai team internazionali che raccontano spontaneamente Brindisi ai propri follower.

E lo dimostra soprattutto il fatto che sempre più persone, anche al di fuori del mondo sportivo, abbiano imparato a riconoscere il nome dell’Adriatic Cup come uno degli eventi simbolo dell’estate brindisina.

Adriatic Cup una delle precedenti edizioni

La visione di Giuseppe Danese

Ogni grande evento ha una storia.

E ogni storia ha un protagonista.

Nel caso dell’Adriatic Cup quel protagonista è Giuseppe Danese.

Presidente del Circolo Nautico Porta d’Oriente, presidente di Confindustria Brindisi ed ex campione mondiale di motonautica, Danese conosce questo sport da una prospettiva che pochi possono vantare.

Lo ha praticato.

Lo ha vissuto.

Lo ha portato ai massimi livelli.

E proprio da quella esperienza è nata l’idea che oggi continua a trasformare il porto interno di Brindisi in una tappa del campionato mondiale.

L’obiettivo iniziale era semplice e ambizioso allo stesso tempo: riportare nella propria città uno sport che gli aveva dato tanto.

Con il passare degli anni quel progetto è cresciuto.

Si è consolidato.

Ha attirato partner, istituzioni, sponsor e organizzazioni internazionali.

E oggi rappresenta una delle manifestazioni sportive più riconoscibili del territorio.

Non è un caso che durante la presentazione ufficiale Danese abbia definito l’assegnazione della tappa mondiale una vittoria già prima ancora che le imbarcazioni scendano in acqua.

Perché ospitare ancora una volta il World Championship F2 significa essere riusciti a mantenere Brindisi all’interno di un circuito internazionale altamente competitivo.

Un risultato che non arriva per caso.

E che racconta meglio di ogni altro elemento la credibilità conquistata negli anni dalla manifestazione.

Quando il porto diventa uno stadio sul mare

C’è poi un altro aspetto che rende unica la tappa brindisina.

La location.

Pochi circuiti internazionali possono contare su uno scenario come quello offerto dal porto interno di Brindisi.

Le gare si svolgono nel cuore della città.

Il pubblico segue le competizioni da pochi metri di distanza.

Le banchine diventano tribune naturali.

Le imbarcazioni attraversano uno scenario urbano che unisce storia, architettura, mare e tecnologia.

È proprio questa caratteristica che negli anni ha portato molti team internazionali a definire Brindisi come la «Monte Carlo della motonautica».

Una definizione che va ben oltre lo slogan.

Perché racconta il fascino di un luogo che riesce a coniugare spettacolo sportivo, contesto urbano e identità marittima in modo difficilmente replicabile altrove.

Per tre giorni il porto interno non sarà soltanto un porto.

Diventerà un’arena.

Un circuito.

Una vetrina internazionale.

E soprattutto il luogo dove prenderà forma una nuova pagina della storia dell’Adriatic Cup.

Il presidente Giuseppe Danese

Da campione del mondo a costruttore di un evento internazionale

Se oggi l’Adriatic Cup rappresenta una delle tappe più riconoscibili del calendario internazionale della motonautica, gran parte del merito è riconducibile alla visione di Giuseppe Danese.

La sua non è la storia di un organizzatore arrivato per caso a questo sport.

È la storia di un uomo che ha vissuto la motonautica da protagonista, che ne ha conosciuto le dinamiche internazionali e che ha deciso di mettere quell’esperienza al servizio della propria città.

Nel corso della presentazione della XIII edizione dell’Adriatic Cup, Danese ha più volte sottolineato come il primo successo non sia la vittoria finale di un pilota, ma l’assegnazione stessa della tappa mondiale.

«Avere ancora una volta qui una prova del Campionato Mondiale F2 è già una gara vinta», ha spiegato.

Una frase che può sembrare semplice ma che racconta molto.

Nel circuito internazionale della motonautica l’assegnazione di una tappa mondiale non è mai scontata. Ogni località deve dimostrare affidabilità organizzativa, capacità logistica, sicurezza, qualità dell’accoglienza e capacità di garantire standard elevati.

Brindisi continua a essere scelta.

