Adriatic Cup 2026, Brindisi vince la sua sfida mondiale

Adriatic Cup 2026, la partenza della gara finale

Edgaras Riabko conquista il World Championship F2, la tredicesima edizione consacra Brindisi tra le capitali internazionali della motonautica

di Antonio Portolano

L’esultanza del team lituano per la vittoria di Edgaras Riabko

Brindisi protagonista del World Championship F2

BRINDISI – Il campione dell’Adriatic Cup 2026 è il lituano Edgaras Riabko. Il suo nome entra nell’albo d’oro della prestigiosa tappa italiana del World Championship F2 dopo una gara spettacolare che ha infiammato il porto interno di Brindisi, davanti a migliaia di spettatori arrivati da tutta la Puglia e a numerosi turisti italiani e stranieri.

Ma il successo di questa tredicesima edizione va ben oltre il risultato sportivo. Perché, ancora una volta, a vincere è stata soprattutto Brindisi, capace di confermarsi una delle sedi organizzative più apprezzate del panorama internazionale della motonautica. Un riconoscimento costruito in tredici anni di lavoro, di investimenti, di collaborazione tra istituzioni e organizzatori e di una visione che ha trasformato una competizione mondiale in un grande progetto di promozione del territorio.

Il lituano Edgaras Riabko, vincitore a Brindisi dell’Adriatic Cup 2026

Lo dimostrano le migliaia di persone che per tre giorni hanno animato il lungomare, la Scalinata Virgilio e il Monumento al Marinaio, trasformando il porto interno in un autentico stadio del mare. Lo raccontano i quindici Paesi presenti, gli equipaggi arrivati da tutta Europa, il perfetto funzionamento della macchina organizzativa e la capacità di rimodulare il programma della manifestazione senza rinunciare allo spettacolo e alla sicurezza, confermando ancora una volta gli elevati standard richiesti da una competizione iridata.

Giuseppe Danese: «L’Adriatic Cup è diventata marketing territoriale»

La soddisfazione è nelle parole di Giuseppe Danese, ex campione del mondo di motonautica, presidente di Confindustria Brindisi e ideatore del progetto che ha fatto crescere negli anni l’Adriatic Cup, manifestazione organizzata dal Circolo Nautico Porta d’Oriente presieduto da Giovanni Danese.

«Abbiamo fatto un grande lavoro insieme alla Federazione Italiana Motonautica. Abbiamo avuto l’onore – sottolinea Giuseppe Danese – di ospitare il presidente Giorgio Viscione, quindici nazioni presenti, tantissimi atleti stranieri e migliaia di persone sul lungomare. È andato tutto bene. Quello che era nato come un evento sportivo è diventato un evento di marketing territoriale, grazie a una squadra composta da privati e istituzioni. L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, la Capitaneria di Porto, la Camera di Commercio Brindisi-Taranto, il Comune di Brindisi e tutti coloro che hanno lavorato con noi hanno contribuito a un risultato che oggi ci rende orgogliosi. La tappa di Brindisi è ormai una realtà consolidata del campionato mondiale e continuerà a esserlo».

Tredici edizioni che hanno cambiato il volto della città

Dietro la vittoria di Edgaras Riabko c’è infatti una storia molto più grande di un podio. È la storia di una città che, edizione dopo edizione, ha saputo trasformare il proprio porto interno in uno dei circuiti più affascinanti della motonautica mondiale.

Una crescita costruita con pazienza, competenza e visione, che oggi fa dell’Adriatic Cup molto più di una manifestazione sportiva. È un grande evento internazionale capace di mettere insieme sport, turismo, blue economy, promozione territoriale e cultura del mare, proiettando Brindisi ben oltre i confini nazionali.

Il successo di Edgaras Riabko resterà negli archivi del World Championship F2. Il successo di Brindisi, invece, resterà nell’immagine di una città che ha dimostrato ancora una volta di possedere gli standard organizzativi, la credibilità internazionale e la capacità di accogliere il grande sport mondiale trasformandolo in un’opportunità concreta di crescita per l’intero territorio.

Il momento che ha raccontato Brindisi al mondo

C’è un’immagine che più di ogni altra resterà nella memoria della tredicesima edizione dell’Adriatic Cup.

I sedici catamarani del World Championship F2 sono già allineati sulla linea di partenza. I piloti sono immobili nei cockpit, concentrati sugli ultimi istanti che precedono il via. Migliaia di persone affollano la Scalinata Virgilio, il Lungomare Regina Margherita e il piazzale del Monumento al Marinaio. Tutti attendono il semaforo verde.

