Fabio Mussi, il ricordo di Carmine Dipietrangelo

Fabio Mussi, ritratto generato con Chat Gpt

L’imprenditore vitivinicolo ricorda il dirigente del PCI e della sinistra italiana: il confronto politico, l’ironia e la visione sull’ambiente

A proposito della scomparsa di Fabio Mussi, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Carmine Dipietrangelo, imprenditore vitivinicolo.

di Carmine Dipietrangelo

Fabio Mussi e una generazione cresciuta nel PCI

Fabio Mussi non c’è più, con lui se ne va un pezzo della storia di tanti di noi, funzionari e dirigenti del PCI. Apparteniamo a una stessa generazione: quella che si è formata nel PCI partendo dalle piazze e dalle aule del Movimento Studentesco del ’68 e che si è impegnata nelle lotte operaie e contadine.

Ci siamo conosciuti e vissuti dentro gli organismi del partito, dal Comitato Centrale alle sezioni di lavoro, attraversando la transizione al PDS e le tante stagioni della sinistra italiana. Non ci siamo più visti, sia per scelte di vita sia per scelte politiche.

In quegli anni il confronto non è mai mancato. Un confronto fatto di discussioni politiche dense, ma anche della sua inconfondibile ironia. Ci sfottevamo, lui ambientalista ed io industrialista, tutti e due con un rapporto speciale con Massimo D’Alema, con quella complicità che solo chi ha condiviso una passione politica totale sa costruire e mantenere nel tempo.

La visione di Fabio Mussi sull’ambiente

Fabio Mussi è stato un dirigente di prim’ordine, animato dall’idea di una sinistra unita e capace di posizioni radicali, in particolare sui temi del lavoro e della tutela ambientale. In un’epoca in cui la cultura di derivazione comunista era ancora fortemente segnata da un’impostazione industrialista e produttivista come la mia, Mussi ebbe un’intuizione profetica.

Già alla fine degli anni ’80 ricordava che «l’ambiente non è un capitolo: è la lente con cui guardare il mondo».

Aggiungeva con lucidità: «Dobbiamo fare una scelta di campo netta, culturale prima ancora che elettorale o di partito. Per troppi anni la politica ha considerato l’ambiente come una voce da aggiungere in fondo all’agenda, un “capitolo” da consultare solo quando le emergenze – i fiumi in piena, il veleno nei terreni, lo smog nelle città – ci costringevano a farlo».

Parole straordinariamente attuali di fronte alla crisi climatica. Questa sua visione dimostra la densità e la poliedricità del suo pensiero politico, capace di guardare oltre gli steccati del proprio tempo.

Fabio Mussi, foto tratta da wikipedia.org

La battaglia per una sinistra all’altezza delle sfide

La sua è stata la battaglia, tenace e appassionata, per costruire una sinistra all’altezza delle sfide moderne. Un progetto che spesso è uscito sconfitto dalle dinamiche della storia recente.

Quando decise di non aderire al PD, Fabio Mussi usò parole amare ma oneste sulla sconfitta della nostra prospettiva. Pur nelle differenze che ci hanno anche diviso, possiamo dirlo insieme a lui: sì, forse siamo stati sconfitti. Ma la dignità, l’intelligenza e la lungimiranza con cui Fabio ha combattuto le sue battaglie restano un patrimonio prezioso per tutti noi.

Ciao Fabio, grazie per la strada fatta insieme, per le idee scambiate e per le risate che non sono mai mancate.

Chi era Fabio Mussi

Fabio Mussi, nato a Piombino nel 1948, è stato uno dei protagonisti della sinistra italiana. Dirigente del PCI, poi del PDS e dei Democratici di Sinistra, è stato deputato dal 1992 al 2008, capogruppo alla Camera e vicepresidente di Montecitorio. Dal 2006 al 2008 è stato ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Romano Prodi. Nel 2007 non aderì alla nascita del Partito Democratico e contribuì successivamente alla costruzione di Sinistra Ecologia Libertà e Sinistra Italiana.