E questo, secondo Danese, rappresenta già un riconoscimento straordinario.

I trofei vinti dalla famiglia Danese

L’evento che è diventato marketing territoriale

C’è però un altro passaggio che probabilmente racconta meglio di qualsiasi dato la crescita dell’Adriatic Cup.

«Siamo partiti come un evento sportivo», ha ricordato Danese. «Oggi siamo diventati molto di più. Oggi possiamo parlare di un vero evento di marketing territoriale».

Una definizione che trova riscontro nella realtà.

Durante il weekend della manifestazione la città si riempie di piloti, tecnici, meccanici, accompagnatori, giornalisti e appassionati provenienti da numerosi Paesi europei.

L’indotto non riguarda soltanto il mondo sportivo.

Coinvolge alberghi, ristoranti, attività commerciali, servizi turistici e l’intero sistema dell’accoglienza.

«Abbiamo praticamente tutte le strutture ricettive prenotate», ha evidenziato Danese. «Registriamo una presenza importante di visitatori e questo significa che l’evento produce benefici concreti per il territorio».

Non si tratta soltanto di presenze fisiche.

Negli anni l’Adriatic Cup è diventata anche uno straordinario strumento di comunicazione.

I team pubblicano fotografie.

I piloti raccontano la città.

I contenuti viaggiano sui social network e raggiungono migliaia di persone in tutta Europa.

Un racconto spontaneo che contribuisce a promuovere l’immagine di Brindisi molto oltre i confini nazionali.

La Monte Carlo della motonautica

Tra le affermazioni che più colpiscono c’è quella legata alla percezione che gli stessi team hanno della città.

Danese l’ha ricordata con orgoglio.

«Sono loro a definirla così».

Quel soprannome, ormai diventato quasi un marchio identitario dell’evento, è entrato stabilmente nel racconto dell’Adriatic Cup.

La «Monte Carlo della motonautica».

Non una definizione costruita a tavolino.

Ma una definizione nata direttamente dagli addetti ai lavori.

Da chi frequenta circuiti internazionali.

Da chi viaggia in tutto il mondo seguendo il campionato.

Il motivo è legato alla conformazione unica del porto interno di Brindisi.

Pochi luoghi permettono di disputare una gara mondiale all’interno di un contesto urbano così riconoscibile.

Le imbarcazioni gareggiano nel cuore della città.

Il pubblico vive la competizione a pochi metri dall’acqua.

Le immagini televisive mostrano contemporaneamente sport, mare e paesaggio urbano.

È questa combinazione che rende la tappa brindisina così apprezzata.

Brindisi, porto interno Seno di Levante Adriatic Cup 2024

Un premio che parla di tutta la città

Danese ha ricordato anche uno degli aspetti meno conosciuti della storia recente della manifestazione.

Negli anni passati l’organizzazione brindisina ha ricevuto un importante riconoscimento internazionale come migliore organizzazione del mondo.

Un premio che il presidente del Circolo Nautico Porta d’Oriente non considera però un successo personale.

Al contrario.

«Quel riconoscimento non appartiene soltanto a noi», ha spiegato.

«È il risultato di una squadra».

Ed è qui che emerge una delle caratteristiche più interessanti dell’Adriatic Cup.

La sua capacità di mettere insieme soggetti molto diversi.

Le istituzioni.

Le forze dell’ordine.

Le autorità marittime.

Le organizzazioni sportive.

Gli enti economici.

Gli operatori privati.

«Quando Brindisi decide di lavorare per un obiettivo comune riesce a raggiungere risultati straordinari», è il concetto espresso da Danese.

Una considerazione che trova conferma nella lunga lista di soggetti coinvolti nella manifestazione.

Da sinistra verso destra il comandante Luigi Amitrano con i presidenti Francesco Mastro e Giuseppe Danese_ Foto Maurizio De Virgilis

Una rete che rende possibile il mondiale

L’evento è organizzato dal Circolo Nautico Porta d’Oriente in collaborazione con UIM, Union Internationale Motonautique, e FIM, Federazione Italiana Motonautica.

Ma attorno all’Adriatic Cup ruota una rete molto più ampia.