Poi, lentamente, accade qualcosa che nessuno aveva programmato.

Dal porto interno inizia a muoversi il maestoso Club Med 2, il più grande veliero a cinque alberi del mondo. Attraversa lo specchio d’acqua con eleganza, mentre centinaia di passeggeri si affacciano dai ponti per salutare la città. Dalle banchine il pubblico risponde con un lungo applauso, decine di smartphone immortalano la scena e per qualche istante il tempo sembra fermarsi.

Da una parte il fascino della grande navigazione.

Dall’altra i bolidi del World Championship F2 pronti a superare i 150 chilometri orari.

È probabilmente questa la fotografia più bella dell’Adriatic Cup 2026. Un’immagine che racconta meglio di qualsiasi slogan il legame tra Brindisi, il suo porto e il mare, capace di mettere insieme turismo internazionale, sport, identità marittima e promozione del territorio in un unico straordinario colpo d’occhio.

Il porto interno diventa uno stadio sul mare

Quando pochi istanti dopo arriva il via, il silenzio lascia spazio al rombo assordante dei motori.

Le imbarcazioni scattano compatte verso la prima boa, sollevando colonne d’acqua davanti a un pubblico che segue ogni sorpasso con il fiato sospeso. Le accelerazioni, le traiettorie al limite e la precisione delle manovre trasformano il porto interno in un’arena naturale, dove ogni metro di banchina diventa una tribuna privilegiata.

Per tutto il pomeriggio la città vive al ritmo della motonautica. Le famiglie si spostano lungo il lungomare per seguire le diverse prospettive della gara, gli appassionati commentano le strategie dei piloti, i bambini restano incantati dalla velocità dei catamarani e i turisti scoprono una Brindisi diversa, dinamica e internazionale.

È questa la forza dell’Adriatic Cup. Non soltanto una competizione mondiale, ma un evento capace di coinvolgere l’intera città, trasformando il porto interno in uno straordinario teatro a cielo aperto dove sport e paesaggio diventano un’unica esperienza.

Riabko conquista il Gran Premio, Brindisi conquista il pubblico

Quando la bandiera a scacchi sancisce la conclusione della gara, il verdetto sportivo premia il lituano Edgaras Riabko, che conquista il Gran Premio valido per il World Championship F2 davanti al francese Peter Morin e allo svedese Hilmer Wiberg.

Nel corso della giornata trovano spazio anche le gare del Campionato Regionale di Moto d’Acqua, inserite nel programma dopo la rimodulazione della manifestazione. A salire sul gradino più alto del podio è Giuseppe Parrilla, davanti a Giuseppe Risolo e Cesare Taurino, confermando la riuscita di una soluzione organizzativa adottata per garantire continuità allo spettacolo.

Gli applausi accompagnano le premiazioni, ma il consenso del pubblico va ben oltre il risultato sportivo.

Per tre giorni Brindisi ha dimostrato di possedere tutte le qualità richieste a una grande sede internazionale: un porto che offre uno scenario unico, un’organizzazione capace di adattarsi anche agli imprevisti senza perdere qualità, una città che partecipa con entusiasmo e un territorio che ha imparato a fare squadra.

È proprio dietro immagini come queste che si nasconde il vero successo dell’Adriatic Cup.

Un successo che non nasce soltanto dalla spettacolarità delle gare, ma dalla capacità di rispettare gli elevatissimi standard richiesti da una tappa del World Championship F2.

Ed è su questo aspetto che si soffermeranno anche le parole del presidente della Federazione Italiana Motonautica, Giorgio Viscione, che spiegano meglio di qualsiasi classifica perché Brindisi continui a essere una delle capitali della motonautica mondiale.

Giorgio Viscione: «Brindisi ha gli standard di una tappa mondiale»

Le emozioni di un grande evento finiscono quando si spengono i motori.

Il valore di una manifestazione internazionale, invece, si misura da ciò che resta quando il pubblico lascia le banchine e il paddock inizia lentamente a svuotarsi.

Nel caso dell’Adriatic Cup, quel valore si chiama credibilità.

Non è un riconoscimento che si conquista in un solo weekend, ma il risultato di tredici anni di lavoro, investimenti, professionalità e capacità organizzativa. È il motivo per cui Brindisi continua a occupare un posto stabile nel calendario del World Championship F2, un circuito che seleziona con estrema attenzione le sedi chiamate a ospitare una competizione di livello iridato.

A spiegarlo è il presidente della Federazione Italiana Motonautica, Giorgio Viscione, presente anche quest’anno a Brindisi per seguire da vicino la manifestazione.