Il supporto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale.

La collaborazione della Regione Puglia.

Il sostegno di Pugliapromozione.

Il coinvolgimento del Comune di Brindisi.

La partecipazione della Camera di Commercio Brindisi-Taranto.

L’impegno della Capitaneria di Porto di Brindisi.

Il contributo di Confindustria Brindisi.

Una macchina organizzativa complessa che negli anni ha consentito alla città di costruire una reputazione internazionale.

Ed è probabilmente questo il risultato più importante ottenuto dall’Adriatic Cup.

Aver trasformato una manifestazione sportiva in una piattaforma permanente di promozione territoriale.

Una gara che dura un weekend.

Un racconto che dura tutto l’anno.

I caschi da campioni della famiglia Danese

Un’eredità che va oltre il podio

Quando domenica sera verrà assegnata la vittoria del World Championship F2, qualcuno salirà sul gradino più alto del podio.

Ma la vera sfida che l’Adriatic Cup sembra aver già vinto è un’altra.

Aver dimostrato che una città del Mediterraneo può ritagliarsi uno spazio stabile nel panorama internazionale della motonautica.

Aver trasformato il porto interno di Brindisi in un luogo riconoscibile dagli appassionati di tutto il mondo.

E aver costruito, partendo dalla passione di un ex campione mondiale, un evento che oggi rappresenta una delle più efficaci operazioni di promozione territoriale realizzate in Puglia negli ultimi anni.

Da sinistra verso destra Anna Saponaro, il presidenti Elio Ciccarese e Toni Matarrelli, l’onorevole Mauro D’Attis e il prwftto Guido Aprea

Quando le istituzioni parlano con una sola voce

C’è un elemento che colpisce osservando la crescita dell’Adriatic Cup negli ultimi anni.

Pur provenendo da mondi diversi, tutte le istituzioni coinvolte raccontano sostanzialmente la stessa storia.

Non parlano soltanto di una gara.

Non parlano esclusivamente di una manifestazione sportiva.

Parlano di un patrimonio collettivo.

Parlano di una città che attraverso il mare riesce a costruire attrattività, economia, turismo, relazioni internazionali e identità.

È probabilmente questo il dato più significativo emerso durante la presentazione ufficiale della XIII edizione.

Dal sistema portuale alla Prefettura, dalla Regione al Parlamento, il messaggio è stato unanime: l’Adriatic Cup rappresenta oggi qualcosa che supera i confini dello sport.

L’apertura della conferenza stampa di Giuseppe Danese, al tavolo anche il sindaco Pino Marchionna

Francesco Mastro: «Brindisi è una città viva»

Tra gli interventi più sentiti c’è stato quello di Francesco Mastro, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale.

Le sue parole sono partite da una riflessione sulla città.

«Finalmente ci si sta rendendo conto di cosa sia davvero Brindisi», ha evidenziato.

Un’affermazione che va letta all’interno di una visione più ampia.

Per Mastro, infatti, l’Adriatic Cup è la dimostrazione concreta di una città capace di produrre valore, organizzazione e progettualità.

«Brindisi è una città viva dal punto di vista economico e sociale», ha sottolineato.

Non un semplice slogan.

Ma il riconoscimento di una realtà che riesce a esprimere competenze, energie imprenditoriali e capacità organizzative.

Secondo il presidente dell’Autorità Portuale, il successo dell’evento nasce proprio da qui.

Dalla volontà di persone che lavorano per il territorio.

«Questa è gente di Brindisi che lavora per Brindisi», ha affermato.

E nel suo ragionamento il porto assume un ruolo centrale.

Perché non si tratta soltanto di ospitare una competizione.

Si tratta di valorizzare uno dei luoghi più identitari della città.

Portare qui una tappa del campionato mondiale significa accendere i riflettori internazionali su uno spazio che da secoli rappresenta il cuore della storia brindisina.

Mastro ha insistito molto anche sul concetto di squadra.

Il riconoscimento ottenuto negli anni dall’organizzazione dell’Adriatic Cup non viene considerato il successo di un singolo soggetto.