«Non è semplice organizzare una tappa del Campionato del Mondo, soprattutto di questa categoria, che rappresenta la classe più importante dopo la Formula 1 della motonautica. Servono una serie di requisiti fondamentali. Il primo è la location e quella di Brindisi si presta perfettamente. Poi servono capacità organizzative, esperienza e competenza».

Parole che valgono come una certificazione internazionale.

Perché, nel World Championship F2, il fascino di uno scenario non basta. Servono infrastrutture, sicurezza, logistica, affidabilità e una macchina organizzativa capace di rispondere agli standard richiesti dalla Union Internationale Motonautique e dalla Federazione Italiana Motonautica.

Ed è proprio su questo che Brindisi, anno dopo anno, ha costruito la propria reputazione.

«La famiglia Danese ha dimostrato tutto questo. Lo dimostra da tredici anni: ogni edizione cresce, ogni anno l’organizzazione migliora e aumenta anche la partecipazione del pubblico. Sono convinto che abbiano tutte le qualità e tutti gli standard necessari per continuare a portare avanti questa bellissima iniziativa, che rappresenta un patrimonio non solo per la città di Brindisi, ma per l’intera Regione Puglia».

Tredici anni di crescita continua

Le parole di Giorgio Viscione trovano conferma nei numeri e nelle immagini di questa edizione.

Quindici nazioni rappresentate. Migliaia di spettatori lungo il porto interno. Team provenienti da tutta Europa. Una città capace di accogliere contemporaneamente un grande evento sportivo internazionale, il passaggio del Club Med 2 e migliaia di visitatori, senza perdere mai efficienza organizzativa.

È questa la differenza tra organizzare una gara e costruire un evento internazionale.

L’Adriatic Cup non è cresciuta soltanto sotto il profilo sportivo. È cresciuta come modello organizzativo, diventando un punto di riferimento per la motonautica mondiale e contribuendo a rafforzare l’immagine di Brindisi come città del mare, dello sport e della blue economy.

Non è un traguardo casuale.

È il risultato di una squadra che, anno dopo anno, ha saputo migliorarsi fino a trasformare il porto interno in uno dei campi di regata più apprezzati del panorama internazionale.

Ed è proprio questa credibilità, più ancora della vittoria di Edgaras Riabko, il patrimonio più prezioso lasciato in eredità dall’Adriatic Cup 2026.

La UIM promuove Brindisi: «Organizzazione e location di altissimo livello»

L’apprezzamento per l’Adriatic Cup non arriva soltanto dall’Italia. A confermare il prestigio raggiunto dalla tappa brindisina sono anche i vertici della UIM – Union Internationale Motonautique, l’organismo mondiale che governa la motonautica internazionale.

A Brindisi erano presenti Pelle Larsson, chairman della UIM Formulae Committee e F2 Race Director, e Thomas Kurth, Secretary General della Union Internationale Motonautique, figura di riferimento dell’organizzazione con sede nel Principato di Monaco.

Entrambi hanno espresso apprezzamento per l’elevato livello organizzativo della manifestazione e per le caratteristiche del porto interno di Brindisi, ritenuto uno dei campi di regata più suggestivi e funzionali del calendario internazionale del World Championship F2.

«Brindisi continua a confermarsi una sede di altissimo livello, sia sotto il profilo organizzativo sia per la qualità della location», ha sottolineato Pelle Larsson, evidenziando come la manifestazione rappresenti ormai un punto di riferimento consolidato per il campionato mondiale.

Parole condivise anche da Thomas Kurth, che ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare all’organizzazione e alla città: «L’accoglienza ricevuta dal presidente Giuseppe Danese e da tutta Brindisi è stata, ancora una volta, straordinaria. È sempre un piacere tornare qui e trovare una comunità così coinvolta e appassionata».

Il giudizio espresso dai massimi rappresentanti della Union Internationale Motonautique assume un valore che va oltre il semplice apprezzamento istituzionale. È la conferma che il lavoro costruito in tredici edizioni ha consentito a Brindisi di conquistare una credibilità internazionale che oggi rappresenta uno dei patrimoni più importanti dell’Adriatic Cup.

Francesco Mastro: «Il porto dimostra ogni anno le sue potenzialità»

Se sul campo di regata hanno parlato i motori, lontano dalle boe è stato il porto interno a raccontare un’altra storia. Quella di un’infrastruttura che, sempre più spesso, riesce a coniugare traffici commerciali, crocieristica, grandi eventi e sport internazionale, trasformandosi in un autentico motore di sviluppo per l’intero territorio.

È questa la chiave di lettura offerta dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Francesco Mastro, che individua nell’Adriatic Cup uno degli esempi più significativi della nuova vocazione del porto di Brindisi.

«Abbiamo vissuto due grandi occasioni nello stesso momento. Da una parte il più grande veliero a cinque alberi del mondo, il Club Med 2, che ha scelto di fare scalo a Brindisi. Dall’altra una tappa del World Championship F2, uno degli appuntamenti più importanti della motonautica internazionale. Vedere la città, i turisti e gli sportivi vivere insieme questi due eventi ci fa capire quante potenzialità abbia questo territorio. Alcune sono già una realtà, altre emergeranno nei prossimi anni e sapranno generare nuove opportunità di sviluppo».

Le sue parole fotografano perfettamente ciò che è accaduto durante il weekend. Il porto interno non è stato soltanto il teatro della competizione, ma il punto d’incontro tra mondi diversi: le grandi navi da crociera, la motonautica, il turismo, l’accoglienza e la vita della città. Un equilibrio che poche realtà portuali riescono a costruire con la stessa naturalezza.

Mauro D’Attis: «Brindisi è ormai una certezza del calendario mondiale»

La crescita dell’Adriatic Cup viene letta come un risultato strategico anche dall’onorevole Mauro D’Attis, che individua nella continuità della tappa brindisina uno dei segnali più importanti raggiunti in questi anni.

«La soddisfazione più grande è vedere che Brindisi è ormai diventata una tappa fissa del Campionato del Mondo. Significa che, nei programmi della Federazione Italiana Motonautica e della federazione mondiale, il calendario non può più prescindere da questa città. È un risultato che nasce dal lavoro di Giuseppe Danese, molto apprezzato non solo qui, ma anche negli organismi federali internazionali, e da un’infrastruttura straordinaria come il porto, che abbiamo saputo valorizzare e rendere sempre più sicura».

L’onorevole ricorda anche i primi anni della manifestazione, quando la sfida sembrava soprattutto organizzativa.

«All’inizio la domanda era una: esistevano davvero le condizioni di sicurezza per ospitare una competizione mondiale? Oggi la risposta è sotto gli occhi di tutti. L’organizzazione è cresciuta, la città ha dimostrato di essere all’altezza e questa manifestazione rappresenta un tassello importante del marketing territoriale. Da sola non risolve i problemi del territorio, ma contribuisce concretamente a promuovere Brindisi. Iniziative come l’Adriatic Cup, la SNIM, la Brindisi-Corfù e la Brindisi-Valona raccontano una città che ha imparato a guardare al mare come a una risorsa strategica. Dobbiamo continuare a crederci e superare quel pessimismo che troppo spesso ci ha frenati».

Quando una gara diventa sviluppo

Le riflessioni di Francesco Mastro e Mauro D’Attis convergono in un punto preciso.

L’Adriatic Cup non è più soltanto una competizione sportiva.

È diventata un progetto di sistema.

Il porto, le istituzioni, il mondo delle imprese, il turismo e lo sport parlano la stessa lingua e costruiscono insieme un evento capace di produrre valore economico, visibilità internazionale e identità territoriale.

È forse questa la vittoria più significativa dell’edizione 2026: aver dimostrato che, quando pubblico e privato condividono una visione comune, Brindisi riesce a competere con le grandi capitali europee degli eventi sportivi sul mare.

L’Adriatic Cup parla anche il linguaggio del vino

Non c’erano motori accesi né cronometri da fermare.

La sera di sabato, mentre il paddock si preparava alla giornata decisiva del World Championship F2, l’Adriatic Cup ha mostrato un altro dei suoi volti, quello della promozione del territorio.

Nella cornice di Palazzo Granafei-Nervegna, piloti, dirigenti e ospiti internazionali hanno partecipato a una degustazione dedicata ai grandi vini di Puglia, iniziativa voluta da Giuseppe Danese per raccontare agli equipaggi stranieri un’altra eccellenza del territorio brindisino.

Protagoniste della serata sono state l’Azienda Agricola Vignuolo – Torre di Bocca della famiglia Sebastiano Spagnoletti Zeuli e la cantina Otri del Salento, accompagnate nel percorso di degustazione dal Cavaliere OMRI Antonio Giaimis, dalla degustatrice AIS Italia Daniela Curti e dalla dottoressa Danila Italia.

Un appuntamento che ha unito sport, cultura ed enogastronomia nello storico palazzo affacciato sulla via Appia, confermando come l’Adriatic Cup sia ormai molto più di una competizione di motonautica: è un progetto che racconta Brindisi e la Puglia attraverso le sue migliori eccellenze.