È il risultato di una collaborazione tra enti, istituzioni e organizzazioni.

Prefettura.

Autorità Portuale.

Forze dell’ordine.

Capitaneria di Porto di Brindisi.

Comune di Brindisi.

Regione Puglia.

Sistema economico.

Sistema associativo.

«Quando Brindisi si pone un obiettivo importante per la comunità riesce a raggiungerlo», è il concetto che emerge dal suo intervento.

Una dichiarazione che racconta molto bene il significato assunto dall’Adriatic Cup.

Un momento della presentazione dell’Adriatic Cup 2026

Guido Aprea: «Un evento importante per tutto il territorio»

Se Mastro ha parlato di città e capacità organizzativa, il prefetto Guido Aprea ha spostato l’attenzione sulla dimensione territoriale.

Per il rappresentante del Governo l’evento non riguarda soltanto Brindisi.

«È importante non solo per la città, ma per tutto il territorio», ha evidenziato.

Una considerazione che trova conferma nei numeri e nella partecipazione.

L’Adriatic Cup richiama infatti atleti, tecnici, accompagnatori e visitatori da diversi Paesi europei, generando un impatto che supera i confini comunali.

Aprea ha ricordato come la manifestazione sia stata affrontata anche nell’ambito del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

Un passaggio che evidenzia il livello organizzativo richiesto da una competizione mondiale.

«Per eventi di questo tipo è necessario costruire una cornice di sicurezza adeguata», ha spiegato.

Una sicurezza che riguarda sia gli aspetti di safety sia quelli di security.

L’obiettivo è garantire che piloti, team, cittadini e visitatori possano vivere l’evento nelle migliori condizioni possibili.

Ma la riflessione del prefetto è andata oltre l’organizzazione.

Aprea ha individuato nel rapporto tra Brindisi e il mare la vera chiave di lettura della manifestazione.

Un rapporto che affonda le proprie radici nella storia.

«Quando si parla di blue economy», ha osservato, «si parla di qualcosa che crea ricchezza, crea conoscenza e amplifica il rapporto millenario tra Brindisi e il mare».

È una frase importante.

Perché spiega come l’Adriatic Cup non sia soltanto una competizione.

È anche una rappresentazione contemporanea di una vocazione storica.

Il mare come infrastruttura.

Il mare come economia.

Il mare come identità.

Presentazione Adriatic Cup 2026, la platea

Antonio Matarrelli: «Brindisi è una città attrattiva»

Anche l’intervento di Antonio Matarrelli, presidente del Consiglio regionale della Puglia, si è concentrato sul ruolo che l’evento svolge nella promozione del territorio.

Matarrelli ha definito l’Adriatic Cup un’ulteriore conferma della capacità attrattiva della città.

«Brindisi è una città magica, una città attrattiva», ha dichiarato.

Parole che assumono un significato particolare se pronunciate da chi rappresenta una delle principali istituzioni regionali.

Per Matarrelli, la presenza di una tappa mondiale rappresenta una straordinaria occasione per mostrare al pubblico internazionale il volto migliore del territorio.

Le sue bellezze.

Le sue potenzialità.

La sua capacità organizzativa.

La sua vocazione all’accoglienza.

Da qui nasce il sostegno della Regione Puglia a iniziative di questo tipo.

Manifestazioni capaci di generare promozione, visibilità e sviluppo.

Manifestazioni che permettono alla Puglia di raccontarsi attraverso eventi riconoscibili e fortemente identitari.

Mauro D’Attis: la visione che ha cambiato il porto

L’ultimo tassello del racconto è arrivato dall’onorevole Mauro D’Attis.

Il suo intervento ha avuto un protagonista preciso: Giuseppe Danese.

D’Attis ha scelto di mettere in evidenza il percorso compiuto negli anni dal presidente dell’Circolo Nautico Porta d’Oriente.

Una storia che parte da lontano.

Da un campione mondiale di motonautica.

Da una passione sportiva.

Da un’idea.

Secondo D’Attis, il valore dell’Adriatic Cup sta proprio nella capacità di trasformare quell’intuizione iniziale in qualcosa di molto più grande.

Danese non si è limitato a riportare uno sport nella propria città.

Ha costruito un progetto.

Ha trasformato il porto interno di Brindisi in un circuito internazionale.

Ha dato vita a una manifestazione che oggi viene osservata con attenzione da numerose realtà italiane ed europee.

E soprattutto ha dimostrato come una competenza sportiva possa diventare uno strumento di crescita territoriale.

È questo il punto che emerge dalle parole di D’Attis.

L’Adriatic Cup non è il risultato di una singola edizione riuscita bene.

È il risultato di una visione coltivata negli anni.

Una visione che oggi produce benefici per la città, per il porto, per il sistema turistico e per l’immagine internazionale di Brindisi.

Il mare come denominatore comune

Se si osservano nel loro insieme gli interventi di Francesco Mastro, Guido Aprea, Antonio Matarrelli e Mauro D’Attis, ma anche del sindaco Giuseppe Marchionna emerge un elemento comune.

Tutti, pur da prospettive differenti, parlano della stessa cosa.

Parlano del mare.

Non soltanto come spazio fisico.

Ma come fattore di sviluppo.

Come opportunità economica.

Come elemento identitario.

Come strumento di promozione.

È questa convergenza che rende l’Adriatic Cup diversa da molte altre manifestazioni sportive.

Perché il risultato finale non si misura soltanto in punti, classifiche o trofei.

Si misura nella capacità di una città di raccontare sé stessa attraverso il proprio porto, la propria storia e la propria vocazione marittima.

Ed è probabilmente per questo che, anno dopo anno, l’Adriatic Cup continua a crescere.

Perché non racconta soltanto una gara.

Racconta Brindisi.

Tre giorni di spettacolo nel porto interno

L’Adriatic Cup entrerà nel vivo già venerdì 26 giugno con l’arrivo dei team, l’apertura dei paddock, gli alaggi e le verifiche tecniche e amministrative delle imbarcazioni.

Sabato 27 giugno sarà la giornata dedicata alle prove libere, alle sessioni cronometrate e alle qualifiche del World Championship F2 e del Gran Premio d’Italia GT30, decisive per definire gli schieramenti di partenza.

Domenica 28 giugno il programma raggiungerà il momento più atteso con le gare ufficiali, la tradizionale parade lap e soprattutto il F2 Grand Prix of Italy – Sport Valley, in programma tra le 18.30 e le 19.30, seguito dalla cerimonia di premiazione.

Gli orari potranno subire variazioni su richiesta del Commissario Generale FIM, del Delegato UIM o delle autorità competenti.

Adriatic Cup, il programma

Adriatic Cup 2026 in numeri

  • XIII edizione
  • 26, 27 e 28 giugno 2026
  • Seconda tappa del World Championship F2
  • Oltre 50 team internazionali
  • Piloti da Inghilterra, Svezia, Norvegia, Finlandia, Francia, Portogallo, Lituania e Italia
  • Velocità fino a 160 km/h per le F2
  • Velocità fino a 100 km/h per le GT30
  • Organizzazione a cura del Circolo Nautico Porta d’Oriente
  • Porto interno di Brindisi
  • Finale mondiale in Portogallo a Vila Velha de Ródão

La vittoria più importante

Quando domenica sera verranno assegnati i trofei e le ultime imbarcazioni lasceranno il porto interno, il risultato sportivo consegnerà i propri vincitori.

Ma ci sarà un altro successo, meno visibile e forse ancora più importante.

Quello di una città che, anno dopo anno, è riuscita a trasformare una manifestazione sportiva in una vetrina internazionale capace di raccontare il proprio mare, il proprio porto e le proprie eccellenze.

È la storia di Giuseppe Danese e della sua intuizione. È la storia dell’Adriatic Cup. Ed è la storia di una Brindisi che, per tre giorni, torna a essere il punto di incontro tra sport, turismo, economia del mare e relazioni internazionali.

Forse è proprio per questo che piloti e addetti ai lavori continuano a definirla la «Monte Carlo della motonautica».

Perché qui non si corre soltanto per vincere una gara.

Qui si corre dentro una città che ha imparato a fare del mare la propria identità e la propria forza.