L’abbraccio della Moto Therapy

Tra il rombo dei motori e l’adrenalina delle gare c’è stato spazio anche per uno dei momenti più intensi dell’intero weekend.

L’Adriatic Cup ha infatti accolto la Moto Therapy, iniziativa dedicata ai ragazzi della Cooperativa Sociale Eridano, che hanno potuto vivere da protagonisti l’atmosfera della manifestazione, incontrando piloti, team e organizzatori in un’esperienza capace di andare ben oltre il semplice evento sportivo.

Un momento di condivisione – supervisionato dalla Capitaneria di porto e in particolare dal Comandante Luigi Amitrano sempre sensibile alle iniziative di solidarietà e attentissimo alla safety in mare – che ha ricordato come lo sport sappia abbattere ogni barriera, trasformandosi in uno straordinario strumento di inclusione, partecipazione e crescita.

Anche questo è il volto dell’Adriatic Cup. Una manifestazione che, anno dopo anno, continua ad allargare i propri orizzonti, mettendo al centro non soltanto la competizione, ma soprattutto le persone.

Motori, passione e storia: il lungomare si veste di due ruote

Per tutto il weekend, dalle 18.30 alle 21, anche il lungomare ha raccontato un’altra passione che unisce generazioni.

Nei pressi del Bar Betty, il Vespa Club Brindisi ha allestito una mostra statica che ha richiamato curiosi, collezionisti e appassionati, aggiungendo un ulteriore elemento di interesse a un fine settimana già ricco di appuntamenti.

La domenica l’esposizione si è arricchita con la presenza di un Harley-Davidson Club, dando vita a un ideale incontro tra la tradizione della Vespa italiana e il fascino delle grandi motociclette americane.

Un’iniziativa semplice ma significativa, che ha contribuito a rendere ancora più vivace il lungomare e a coinvolgere un pubblico eterogeneo, confermando come l’Adriatic Cup sia ormai una manifestazione capace di coinvolgere l’intera città, ben oltre il campo di regata.

La vittoria più bella porta il nome di Brindisi

Alla fine il podio consegnerà agli archivi il nome del vincitore.

L’edizione 2026 dell’Adriatic Cup ricorderà il successo del lituano Edgaras Riabko davanti al francese Peter Morin e allo svedese Hilmer Wiberg. Le classifiche verranno aggiornate, i team riprenderanno la strada verso le prossime tappe del World Championship F2 e il paddock, nel giro di poche ore, tornerà a svuotarsi.

Ma c’è un’altra vittoria che non compare in nessuna classifica.

È quella di Brindisi.

Per tre giorni il porto interno ha dimostrato di poter essere molto più di un campo di regata. È stato un luogo di incontro tra popoli, culture e lingue diverse. Ha accolto piloti provenienti da quindici nazioni, migliaia di appassionati, famiglie, turisti e operatori del settore, confermandosi uno dei luoghi simbolo della motonautica internazionale.

L’Adriatic Cup ha raccontato una città che sa organizzare grandi eventi, valorizzare il proprio patrimonio storico e culturale, promuovere le eccellenze enogastronomiche del territorio, aprirsi alla solidarietà e coinvolgere associazioni, imprese e istituzioni in un progetto comune.

È questa la vera forza della manifestazione.

Non soltanto il rombo dei motori.

Ma la capacità di trasformare una competizione mondiale in un’occasione di crescita collettiva.

Autorità, istituzioni, i rappresentanti di UIM e FIM sul palco per le premiazioni

In tredici edizioni, quella che era nata come un’intuizione sportiva si è trasformata in un modello di marketing territoriale riconosciuto anche ai massimi livelli della Federazione Italiana Motonautica e della Union Internationale Motonautique. Un percorso costruito con costanza dal Circolo Nautico Porta d’Oriente, presieduto da Giovanni Danese, grazie alla visione di Giuseppe Danese e al lavoro condiviso con istituzioni, forze dell’ordine, volontari, sponsor e partner pubblici e privati.

Quando le ultime transenne vengono rimosse e il porto interno torna lentamente alla sua quotidianità, resta qualcosa che va oltre il ricordo di un weekend di sport.

Il più grande veliero a cinque alberi del mondo, il Club Med 2 lascia il porto di Brindisi

Resta la consapevolezza che Brindisi abbia trovato nel mare non soltanto la propria storia, ma anche una delle chiavi del proprio futuro.

Perché il rombo dei motori dura pochi istanti.

L’eredità lasciata dall’Adriatic Cup, invece, continua a risuonare molto più a lungo.